Morte demografica e assegno unico universale: una lucetta in fondo al tunnel?


MOLTI POTENZIALI GENITORI VEDONO NEI FIGLI UN FRENO AL PROPRIO BENESSERE ECONOMICO. SI TRATTA DI UN EGOISMO SEMPRE PIÙ CONSOLIDATO DALLA CULTURA CONSUMISTA…

Di Diego Torre

Eravamo messi male da tanti anni ed il covid sta completando l’opera di desertificazione del nostro paese.

I dati del 2020 parlano ormai chiarissimo: ci approssimiamo ad un numero dei morti doppio di quello dei neonati. 404.000 i nati, 746.000 i defunti. E’ un dato di tendenza ormai in atto da lunghissimo tempo che non si spiega con l’emergenza sanitaria, che sta giusto dando il colpo di grazia. Nel 1964 ci furono un milione di nascite. Eravamo messi tanto meglio di ora?

Le cause profonde sono altre. Innanzitutto l’egoismo dei potenziali genitori che vedono nei figli un freno al proprio benessere economico; un egoismo sempre più consolidato dalla cultura consumista. Poi l’assenza di una politica e di una fiscalità favorevole alla famiglia che rendono preferibile qualunque legame “fluido”. E ancora lo sfascio delle famiglie e l’emergere di nuove configurazioni simil-familiari: unioni di fatto, più o meno eterosessuali, e fidanzamenti eterni (ognuno a casa di mamma e poi ci si vede per ….consumare).

Che c’aspettavamo? Il covid sta facendo il resto. Passato il covid (ma quando?) ci sarà la ripresa? Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, ne dubita: «Temo che in parecchi casi il rinvio possa diventare rinuncia al figlio, specie se è il secondo o il terzo».

Ma… è in arrivo (speriamo), previa emissione dei decreti attuativi (quando?), e reperiti i fondi per il finanziamento (dove?), l’ASSEGNO UNICO UNIVERSALE di 250€ a figlio (ma la quota dipenderà dal reddito); dal 7° mese di gravidanza (prima non è figlio?) fino al 21° anno di età. Se tutto va bene, dovrebbe essere erogato da luglio. Ovviamente assorbirà precedenti forme di sostegno economico; detrazioni per i figli a carico, bonus e assegno familiare.

Basterà a frenare l’emorragia in atto? A prescindere dall’ammontare della cifra e dal quando sarà percepita, essa basterà a ridare voglia di futuro ai giovani (dall’età media sempre più alta), coraggio e spirito di sacrificio? Sarà sufficiente a far riscoprire il senso dell’amore vero, fedele e duraturo, teso alla generazione? Ovviamente no. Non si colma una lacuna spirituale e culturale con i soldi, anche se, come dice il proverbio, zucchero non guasta bevanda.

Fra i tanti debiti che lo Stato italiano sta contraendo, almeno questo servirà ad un “investimento” produttivo. Ben venga finalmente l’ASSEGNO UNICO, e grazie a camera e senato che lo hanno approvato all’unanimità! Ma rimane poi il gravoso e molto più arduo compito di famiglia, scuola, società e Chiesa di rilanciare quei principi non negoziabili nel cuore e nella cultura degli uomini, senza i quali non c’è futuro né gioia di vivere; né per i singoli, né per le nazioni.

 


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