Quelle ferite inflitte dai genitori ai figli, traumi che possono segnare nel profondo


CERTE FERITO POSSONO CREARE UN SOLCO SUL QUALE SI IMPOSTA TUTTO IL SUCCESSIVO SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

Di Alessandro Franchi

A volte i genitori infliggono ferite all’animo di un bimbo o di una bimba, traumi che possono segnare nel profondo, creando un solco sul quale si imposta tutto il successivo sviluppo della personalità.

Senza alcuna cattiveria, il più delle volte, madri e padri riversano sui figli le loro stesse nevrosi, le problematiche non risolte dei rapporti con le loro rispettive famiglie di origine, in una catena di trasmissione che va avanti da generazioni, e che è indispensabile riuscire a spezzare.

In particolare, la ferita nella mascolinità può generare una grave carenza strutturale nella maturazione del ragazzo, che in alcuni casi può arrivare a identificare le proprie attrazioni come omosessuali.

È questa la chiave di lettura che adotta Giorgio Ponte, professore, scrittore e oggi mentore per moltissime persone che riconoscono nella propria storia i segni di ferite primarie legate all’infanzia. È possibile non rimanere schiacciati dalle conseguenze di queste ferite, quando i loro effetti si perpetuano nelle nostre vite adulte, inficiando le nostre relazioni, incrinando i rapporti affettivi, impedendoci di sbocciare nel nostro pieno potenziale?

SI, È POSSIBILE. Con l’aiuto di Dio e di un cammino, personale e comunitario, si può riconquistare la propria autonomia, riguadagnare il controllo della vita, ritornare protagonisti dell’avventura verso la pienezza. Ma occorre mettersi in gioco, accettare delle sfide, affrontare aspetti di noi e del nostro passato che è doloroso scoprire, o riscoprire.


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