La Dottrina sociale della Chiesa, il ruolo della Pubblica amministrazione e il Terzo Settore


“M” COME MANUTENZIONE E OPERE PUBBLICHE: LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, A QUALSIASI LIVELLO – NAZIONALE, REGIONALE, COMUNALE -, QUALE STRUMENTO DELLO STATO, HA COME FINALITÀ QUELLA DI SERVIRE I CITTADINI SOPRATTUTTO CON OPERE IN FAVORE DELLE COMUNITÀ LOCALI. POSTO AL SERVIZIO DELLA PERSONA UMANA, DELLA FAMIGLIA E DELLE IMPRESE, LO STATO DIVENTA COSÌ IL GARANTE (NON NECESSARIAMENTE IL “GESTORE” DIRETTO) DEL BENE DEL POPOLO, CHE DEVE AMMINISTRARE IN VISTA DEL BENE COMUNE

Di Giuseppe Brienza*

Il ruolo di chi lavora nella Pubblica amministrazione, come afferma il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, deve essere concepito come un aiuto premuroso ai cittadini, esercitato con spirito di servizio, e non come un privilegio oppure un qualcosa d’impersonale o burocratico (cfr. n. 412).

In teoria questa propensione al servizio al prossimo è ancora insita nella missione istituzionale dello Stato italiano. Una conferma proviene dalla “classifica” delle professioni più necessarie oggi nei Comuni, negli Enti locali e nelle Pubbliche amministrazioni, stilata all’interno della “Relazione 2020 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche Amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini”.

Secondo questo accurato documento, presentato alle Camere il 30 marzo 2021 dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è infatti l’assistente sociale  (85%) la professione più ricercata dalle Pubbliche Amministrazioni, seguita da altri impieghi fra i quali alcuni specificamente rivolti al servizio della comunità come agente di polizia locale (46%), esperto di sviluppo delle imprese e dei settori produttivi (45%), esperto in formazione e aggiornamento sul lavoro (42%) ed esperto in marketing della cultura e del territorio (41%). Sono questi e tanti altri affini i profili professionali pubblici essenziali al bene comune additato dalla Dottrina sociale della Chiesa.

Tutto il gran parlare di digitalizzazione o, peggio, di “transizione digitale” della PA, con relative mansioni censite dalla Relazione CNEL, come quelle per esempio di addetto alla produzione e gestione di contenuti web, esperto di appalti digitali, esperto in gestione e sviluppo sistemi informatici e responsabile della transizione digitale, risultano secondarie, o strumentali se vogliamo, a quelle che concretizzano il servizio diretto alla persona e alla comunità. E lo diciamo anche in risposta a chi addita l’informatica a panacea di ogni inefficacia/inefficienza pubblica, anzitutto perché non esiste automatismo tra buon funzionamento dei servizi pubblici e digitalizzazione della PA.

Certo, all’interno di alcuni apparati dello Stato, ma il discorso vale anche per gli Enti sovranazionali come l’ONU e l’UE e locali come le Regioni o le grandi aziende municipalizzate, si sono sviluppate alcune cricche o cordate interne tese a coltivare i propri interessi particolari e/o corruttivi. In questi casi non c’è formazione né informatizzazione che tenga, perché l’erogazione del servizio al cittadino non è più oppure è poco o nulla la ragione d’essere dell’operare dei rispettivi funzionari o istituzioni. Il fine di Enti monopolizzati da ristrette minoranze interne, oppure influenzati da lobby private esterne, sviluppano come loro ragion d’essere quella di chiudersi e coltivare i propri interessi di parte o «ingiusti interessi privati» come li ha definiti Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica “Christifideles laici” del 1989 (n. 41).

Esempi di quanto sopra sono sotto gli occhi di tutti: 1) definire il trasporto pubblico offerto da molte municipalizzate “al servizio del cittadino” è assai arduo, per usare un eufemismo; 2) la scuola statale è chiaramente più al servizio di chi ci lavora che delle famiglie e degli studenti che la frequentano (basta aver frequentato una scuola “privata” per rendersi conto della differenza, in termini di rapporto con i genitori e utilizzo efficiente delle risorse, fatte salve lodevoli eccezioni); 3) il funzionamento e gli orari di molti uffici pubblici è spesso ben poco “al servizio del pubblico”; 4) la normativa, le procedure e l’operato di non pochi rappresentanti di Istituzioni nazionali e regionali è poco propenso a favorire il ruolo “pubblico” del Terzo Settore (o settore non profit). Sotto quest’ultimo profilo, nel rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione andrebbe ripristinato, anche a livello locale, quel ruolo di valorizzazione, consulenza e propulsione che, fino alla soppressione nel 2012, ha avuto l’Autorità nazionale per il Terzo settore.

Tra gli altri l’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan” sulla Dottrina Sociale della Chiesa ha rilevato come un fatto assolutamente «negativo l’aver soppresso l’Authority per il non profit [in quanto] l’intero settore ha bisogno di essere sostenuto, qualificato, disciplinato in termini nuovi. Di grande importanza è una nuova organizzazione del mondo non profit che stimoli il recupero delle motivazioni ideali dentro di esso, disincentivando atteggiamenti di comodo e chiarendo su basi radicalmente nuove i rapporti con la pubblica amministrazione, rivedendo in profondità il sistema degli appalti» (OSSERVATORIO “VAN THUÂN”, Un Paese smarrito e la speranza di un Popolo. Appello politico agli italiani, Edizioni Cantagalli, Siena 2014, p. 43). Il Terzo settore, che prima della “pandemia” era costituito nel nostro Paese da circa 300mila associazioni, un milione di lavoratori e oltre cinque milioni di volontari, costituirebbe una dimensione essenziale per la ripresa della coesione sociale e la buona vita delle comunità. Il dialogo costruttivo della PA nelle sue varie articolazioni con il Forum del Terzo settore e con altre associazioni coinvolte di volta in volta, permette in particolare di superare il centralismo offrendo un grande contributo soprattutto in termini di pareri motivati e di merito nell’elaborazione e attuazione delle varie normative e provvedimenti di carattere socioeconomico.

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* Vedi qui il canale YouTube curato dall’autore dell’articolo: Temi di Dottrina sociale della Chiesa.


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