Covid, arriva la quinta fase: far fronte al caos


RESOCONTO DI UN ANNO MOLTO DIFFICILE

Di Gian Piero Bonfanti

Ora ci ritroveremo a dover affrontare un altro problema, forse ancora più insidioso di quanto abbiamo potuto vedere sino ad oggi: dovremo far fronte al caos.

Purtroppo nell’opera di demolizione iniziata da più di un anno abbiamo dovuto passare diverse fasi.

Inizialmente abbiamo trascorso tutto un periodo di tempo sottovalutando il problema che stava arrivando da lontano. Possiamo definire questa prima fase come quella che è stata caratterizzata da una sconsiderata superbia.

Inutile ricordare l’atteggiamento supponente e gli sfottò di chi sin dal principio non credeva che si sarebbe mai verificata una situazione di emergenza come quella a cui abbiamo assistito.

In quel periodo tra aperitivi e propaganda di “abbraccia un cinese”, vedevamo il solito ghigno beffardo di chi si sentiva intoccabile, forte del proprio ego, come se tutto potesse essere controllato dall’uomo, il loro uomo-Dio.

Questa breve fase è terminata  poco più di un anno fa (non parliamo di 10 anni fa…) e,  nonostante tutto, gli stessi volti li ritroviamo ancora su tutti i canali televisivi.

In seguito siamo passati alla fase due, ovvero quando è arrivato il virus che ci ha colti impreparati e vulnerabili.

L’emergenza totale ed assoluta è stata gestita come si poteva, considerato anche il fatto che  le strutture sanitarie e le risorse erano ridotte al lumicino, a causa dei tagli drastici avvenuti nella sanità durante gli ultimi anni.

È stato un periodo di panico incontrollato, anche a causa di un Governo che non è stato in grado di gestire debitamente l’emergenza.

Durante la terza fase invece abbiamo vissuto nelle nostre prigioni domestiche, in quanto il messaggio che ci veniva comunicato attraverso il mainstream era quello di credere che le uniche soluzioni possibili per uscire dall’impasse erano i vari provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri con i vari lockdown colorati a seconda della macabra conta delle vittime da, per, con covid-19.

È giunta quindi la quarta fase, quella cioè dove le persone hanno creduto di vedere la speranza, la via di uscita.

In una visione del tutto materialistica, le persone, ormai nel panico più completo, hanno visto nell’arrivo del vaccino la salvezza da tutti i mali del mondo.

Poco può importare per esse quale sia la composizione dei vari vaccini, se siano testati o meno, se siano sicuri, se siano efficaci, se il virus stia mutando etc. L’importante è che sia “il vaccino” l’obiettivo da raggiungere.

Oggi c’è  una corsa negli ospedali per ricorrere alle inoculazioni per gli anziani, e non solo…

Ora stiamo entrando nella quinta fase, come dicevamo quella del caos, e forse altrettanto insidiosa e pericolosa.

Le forze politiche diffondono temi divisivi ed anche all’interno degli stessi partiti ci sono pareri contrastanti su tematiche di ogni tipo. A livello sanitario giungono notizie frammentarie ed anche i dati statistici confondono la popolazione. Ad aggravare la situazione va evidenziato che quest’anno è stato caratterizzato da grandissimi sacrifici da parte di tutti ed il mondo del lavoro ha subito un duro colpo. Siamo giunti oggi ad un livello “molto pericoloso”.

La spaccatura tra le persone si fa sempre più profonda ed è  nata una condizione di diffidenza e di distacco che difficilmente sarà colmabile a breve.

Siamo davvero seduti su una polveriera ed è alto il rischio che a breve succeda qualcos’altro di grave.

L’unica soluzione per mantenere la rotta sicuramente è quella di non farsi prendere dalla superbia dell’uomo-Dio, dal cercare di essere pronti alle evenienze, di essere competenti nelle soluzioni, di non dividerci tra noi, di non avere una visione messianica in un prodotto sperimentale e di non farsi fagocitare dal caos.

In questo anno il lavoro fatto dal maligno è evidente, abbiamo visto come ha dimenato la coda.

Attenzione perché le insidie sono sempre dietro l’angolo. Diffidate quando sentirete rumori di zoccoli e puzza di zolfo.


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120.000 morti.
Come una guerra, ma con gli edifici, e i negazionisti, rimasti in piedi.