Non è accettabile un riduzionismo mariano e, parimenti, un devozionismo sbagliato


Nessuna devozione può sollevare il cristiano dal dovere di santificarsi nella donazione di sè, nel sacrificio; se necessario anche nel martirio.

Di Diego Torre

Nell’udienza dello scorso mercoledì Papa Francesco è tornato su un argomento di cui deve avvertire l’importanza, posto che non è la prima volta che ne parla, ovvero l’esclusione della Madonna dal ruolo di corredentrice.

Escludendo che egli possa non amare la Madonna dobbiamo interrogarci sulle motivazioni che lo portano a pronunciarsi.

Nel suo discorso, premesso che Cristo è “l’unico redentore… il mediatore per eccellenza”,  il Papa esalta il ruolo privilegiato di Maria che “Ella occupa nella vita e, quindi, anche nella preghiera del cristiano… “Odigitria (Colei che indica la Via, ovvero Gesù), più discepola che Madre…..ai piedi della croce.Gesù ha esteso la maternità di Maria a tutta la Chiesa etc….

Ma poi emerge una evidente preoccupazione: “la Madonna che, come Madre alla quale Gesù ci ha affidati, avvolge tutti noi; ma come Madre, non come dea, non come corredentrice: come Madre.

Segue poi la messa in guardia: “le cose belle che la Chiesa e i Santi dicono di Maria nulla tolgono all’unicità redentrice di Cristo. Lui è l’unico Redentore. Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma – alcune volte esagerate. Ma l’amore, noi sappiamo, sempre ci fa fare cose esagerate, ma con amore.”

La preoccupazione di una confusione di ruoli emerge nettamente. Una “esagerata” devozione a Maria scade  in un devozionismo, sganciato dal magistero della Chiesa, che può allontanarci dalla fede vera.

Il pericolo c’èstato e c’è; non da ora.  La Marialis cultus di San Paolo VI nel 1974 nasce anche per questo.

Indubbiamente il prevalere di sentimentalismi a cui il Papa allude, possono favorire una sottovalutazione della sequela di cui Maria fu maestra, a favore di una comoda “delega di responsabilità”. Ovvero: cara Madonna pensa a tutto tuo che sei tanto brava, e io intanto continuo a vivere da ignavo.

Nessuna devozione può sollevare il cristiano dal dovere di santificarsi nella donazione di sè, nel sacrificio; se necessario anche nel martirio.

Dice San Paolo: “sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa”(Col.1,24).

San Paolo si ritiene corredentore perché cum-patisce i patimenti che hanno prodotto la redenzione?

Ciò in effetti è valido per la sofferenza di tutti i cristiani, se unita a quella di Cristo e della Chiesa; ma anche di ogni buona azione, preghiera e sacrificio.

Così ogni cristiano contribuisce alla redenzione del mondo e solo in tal senso è accettabile che taluni abbiano attribuito alla Madonna il titolo di corredentrice.

Fra essi non solo tantissimi santi, ma anche numerosi pontefici. Cito per tutti San Giovanni Paolo II che, in uno dei suoi interventi sul tema in cui usa il termine corredentrice, così spiega il concetto: «La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l’evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l’evento stesso e a titolo di Madre; si estende quindi alla totalità dell’opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all’offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini». «Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità» (Udienza generale, 8.9.1982).

Anche Lumen Gentium n. 58 si sforza di fare chiarezza. Evidentemente ancora non ci siamo e Papa Francesco ritorna sul tema.

Si sa che l’equilibrio non è la virtù più diffusa fra gli uomini; neanche fra i cristiani. L’amore alla Madonna non deve scadere in un devozionismo che oscuri la centralità di Nostro Signore nell’opera della salvezza.

Non è parimenti accettabile un riduzionismo mariano che sminuisca non solo il ruolo dell’Immacolata, ma anche di ogni fedele, in quella cooperazione alla salvezza,che ogni membro del corpo mistico deve operare, sulla scia del Capo che lo ha realizzato sul Golgota.


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Scusate, ma Bergoglio non è mariano. Basta rileggere quello che ha avuto il coraggio di dire a Fatima, annullando il messaggio di Maria. La sua unica preocupazione è allontanarci da Lei, come fanno i protestanti.
Bruno PD