Shemà. Commento al Vangelo del 7 aprile della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Lc 24, 13-35

mercoledì 7 Aprile 2021

Oggi la liturgia ci fa considerare un’altra apparizione del Risorto a due discepoli diretti verso Emmaus, mentre andavano via da Gerusalemme. Tristi e sfiduciati, delusi dal Rabbi Nazareno, i due discepoli diretti verso Emmaus sono diventati testimoni del Risorto, e, come abbiamo ascoltato ieri per Maria di Magdala, anch’essi tornano al cenacolo come testimoni, ravvivando negli apostoli la certezza che Gesù è vivo e si fa presente nella fraternità e nella condivisione tra i credenti. Il testo è pieno di indicazioni interessanti e ci viene trasmesso grazie all’abilità narrativa caratteristica del Vangelo secondo Luca, capace di essere preciso e puntuale nei riferimenti, ma anche poetico, delicato, quasi artistico, nelle rappresentazioni dei personaggi e delle loro espressioni. Il racconto inizia con una cornice temporale: in quello stesso giorno, [il primo della settimana], a dire che siamo nel giorno della Risurrezione. I due discepoli si allontanano, quindi, da Gerusalemme, discutendo animatamente, tanto che Gesù in persona sta camminando con loro e non se ne accorgono. Gesù parla con loro, spiega loro le profezie che lo riguardano, ma loro non lo riconoscono. Il Vangelo ci mostra quindi che spesso, proprio quando siamo tristi o delusi dalle situazioni che viviamo, ci facciamo distrarre da ciò che accade: Gesù Risorto cammina con noi e ci parla, ci consola, ci aiuta, e noi non ce ne accorgiamo, non lo riconosciamo, perché nel nostro cuore diamo spazio alla lamentazione, alla delusione, alla recriminazione, ma non alla riconoscenza di quello che siamo. Eppure nel testo c’è un momento preciso, in cui i due discepoli riconoscono Gesù, arriva un momento in cui si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero, quando, in una locanda qualunque, lungo la strada, Gesù spezza il pane, pronuncia la benedizione e lo offre loro. Un gesto qualunque, per degli ebrei, diventa quel passaggio di luce che cambia la realtà delle cose. Certamente, nel modo in cui questa esperienza ci viene trasmessa, c’è un voluto richiamo alla presenza eucaristica del Risorto e quindi alla celebrazione dell’eucaristia che veniva svolta nelle comunità cristiane fin dai tempi della stesura dei Vangeli, ma in questo episodio narrato si vuole anche dare un’indicazione su come possiamo accedere alla comprensione della Risurrezione, alla ri-conoscenza del Risorto nella nostra vita, e quindi lungo la strada, poiché la strada è simbolo della vita, in luoghi e in tempi inattesi. Se quindi ieri, attraverso la testimonianza di Maria Maddalena, la liturgia ci ha fatto ben comprendere che la Risurrezione è una questione di illuminazione della vista interiore, oggi comprendiamo che questa illuminazione che apre gli occhi del cuore, ci rende capaci di riconoscere Dio lì dove meno ce l’aspettiamo, purché ci sia la fraternità, cioè la condivisione di ciò che nel modo più semplice, ci nutre, ci fa vivere e ci mette tutti insieme in comunione con Dio. Buona Pasqua! 

Lc 24, 13-35


Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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