Shemà. Commento al Vangelo del 9 aprile della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 9 Aprile 2021

Oggi la liturgia ci porta in Galilea, sulle rive del lago di Tiberiade, in cui Gesù Risorto si manifesta ai suoi discepoli. Come avevano annunciato le discepole che avevano visto per prime il Risorto, è in Galilea che il Signore si fa vedere. In particolare, questa apparizione che oggi la liturgia ci propone, viene posta nel contesto di una pesca miracolosa. Nel testo si fanno i nomi dei discepoli presenti a questa manifestazione così particolare, perché, di fatto, ci sono solo sette dei discepoli: Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele, i due figli di Zebedeo (Giacomo e Giovanni), e altri due discepoli, dei quali non si dice il nome. Interessante sembra essere l’iniziativa di Pietro: «Io vado a pescare», che diventa la decisione, poi, di tutti. I discepoli sanno che Gesù è risorto, l’hanno già visto vivo, ma erano tornati in Galilea per rivederlo e invece lì, sulle rive di quel lago in cui tutto è iniziato, Gesù non c’è. Allora la decisione di Pietro e degli altri discepoli, secondo l’opinione di illustri commentatori, è stata sicuramente una decisione che suona come una disfatta, una delusione. E infatti anche quella pesca è stata una delusione, in quella notte, a dire che la decisione presa a partire dalla dimensione umana della delusione non porta a nessun risultato. Succede però, che, Gesù, nei tempi che Lui decide, si fa presente, ma i discepoli non lo riconoscono. Lo riconosceranno solo dopo aver pescato centocinquantatré grossi pesci. Ora, è vero che questi 153 grossi pesci potrebbero essere un simbolo, anche perché si tratta di un elemento numerico studiato già dall’antichità in funzione simbolica. San Girolamo, ad esempio, affermò che questo numero è simbolo di tutta l’umanità, Sant’Agostino invece propose un gioco numerico che si risolve nel numero 17, e quindi in 10 che è pienezza e 7 che è ancora pienezza. Cirillo di Alessandria ha scomposto addirittura il numero in questo senso: 100, simbolo dei gentili, 50 simbolo degli ebrei e 3 della Trinità. Molti altri commentatori hanno proposto altre interpretazioni simboliche, mentre altri affermano che questo numero vuole essere solo una garanzia di testimonianza oculare. Eppure, al di là di ogni interpretazione possibile, questi 153 grossi pesci, posti in questo contesto, sono il segno che ha permesso ai discepoli di riconoscere il Risorto. Nei racconti di apparizione del Risorto, se ci facciamo caso, c’è sempre un segno, un elemento, che permette il riconoscimento, l’illuminazione interiore, l’apertura degli occhi del cuore: per l’apparizione a Maria di Magdala è stato il sentirsi chiamare per nome, per i discepoli diretti a Emmaus è stato lo spezzare il pane, per i discepoli riuniti nel cenacolo la sera di Pasqua è stato l’aver toccato le piaghe del corpo di Gesù e aver mangiato con lui. Oggi, per questo gruppo di discepoli, gli occhi del cuore si aprono di fronte all’abbondanza di pesci. I discepoli riconoscono il Signore Risorto nella pienezza, anzi, nel passaggio improvviso e inatteso dal niente al tutto. Avviene allora che, dopo il riconoscimento, i discepoli mangiano con Gesù Risorto, ma c’è un punto critico del testo, perché, mentre mangiano, è scritto, nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Ecco, il punto critico consiste nel fatto che qui i discepoli forse ancora non hanno pienamente riconosciuto Gesù. E questo commento dell’evangelista è un invito per noi, perché, se è vero che riconosciamo il Signore e la sua presenza potente nella nostra vita dai frutti che Egli ci dona di portare, è ancora più vero che il Signore è più grande di ciò che Lui stesso fa attraverso di noi. È come se il Vangelo ci dicesse che possiamo riconosce la Sua presenza nello stupore della sua azione in noi e attraverso di noi, ma il senso profondo, anche di queste Sue azioni potenti che ci stupiscono e ci fanno aprire gli occhi del cuore, è la certezza interiore di stare con Gesù, è il sapere, nonostante tutto, che il Signore Risorto è con noi, magari anche senza neppure capire, fino in fondo, se ci sia davvero Lui. La Risurrezione è sempre un atto di fede, resta sempre un margine di esitazione, perché la fede non si può capire totalmente, ma si può  vivere! Anche se avessimo davanti a noi Gesù Risorto in persona, anche se nel suo nome portassimo le folle alla fede, anche se facessimo tanto bene alle persone nel nome di Gesù, dovremmo sempre riconoscere che nulla avrebbe davvero senso, se non avessimo la fede nella Risurrezione, se non avessimo profondamente la certezza che il Signore Risorto è vivo, e sta in mezzo a noi. Buona giornata e buona Pasqua!  

Gv 21 1-14


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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