Si salvano dalla tempesta in mare invocando San Giuseppe


DALL’8 DICEMBRE 2020 ALL’8 DICEMBRE 2021 SI CELEBRA, COME VOLUTO DA PAPA FRANCESCO, UN ANNO PARTICOLARE DEDICATO A SAN GIUSEPPE, IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DALLA SUA PROCLAMAZIONE A PATRONO DELLA CHIESA CATTOLICA.

PER MEDITARE OGNI GIORNO DI MARZO SUL PADRE PUTATIVO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO INFORMAZIONE CATTOLICA VI OFFRE UNA RIFLESSIONE QUOTIDIANA.

Di don Giuseppe Tomaselli*

 

Ventisettesimo giorno

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Uomo di preghiera

Le immagini sacre servono a suscitare buoni sentimenti ed aiutano la devozione. I pittori facilmente s’ispirano sulla Sacra Famiglia.

Un quadro artistico rappresenta Gesù Fanciullo, in piedi, con le mani giunte e gli occhi rivolti al cielo. Vicino a Lui sta la Madonna in ginocchio; San Giuseppe è pure in orazione, con le mani incrociate sul petto e gli occhi bassi. In alto arde la lampada.

Questa scena riproduce la Famiglia di Nazareth in preghiera.
Gesù, la Madonna e San Giuseppe, pur attendendo con assiduità al lavoro, tenevano il cuore unito al Divin Padre. Chi può misurare il numero e la densità delle pie invocazioni e degli slanci d’amore che si sprigionano da questi tre cuori?

Oltre a stare abitualmente unita con Dio, la Sacra Famiglia in certe ore si dedicava esclusivamente all’orazione.

Come doveva essere gradita a Dio questa preghiera in comune! Quante grazie attirava sull’umanità!
San Giuseppe, quantunque dovesse compiere molto lavoro, non rimpiangeva il tempo dedicato alla preghiera; era convinto che il tempo più prezioso era quello dell’orazione.

La preghiera è l’opera buona che possono compiere tutti, in qualunque luogo, in pubblico ed in privato, da soli ed in compagnia. Pregando con fede, con umiltà e con perseveranza, si diviene padroni del cuore di Dio.
Ma quanti comprendono questa dolce verità? Si ha tempo di lavorare, di divertirsi e di conversare; si trova tempo per occupazioni peccaminose; ma trattandosi di preghiera, molti dicono: Non ho tempo! – Dovrebbero dire: Non ho volontà!… Preferisco la terra al Cielo!… Voglio vivere nella miseria spirituale!… Poco m’importa del Paradiso e dell’Inferno!

Chi non prega vive nella miseria morale, perché non ha la forza di dominare le passioni. L’anima che non prega è come una campagna senza acqua.
Fortunati coloro che apprezzano la preghiera ed imitano San Giuseppe! Son forti nelle tentazioni, rassegnati nel dolore, assistiti nei bisogni e trascorrono la vita nella gioia dello spirito.

I devoti di San Giuseppe non si accontentino di pregare, ma compiano l’apostolato della preghiera, esortando gli altri all’orazione. Inculchino nella famiglia la preghiera in comune. La sposa esorti lo sposo a pregare; i figli lo ricordino ai genitori. Che ogni famiglia si rispecchi nella Sacra Famiglia!

Un tempo la preghiera era il sacro patrimonio dei focolari domestici. Oggi si constata un triste cambiamento: il tempo prezioso di cui si può disporre è destinato alla radio, alle canzonette, ai dischi, al televisore. Sono pochi coloro che pregano e non di raro sono scherniti come ignoranti e come gente arretrata. Nessuna meraviglia se poi in molte case è domiciliato Satana, con la conseguente immoralità, gelosia, odio e disperazione.

Esempio

Durante una tempesta si era sconquassato un naviglio; si era sulle coste della Fiandra. Circa trecento persone nuotavano sulle onde, nell’attesa di aiuto. Tra costoro erano due Padri Francescani, che afferrata una tavola, riuscirono a stare a galla. Erano molto stanchi e non sapendo più a qual mezzo appigliarsi, invocarono di cuore San Giuseppe. La loro preghiera fu esaudita. Apparve sulle acque un uomo di dolce aspetto e subito la tempesta cominciò a diminuire. Quell’uomo misterioso prese per mano la tavola dei due Francescani e così li trasse con sé fino alla riva. Riconoscenti i due salvati ringraziarono commossi il loro salvatore, il quale allora si manifestò per quello che era Io sono San Giuseppe, che voi avete invocato. Se volete farmi cosa gradita, non lasciate passare giorno senza recitare sette volte il Padre Nostro e l’Ave Maria, in memoria dei miei sette dolori e delle sette allegrezze. – Detto ciò, sparì.

Fioretto – Non tralasciare in famiglia la preghiera del mattino e della sera e la recita del Santo Rosario.

Giaculatoria – San Giuseppe, Custode di Gesù, custodisci anche me!

 

Il testo che vi abbiamo proposto è stato tratto da libro Don Giuseppe Tomaselli, San Giuseppe – Mese in suo onore (1962), di proprietà dell’Istituto Teologico “San Tommaso“, Via del Pozzo, 43 – 98121 Messina, al quale il libro può essere chiesto, oppure scrivendo alla mail: dongiuseppetomaselli@gmail.com.

 

* Don Giuseppe Tomaselli, nato a Biancavilla (Catania) il 26 gennaio del 1902 e morto a Messina nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1989, entrò nel 1916 nella Congregazione Salesiana, venne ordinato sacerdote nel 1926 e, lungo il suo ministero, durato quasi 63 anni, fu parroco, insegnante, cappellano presso comunità religiose, esorcista, taumaturgo ed apostolo della buona stampa cattolica. Proprio in quest’ultima veste diffuse ben 10 milioni di copie dei suoi 120 libri, testi che ancora sono molto richiesti e letti.

 

 

 

 

 


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