Il “peccato originale” del premier olandese Rutte: guardare a destra


RUTTE, USCITO SENZA MAGGIORANZA ASSOLUTA DALLE URNE, STA CERCANDO LA COLLABORAZIONE DEI “SOVRANISTI” DEL NUOVO PARTITO JA21 ANZICHÉ QUELLA DELLE SINISTRE

Di Giuseppe Brienza

A quasi un mese dalle elezioni politiche tenutesi in Olanda dal 15 al 17 marzo, tornata che ha fatto registrare “in piena pandemia” l’affluenza record dell’81%, il Paese dei tulipani non ha ancora un Governo nazionale rappresentativo degli orientamenti dei cittadini. In teoria dalle urne si sarebbe confermato a capo dell’esecutivo (lo è dal 2010) il liberale Mark Rutte, con un 22,1% di voti e 36 seggi al suo VvdPartito popolare per la libertà e la democrazia(+3 rispetto al 2017). Un quarto degli elettori, però, ha optato per il fronte “sovranista” e anti-Ue, rendendo improponibile a Ruttela riproposizione della precedente coalizione moderata di centro-destra.

Il problema è che i “sovranisti” olandesi, per motivi di estremismo e leaderismo dei propri dirigenti, sono divisi in tre partiti e, di fatto, indisponibili a collaborare con il Governo.

Anzitutto gli elettori non hanno premiato il PVV, ovvero il più noto Partito per la Libertà di Geert Wilders, che si è attestato all’11,3%perdendo quindi 3 seggi alla Camera (17 contro 20). Gli altri due movimenti “populisti” sono il Fvd (Forum per la democrazia) di Thierry Baudet e il nuovo di zecca Ja21 di Joost Eerdmans e Annabel Nanninga, che si sono fermati, rispettivamente, a 7 seggi (+5) e 3 seggi (+3), con percentuali del 5% e del 3%.

Per sostituire nella coalizione di governo uscente i seggi persi dai cristiano-democratici del ministro delle Finanze Wopke Hoekstra, scesi da 19 a 15 seggi, e l’Unione cristiana (5 seggi) con quelli dei partiti di sinistra (dal laburista PvdA alla sinistra di Sp ai Verdi), il premier Rutte ha provato a rivolgersi ai sovranisti “governisti” del Ja21 e, al momento, pare che proprio la formazione di Joost Eerdmans sia in dirittura di arrivo per comporre, assieme ai democristiani del Cda, al partito di centro-sinistra liberale D66 ed al suo Vvd il nuovo Governo Rutte IV.

Ma cosa succederebbe se, per la prima volta nella storia contemporanea dei Paesi Bassi, una formazione come Ja21approdasse al Governo? Eerdmans ha dichiarato che la coalizione del suo partito con Vvd, Cda e D66(liberal) sarebbe «la più ovvia», senza pensare però di accantonare i tre punti più qualificanti del programma politico presentato agli elettori, ovvero: 1) riduzione dell’immigrazione e dell’istruzione islamica a scuola, 2) ridimensionamento del ruolo dell’Ue rispetto a quello degli Stati nazionali e, infine, 3) revisione delle politiche contro il “cambiamento climatico” per virare verso una politica ambientale “realista”.

Dichiarazioni che hanno scatenato la reazione dell’establishment e, in particolare, del secondo partito olandese uscito dalle urne, D66,economicamente liberista e filo-Ue e progressista sui “diritti civili”, alleato con i democristiani contro la crescente influenza dei “populisti”. Parte dei democristiani filo-Ue, infatti, penalizzati dagli elettori, sono stati logicamente estromessi da Rutte nelle trattative per la formazione del nuovo Governo di coalizione.

Ecco allora che, nel giorno del Venerdì Santo, il primo ministro uscente per poco non cadeva sotto i fuochi incrociati di un voto di sfiducia in Parlamento, indetto dagli “utili idioti” del Pvv di Wilders e dal D66. L’accusa è quella di avere «mentito sui colloqui di coalizione», pratica esecrabile ma ampiamente diffusa in tutte le democrazie parlamentari deboli.

In pratica lo “scandalo” che ha causato il doppio voto di sfiducia (del Pvv) e di censura (del D66) è stata una condizione posta da Rutte al negoziatore governativo delle trattative per la coalizione, prima pubblicamente smentita poi ammessa, riguardante un deputato di un partito alleato, il democristiano Pieter Omtzigt, che in poche parole avrebbe dovuto togliersi di torno. Quindi “veto” di Rutte su colui che è stato, in pratica, la causa della crisi di governo che ha portato alle elezioni di marzo. Era stato infatti Omtzigt a denunciare che i risarcimenti chiesti dall’esecutivo a cittadini di origine straniera erano illegittimi, e che lo Stato si stava accanendo contro di loro per “razzismo”.

Dopo un dibattito di quattordici ore terminato alle tre del mattino di venerdì 2 aprile, il primo ministro olandese uscente ha superato per soli tre voti la mozione di sfiducia di Geert Wilders, ma ha visto quasi tutto il Parlamento unito nel voto per la mozione di censura promossa dalla leader del D66SigridKaag, da Wopke Bastiaan Hoekstra del Cda e dall’Unione Cristiana, cioè dai tre partiti che facevano parte della coalizione che sosteneva il precedente governo Rutte.

Dopo l’ampia approvazione della mozione di censura, anche da parte di tutti i possibili futuri partner di coalizione di Rutte, il primo ministro uscente ha detto che intende comunque proseguire le negoziazioni per cercare di formare un nuovo governo: «Il parlamento mi ha dato un messaggio serio e farò del mio meglio per riconquistare la fiducia». Di fatto, quanto successo negli scorsi giorni sembra proprio un “avvertimento” anti-destra al premier uscente per il quale, ovviamente, le trattative per formare una nuova maggioranza saranno ancora più ardue. Rutte cederà sul “ponte” vero il Ja21 e tornerà a guardare all’establishment?


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