Ma la scuola cos’è? È una palestra per capire e affrontare la vita, gestire l’ansia e imparare a confrontarsi 


PUBBLICHIAMO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE IL TESTO DI UNO DEGLI INTERVENTI PRONUNCIATI IERI POMERIGGIO A PIAZZA DEL POPOLO (ROMA), NEL CORSO DELLA MANIFESTAZIONE PROMOSSA DALLA “RETE NAZIONALE SCUOLA IN PRESENZA” PER CHIEDERE AL GOVERNO DRAGHI LA RIAPERTURA IMMEDIATA, IN SICUREZZA, DI TUTTE LE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO, ANCHE NELLE “ZONE ROSSE”

Di Fosca Banchelli*

Insegno teatro da quindici anni, prevalentemente a bambini e adolescenti. Durante la chiusura l’anno scorso abbiamo continuato online, sia con i corsi privati che con quelli nelle scuole. È stato difficile tenere alto il morale dei ragazzi e continuare a tenerli uniti. Ma andava fatto. Tuttavia alcuni si sono persi. Con mio enorme dolore assistevo allo sgretolarsi di alcune situazioni. Ci sono state famiglie che hanno perso tutto, lavoro, speranza. Genitori tesi e preoccupati, e case piccolissime dove non c’era spazio per far collegare i figli. Case dove non bastavano i dispositivi. Case dove i genitori non c’erano e il collegamento con me era l’unico dialogo con il mondo. Case dove il collegamento si accendeva, vedevi un volto illuminarsi e poi improvvisamente sparire e non collegarsi più perché non funzionava. Inoltre alcuni ragazzi, soprattutto adolescenti, erano a disagio con il suono della loro voce, con il corpo così vicino. Anche il mostrarsi in video ha un tempo, una maturazione. Davanti allo schermo non ci si può mostrare gradualmente, sei buttato lì con un’immagine e un suono di te diverso. Che si blocca e può anche essere buffo, divertente. Ma dipende dal momento che sta vivendo l’allievo. Per gli adolescenti non è facile sentirsi schiaffati lì con un viso in primo piano e una voce strana. Per i bambini, quando funziona, può essere un gioco ma è anche una grande frustrazione. Non raggiungere i compagni, non poter parlare liberamente. I ragazzi più timidi difficilmente si fanno coraggio e chiedono aiuto se non capiscono qualcosa. Restano lì, dietro quello schermo. E noi lontani, senza poterli guardare negli occhi per sapere se hanno capito. 

Da una settimana ho ripreso le lezioni online, dopo tanti mesi in presenza. I ragazzi sono meglio organizzati, chi aveva difficoltà ha ricevuto i dispositivi, qualche connessione è migliorata. Ma la solitudine e lontananza no. Per qualche settimana si può resistere. Ma non di più. Quella a distanza non è scuola, non è vita. Io li incoraggio ogni giorno, ma hanno bisogno di confronto, con me, con i compagni. E guai se si trovano bene nell’isolamento!

Molti adolescenti preferiscono la scuola online: «è meglio essere interrogati online, la gestisci meglio. E poi non incontri chi non ti piace a scuola. Vedi solo gli amici fuori. E poi ti infili solo la parte sopra dei vestiti e ti alzi 5 minuti prima». Ma la scuola cos’è? Una palestra per capire e affrontare la vita, gestire l’ansia e imparare a confrontarsi. Mantenere gli impegni, lottare con la fatica, scoprire sé stessi nell’incontro con gli altri. Affrontare dubbi e paure. Se togli tutto ciò, non c’è più nulla da imparare che uno non possa fare da solo. Senza tutto questo, non c’è scuola.

* Insegnante di teatro e presidente dell’Associazione culturale “La Lanterna immaginaria”. 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments