Il cardinal De Donatis: “oggi l’uomo ha indurito il proprio cuore”


DIO PRONUNCIA DALL’ETERNITÀ LA VOCE DELLA MISERICORDIA PER TUTTI COLORO CHE SI RENDONO DISPONIBILI ALL’ASCOLTO

Di Angelo Cardinal De Donatis*

Queste pagine raccolgono i riferimenti che Papa Francesco ha fatto nel corso di questi otto anni di pontificato al cuore come sede delle intenzioni e degli affetti dell’uomo, sede simbolica della volontà. Con lo stile semplice e immediato che lo caratterizza, eco della semplicità e immediatezza di quel santo di cui ha scelto il nome come Vicario di Cristo, con le sue riflessioni Papa Francesco ricorda l’importanza di costruire la fede su una umanità integrale, conscia dei propri limiti e della necessità dell’intervento di Dio.

Un’umanità redenta e salvata da Cristo, ma anche un’umanità in uscita per far conoscere al mondo questa buona novella. E, per comunicare questa realtà rinnovata, non c’è modo migliore che far ricorso al simbolismo del cuore.

La tradizione della Chiesa ha affermato che Cristo ha sanato ciò che ha assunto. Egli ha sanato il cuore dell’uomo, perché egli stesso ha avuto un cuore, un cuore che palpita di amore e misericordia per l’uomo.

È però solo nel XVII secolo che si diffonde il culto al Cuore di Cristo così come lo conosciamo oggi, grazie al messaggio delle rivelazioni del Sacro Cuore a santa Margherita Maria Alacoque e all’opera di gesuiti come Claudio de la Colombière, che si spesero per sradicare la convinzione, allora piuttosto diffusa, che l’uomo non potesse collaborare all’azione della grazia, rischiando così di perdere la fiducia in Dio e conseguentemente in sé stesso.

Dalle parole di Papa Francesco si evince che anche oggi l’uomo ha indurito il proprio cuore, ha costruito un muro e ha perso la fiducia e la speranza di potersi mettere in ascolto, in attesa di un intervento di Dio che non abbandona i suoi figli.

Ecco dunque che, scorrendo le pagine di questa raccolta, ci si accorge che Papa Francesco nel corso degli anni fa un attento esame del cuore dell’uomo, mettendo in evidenza tutti i difetti che sovente albergano in esso.

In primis vi sono sicuramente l’ipocrisia e la falsità, il cuore doppio (cfr Sal 12,3), seguite da una serie di limiti, vizi e peccati elencati con puntualità e costanza. In questo senso possiamo notare che Papa Francesco conosce profondamente il cuore dell’uomo, e lo dimostra con descrizioni sorprendentemente aderenti alla realtà.

Francesco comprende che, se il cuore è malato, lo è tutto l’organismo spirituale che ha in esso la sua sede. E, se è malato un membro, la cosa non fa bene a tutto l’edificio spirituale della Chiesa. Guarire il cuore significa, dunque, trovare la medicina per l’umanità e far risplendere la Chiesa come Sposa di Cristo senza macchia.

Nei continui richiami alla realtà del cuore umano, Papa Francesco inserisce sempre un segno di speranza, che distoglie l’uomo dall’autoreferenzialità e lo apre al servizio del prossimo. Il cuore può essere guarito dal male, dalla durezza, dalla chiusura dei muri, dall’ipocrisia e da tutti gli altri vizi.

Il metodo è anzitutto quello dell’apertura di esso all’ascolto della Parola di Dio e, in particolare, del Verbo incarnato: «La voce di Cristo non oscura l’umanità ma svela pienamente l’uomo all’uomo» (Gaudium et Spes 22). È una voce profonda e toccante, la voce della misericordia che Dio pronuncia dall’eternità per tutti coloro che si rendono disponibili all’ascolto.

È la voce del cuore di Cristo che ama appassionatamente e guarisce il cuore dell’uomo, e fa sì che esso possa conoscere e amare pienamente Dio, trovando in tal modo anche la propria realizzazione più perfetta.

Accanto all’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco ricorda l’Eucaristia, che è nutrimento e vita del cuore del cristiano; soprattutto i sacerdoti devono combattere contro l’abitudinarismo della celebrazione, per vivere in pienezza l’incontro con Cristo e per amarlo con tutto il cuore.

E dopo aver conquistato il cuore all’incontro con Cristo, bisogna fare la guardia, la sentinella, perché esso non vacilli. L’esempio di Maria è emblematico: ella «ascoltava il Signore e pregava con il suo cuore» (Lc 2,19.51).

E un cuore sano parte da qui per giungere ai più bisognosi, gli ammalati, i sofferenti, i moribondi, gli ultimi, coloro che subiscono violenze, i dimenticati, ovvero coloro che vengono definiti la carne di Cristo.

Mi auguro, quindi, che queste pagine possano diventare un vademecum per la vita spirituale di tanti fedeli e anime consacrate o sacerdotali, perché siano guidati nel discernimento di sentimenti e pensieri del proprio cuore e della propria vita.

 

* Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma


Premessa al libro
“La vita dello Spirito – Dio parla al Cuore dell’uomo”,
a cura di don Franco Nardin


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