Dopo il no alle benedizioni gay Papa Francesco non è più l’idolo dei progressisti


NESSUNO PUÒ RITENERSI IMMUNE DALLE INSIDIE DEL DEMONIO, TUTTI CORRONO IL RISCHIO DI ABIURARE LE VERITÀ FONDAMENTALI DELLA FEDE

Di Umberto Spiniello

La Congregazione per la dottrina della fede , guidato dal cardinale gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer ha recentemente emanato, con l’avallo del Papa, un responsum in merito alla questione della possibilità o meno di benedire le coppie omosessuali. La Chiesa ovviamente non poteva che ribadire la verità di sempre: ci mancherebbe, le persone che vengono sotto il manto della Chiesa a chiedere una benedizione, sempre saranno benedette.

Ma mai sarà benedetto l’errore o il peccato, mai la Chiesa potrà separare ciò che Cristo ha unito indissolubilmente per l’eternità: e cioè la caritè nella veritè, caritas in veritate, come propugna l’omonima enciclica di Benedetto XVI.

Ma incredibilmente questo scontato pronunciamento della chiesa, ha fatto stracciare le vesti non solo ai classici progressisti che orbitano intorno al mondo cattolico, ma anche alti prelati vescovi e cardinali a cui evidentemente alla Verità di Gesù Cristo preferiscono quella del mondo. Proteste tanto vigorose quanto insensate si sono avvicendate finanche ai vertici delle Conferenze episcopali che dovrebbero esserci testimoni e guide di carità nella verità, tanto più quando ribadita autorevolmente da madre Chiesa. Proprio come lamentava Benedetto XVI, si sentono i discendenti degli apostoli, sacerdoti e vescovi, mordere e mordersi vicendevolmente come cani.

Improvvisamente papa Francesco non è più strumentalizzato dalla sinistra o dai cattolici scismatici filo protestanti, il santo Padre adesso sembra essere preso di mira contemporaneamente da conservatori e progressisti in un fuoco incrociato.

A fronte di questo scontato pronunciamento, un vescovo  olandese ha dichiarato  che si è vergognato nel leggere il testo del Vaticano. Dall’Olanda, oramai, c’è da aspettarsi di tutto e su tutti i fronti, ma  sembra particolarmente grave che un vescovo cattolico osi pronunciare pubblicamente tali parole, che rompono clamorosamente l’unità della comunione con Roma.

Anche in Italia si sono levate voci di dissenso e rifiuto nei confronti del responsum voluto dal papa, un parroco ligure, con un atteggiamento infantile, ha annunciato ai suoi parrocchiani riuniti per la celebrazione della Domenica delle Palme, che se non potrà benedire le coppie gay, allora non benedirà neppure i rami d’ulivo.

Ma probabilmente la posizione che ha destato maggiore scalpore è stata quella del card. Schonborn arcivescovo di Vienna, il quale in sostanza ha dichiarato al Corriere della Sera che “tutti i figli vanno benedetti”. E fa l’esempio di se stesso dicendo che sua  mamma lo benedice ogni volta che esce di casa. Questo commovente esempio, però,  non ha nulla a che fare con la questione sollevata dal Vaticano. La Chiesa infatti, come si legge nel Responsum, non può cambiare l’ordine della creazione sul matrimonio, sulla fedeltà coniugale e sull’adulterio.

Oggi molti  definiscono Schonborn  un progressista, ma si tratta di un giudizio superficiale, una etichetta che non descrive in alcun modo la sua profonda conoscenza teologica, la statura morale e l’obbedienza al ministero petrino. Grande collaboratore di Ratzinger, critico nei confronti dell’evoluzionismo dogmatico, ha celebrato più volte messa a Medjugorie, membro della commissione che ha redatto l’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica. Il suo attacco al magistero ( e per estensione al papa stesso)  pone il cardinale alla stregua degli scismatici tedeschi o degli improbabili gruppi lgbt cristiani.

Nell’episodio evangelico dell’adultera che i farisei volevano lapidare, Gesù ha sconfitto da par suo il moralismo dei farisei, ma ha anche detto all’adultera di non peccare più, non condannandola, ma non benedicendola. Gesù e la Chiesa distinguono bene i due aspetti.

Nella Chiesa di oggi sta avvenendo questa divisione tra la problematica pastorale e quella della verità. Divisione assurda, tanto è vero che la Chiesa è stata definita come Mater et Magistra: madre affettuosa e compassionevole, ma nello stesso tempo maestra che non nasconde la verità. Una madre amorevole riesce a dire ai figli la verità sulla vita, altrimenti, alla fin fine non sarà neanche una brava madre.

Questa brutta storia insegna che nessuno può ritenersi immune dalle insidie del demonio, tutti corrono il rischio di abiurare le verità fondamentali della Fede.

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments