Quell’educazione che nessun sistema informatico potrà mai sostituire


Chi ci governa si “faccia piccolo” e cerchi di comprendere ciò che è stato sottratto agli studenti

Di Antonella Paniccia

“Distanti ma vicini” è lo slogan adottato dalla scuola dell’infanzia: un motto significativo, induce a sperare che i bambini non saranno abbandonati a se stessi ma saranno, in ogni caso, seguiti con premura e affetto. Eppure, aldilà di ogni poetica interpretazione, rimane il fatto che il distanziamento fra bambini, specie in tenera età, creerà loro danni psicologici irreversibili.

Urge, dunque, riflettere e far recuperare, se davvero i piccoli stanno a cuore alla nostra società, quei momenti indicibili, indelebili, che si scolpiscono nei loro cuori proprio attraverso il contatto diretto e costante con i coetanei e con le figure adulte di riferimento.

Se davvero la scuola dell’infanzia vuole vantare la peculiarità di porre il bambino al centro del processo educativo, credo possa farlo solamente lasciando riacquistare la dimensione affettiva ai piccoli, dando loro la possibilità di vivere concretamente – non virtualmente – le loro esperienze di gioco, di crescere “nella” scuola e di poter esternare realmente sentimenti ed emozioni.

Sarebbe necessario lo sforzo di tutti gli adulti, soprattutto di quelli che ci governano, di “farsi piccoli”, di tornare un momento bambini nel cuore e di comprendere ciò che è stato loro sottratto.

Ma, per raggiungere questo obiettivo, bisognerebbe davvero capovolgere schemi assurdi, disumanizzanti e tornare a credere nei valori importanti. E cosa può esserci di più importante?

Porre i bambini al centro, non solo metaforisticamente, significa calarsi nelle loro attese, sognare i loro sogni, permettere loro di vivere serenamente gli affetti e i contatti umani di cui hanno bisogno.

Ciò che urge, in definitiva, è il recupero di un’autentica dimensione umana, è lasciare che i bambini tornino ad amare serenamente la vita, la famiglia, la scuola, a condividere emozionanti imprese con i compagni, a credere nei valori di amicizia, di lealtà, di amore che a noi adulti sono stati insegnati attraverso una fede cristiana che ci ha resi forti e sicuri anche nelle avversità. Un’educazione che nessun sistema informatico potrà mai sostituire.


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