Shemà. Commento al Vangelo del 6 aprile della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: martedì 6 Aprile 2021

Martedì della prima settimana di Pasqua

La liturgia oggi ci fa meditare sulla testimonianza di Maria di Magdala, discepola fedele di Gesù, testimone di tutti gli eventi della predicazione del Maestro. Maria aveva seguito il suo Maestro fino alla fine e in quell’alba del giorno primo, cioè del giorno dopo la fine, corre al sepolcro e da lì, davanti al sepolcro, tutto rinasce. Il testo che oggi meditiamo è la continuazione del racconto che abbiamo ascoltato la domenica di Pasqua. Maria esce quando era ancora buio, potremmo dire in una situazione di buio, di dolore e di morte,  per andare ad onorare un cadavere: il corpo morto del suo Maestro. Il Vangelo ci fa capire che la donna, in quella mattina buia, si dirige verso la tomba non per dovere, ma per affetto verso Gesù. Trovata la pietra del sepolcro rotolata, interpreta quello che vede e corre ad annunciare agli altri discepoli la sua interpretazione dei fatti, coinvolgendoli in questo evento. Pietro e l’altro discepolo subito corrono e vedono quello che ha visto Maria. L’altro discepolo, però, non vide soltanto, ma credette. Questo è ciò che abbiamo ascoltato domenica. Oggi il Vangelo parte da quì, da Maria di Magdala, che mentre gli altri due discepoli fanno ritorno al cenacolo, resta a piangere all’esterno, vicino al sepolcro. E Maria vede per la seconda volta la tomba, perché la prima volta aveva visto la pietra, ora  vede la tomba, e precisamente, nel luogo in cui era stato deposto il corpo di Gesù, due angeli, che parlano con lei: «Donna, perché piangi?», le chiedono. Eppure la sua risposta non cambia: è la sua visione delle cose, di quello che secondo lei era accaduto. Poi il testo continua, Maria si volta e vede ancora: vede Gesù, ma non lo riconosce. Gesù le chiede la stessa cosa che le avevano chiesto gli angeli: : «Donna, perché piangi?», e la cosa strana è che la Maddalena non si chiede perché per due volte le sia stata fatta la stessa domanda. È evidente che c’è come  una sorta di blocco che impedisce alla donna di compiere un’operazione propria dell’intelligenza che consiste nel mettere in relazione le parole, le cose, le persone con quello che succede. Questa incapacità di mettere in relazione la realtà con noi stessi, con quello che viviamo noi, è lo stato interiore del buio, che è proprio l’incapacità di vedere la realtà. Maria vede, ma in realtà non vede, perché non c’è relazione tra la realtà e la sua vita, in quel momento. Questo stato di buio, spesso provocato dal dolore e dalla desolazione, dallo sconforto, ci estranea dalla verità. Ma succede qualcosa nel cuore di Maria: la Parola di Gesù squarcia quel buio, il bagliore della sua parola, che, sfolgora luce nel cuore è il suo nome, la sua identità. La parola di Gesù accende la luce dentro il suo cuore e le fa tornare la vista, le cadono le squame interiori che il dolore aveva posto sugli occhi del suo cuore, come è stato per San Paolo, che solo dopo la preghiera di Anania ha riacquistato la vista. Ecco allora che Maria, alla fine del brano, potrà annunciare: «Ho visto il Signore!». La Chiesa dall’inizio ha onorato Maria di Magdala come testimone scelta, prediletta,  dell’annuncio della Risurrezione, infatti lei, non solo ha provocato la corsa di Pietro e l’atto di fede dell’altro discepolo, ma poi, tornata anche lei al cenacolo non offre più le sue interpretazioni di ciò che ha visto, ma dà testimonianza di quello che le è accaduto: «Ho visto il Signore!». Siamo di fronte a una tra le pagine più commoventi del Vangelo, alla pagina che meglio ci mostra il senso della vita cristiana: non generare una certa ricerca su Gesù e sulla vita eterna, ma offrire al mondo la testimonianza di un cambiamento di prospettiva, di una svolta interiore che apre gli occhi del cuore all’amore, fino a sentirsi fratelli e sorelle dell’umanità intera, fino ad agire come il Figlio amato sulla terra, col suo amore che cambia ogni cosa, cambia il punto di vista delle cose, cambia il cuore e porta il cielo sulla terra. Buona Pasqua!

Gv 20,11-18

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi;ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre;ma va’ dai miei fratelli e di’ loro:“Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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