Il rettore del Santuario della Divina Misericordia: “Non ha senso la misericordia senza il riconoscimento del male commesso”


“DIO, CHE È PADRE BUONO, SPALANCA LE PORTE AL PECCATORE PENTITO”

Di Bruno Volpe

Per volontà di San Giovanni Paolo II, e su ispirazione di Santa Faustina Kowalska, la seconda domenica di Pasqua (in albis) è dedicata alla Festa della Divina Misericordia.

Informazione Cattolica ha intervistato il monsignore polacco Jozef Bart, rettore a Roma del santuario della Divina Misericordia, tanto amato da Giovanni Paolo II.

Monsignor Jozef Bart è nato a Katowice il 13 Maggio 1958. Laureato in Filologia romanza presso l’Università Jagellonika, dopo aver frequentato in Pontificio Seminario Romano Maggiore e completato gli studi presso le Pontificie Università Lateranense e Gregoriana, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Roma, per le mani del Santo Padre Giovanni Paolo II, il 25 Maggio 1986. Dal 1993, con decreto dell’allora Cardinale Vicario Camillo Ruini, è il Rettore della Chiesa di Santo Spirito in Sassia e dall’1 Gennaio 1994, è il direttore del Centro di Spiritualità della Divina Misericordia istituito, per espressa volontà del Santo Padre Giovanni Paolo II, presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Il 7 Ottobre 2011 ha ricevuto la nomina a Cappellano di Sua Santità Benedetto XVI e, da ultimo, il 20 Marzo 2018, è stato nominato Missionario della Divina Misericordia.

Monsignor Bart, che cosa è la Divina Misericordia?

“Specifichiamo e spieghiamo perché Giovanni Paolo II l’ha creata. Nasce dall’ amore, anzi dall’esplosione della sua vicinanza a noi, che si realizza nella sua passione, morte e resurrezione. Il Signore ci ha tanto amati da dare la vita per noi, in questo modo, amandoci sino all’ estremo sacrificio, ha vinto la morte e il peccato. E’ la celebrazione del cuore di Gesù che si spalanca all’ umanità peccatrice, ma bisognosa del suo perdono, verso l’uomo smarrito del nostro tempo. E durante la pandemia, oggi più che amai, abbiamo bisogno di mendicare ed invocare la sua misericordia. Torna di straordinaria attualità l’affermazione di Giovanni Paolo II il quale disse che di nulla ha bisogno l’uomo quanto della misericordia di Dio, in essa trova rifugio, sempre che voglia e la cerchi con animo sincero”.

L’obiezione che si fa spesso é che la Misericordia va bene ma non bisogna dimenticare neanche la giustizia di Dio. Ovvero, misericordia e giustizia camminano di pari passo, e non esiste l’una senza l’ altra…

“Verissimo. Non ha senso la misericordia senza il riconoscimento del male commesso, però Dio che è Padre buono, spalanca le porte al peccatore pentito. Si fa festa più per uno che si converte che per nonvantonove giusti e il Padre, nella parabola del Padre misericordioso o Figliol prodigo, corre verso il figlio dissipatore, lo anticipa. Ecco che la festa della Divina Misericordia, con le parole di Papa Francesco, è un omaggio all’uomo fragile e smarrito, al povero, all’ ultimo. Bisogna perdonare ed accompagnare le persone che vivono situazioni di ogni tipo di disagio”.

E chi si allontana dalla Chiesa?

“Ciascuno è lasciato libero da Dio. Tuttavia, Dio stesso, Padre buono, si rende conto di quando ci pentiamo ed è disposto a riaccoglierci”.


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