Ricchezza e povertà nel Cristianesimo primitivo


NESSUN ELOGIO DELLA POVERTÀ PER SE STESSA… LA RICCHEZZA È UN BENE…

Di Anna Tortora

Tratterò il tema sulla ricchezza e povertà nel cristianesimo primitivo, anticipando subito che è un tema che ritengo molto difficile, mai esaurito e certamente non esauribile da un’unica prospettiva.

Mi richiamerò al lavoro di Maria Grazia Mara, Ricchezza e povertà nel cristianesimo primitivo, (Roma 1980).

L’autrice ha sempre sentito l’esigenza di ricomprendere l’oggi alla luce della tradizione e della Sacra Scrittura.

E’ partita dall’analisi di due testi neotestamentari, seguendoli nell’interpretazione che i Padri ne hanno dato lungo i cinque secoli.

Qual è stata la scelta dei due passi evangelici? L’episodio del giovane ricco (Mc 10, 17-31), la parabola è quella del ricco stolto (Lc 12, 16-21).

Illumina questi due testi, riprendendo da una parte la grande lettura veterotestamentaria sul tema della ricchezza e della povertà, di cui il NT è erede e perfezionatore; dall’altra accenna alla lettura che ne hanno dato i secoli seguenti, nello sforzo di calarli nell’hic et nunc della comunità cristiana.

Qual è dunque il punto di vista della Bibbia su ricchezza e povertà? E’ una cosa consolantissima, è il punto di vista più realistico possibile: nessun elogio della povertà per se stessa. La ricchezza è un bene: non vi è nessuna idealizzazione di una società del malessere in contrapposizione a una società del benessere. Nei testi antichi, vetero-testamentari, ricchezza equivale e benedizione di Dio per il giusto e povertà equivale a riprovazione di Dio per l’iniquo.

E il discorso sulla ricchezza intesa come un bene accompagna la storia di Israele che fa fatica a ritenere e ad annunciare che la ricchezza è un male, perché la ricchezza di per sé non lo è. Non solo la ricchezza ricorda il rapporto con Dio creatore, elargitore, ma è elemento importante del rapporto umano. Dice Maria Grazia Mara “Ma qual è allora la misura? Proverbi 30,7 ‘Povertà e ricchezza non darmi, potrei usare male dell’una e dell’altra: dammi la giusta misura’. Una cosa però è interessante ed è una grande novità della storia umana: nel popolo di Israele non può e non deve esistere il povero e la povertà”.

Il principio che regna sovrano è quello di una reale parità. Il tema della ricchezza e della povertà accompagna la storia d’Israele. Dopo il suo insediamento nella terra di Canaan avviene il passaggio dal regime patriarcale alla monarchia. Poi..

“Mutata la situazione politica, si rende manifesta la posizione di Dio. La monarchia ha tradito; i ricchi hanno tradito, i profeti denunciano questo tradimento. E allora tra ricco e povero Dio ha mutato le sue scelte: Dio sceglie il povero. Ma perché? Come ha fatto a capovolgersi così? Il discorso dei profeti è essenziale: il ricco ha già le sue garanzie e sono le ricchezze. Il povero no. e la parità viene ristabilita da Dio che si costituisce garante del povero. La situazione è ormai rovesciata, il povero diventa l’uomo con cui Dio va d’accordo perché non ha nessun appoggio, non ha nessuna garanzia” (Maria Grazia Mara)

Passiamo brevemente ai Padri. Su Clemente di Alessandria Maria Grazia Mara scrive: “Così se Clemente dice che il cumulo delle ricchezze può essere giustificato se è dovuto a parsimonia, ed elogia dunque chi sa risparmiare; egli dice anche che la ricchezza tenuta per sé è iniqua”.

 

Nel video che segue ascoltiamo un approfondimento di don Paolo Tammi sui padri della Chiesa.

 

 


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