Il “nuovo” impegno de ‘La Repubblica’ è per la schiavitù delle donne?


CON L’UTERO IN AFFITTO, COME SPIEGA DIEGO FUSARO, CI SARA’ “IL NON PLUS ULTRA DEL CLASSISMO”. LE DONNE “DELLE CONDIZIONI PIÙ UMILI METTERANNO IN AFFITTO IL PROPRIO UTERO ALLE CLASSI DOMINANTI”

Di Angelica La Rosa

Prima arriverà il disegno di Legge Zan sulla cosiddetta “Omotransfobia”, per tappare la bocca a tutti, in pieno stile stalinista, poi arriverà l’utero in affitto impostO per legge e definito, nella neo lingua sinistrorsa “gestazione solidale”, come ha fatto il quotidiano La Repubblica, mezzo di trasmissioni di tanti disvalori, di tante proposte contrarie alla morale cristiana e naturale.

I giornalisti de La Repubblica, dal direttore a scendere, sarebbero veramente favorevoli a permettere alle loro mogli (ops… compagne), o figlie, di portare a termine una “gestazione solidale” per conto di una coppia omosessuale (o anche eterosessuale sterile) che non può avere figli? Provate a chiedere e fateci sapere!

In attesa della risposta, ci permettiamo di dire che La Repubblica, come tanti altri sinistrorsi (e pentastellati) si sta battendo per lo schiavismo della donna, per renderla una merce o, per usare le parole del filosofo neo-marxista Diego Fusaro, che gli pseudo-comunisti de La Repubblica evidentemente non amano, “un magazzino aziendale”. Ai giornalisti de La diremmo: l’utero in affitto è “il non plus ultra del classismo e di quella falsa libertà liberale ovunque imperante, giacché saranno le donne delle condizioni più umili, delle classi dominate, ad essere costrette a mettere in affitto il proprio utero alle donne delle classi dominanti che saranno così liberate dall’onere della maternità”.

Regnerà così anche in Italia “la libertà di tipo liberale secondo la quale nessuno ti imporrà di affittare il tuo utero ma sarà la tua condizione economica a costringerti a farlo”. Senza dimenticare che i bambini diventeranno anche in Italia, come già accade altrove, “una merce on demand”, con possibili derive “eugenetiche” perché, è sempre Fusaro a parlare, “i paladini della società multiculturale scelgono sempre donne del Canada o della Svezia (nel senso di bianche e bionde, ndr.) per concepire i nuovi bambini mediante utero in affitto”.

“La premiata ditta Cappato & C. ha presentato”, ha scritto sui social il senatore cattolico della Lega Simone Pillon, “tra plaudenti parlamentari giallorossi, un bel disegno di legge per legalizzare l’utero in affitto. Sanno che in questa legislatura non hanno nessuna possibilità, ma preparano il terreno per la battaglia culturale che nel giro di pochi anni trasformerà l’orrore dell’utero in affitto nel diritto alla ‘gravidanza solidale'”.

L’avvocato perugino, nativo di Brescia, ha spiegato che è successo così anche per altre tematiche etiche. “Il delitto di aborto è diventato diritto alla maternità responsabile”, l’istigazione al suicidio “è diventato diritto alla dignità”, il traffico di stupefacenti “è proposto come diritto all’uso ricreativo”, l’indottrinamento Gender dei bambini “proposto come lotta al bullismo omofobico”.

“Il potere della neolingua ci sta trasportando alla velocità della luce verso il transumanesimo, verso l’umanità 2.0 in cui il male diventa bene, la menzogna è l’unica verità e la morte è l’unico vero dio. I nostri nonni hanno combattuto per la libertà. A noi tocca combattere per la verità”, ha concluso Pillon.

“Prendo atto del fatto che sia stata depositata in Parlamento una proposta di legge per la legalizzazione dell’utero in affitto. Chi l’ha elaborata ha avuto cura di dare un nome amorevole a questa pratica aberrante, chiamandola ‘gravidanza solidale’. In effetti ‘reificazione di esseri umani’ suonava male”, ha rilanciato Alessandra Basso, eurodeputata della Lega.

“Mi duole constatare come, nonostante sia da un anno che ci troviamo in una difficilissima crisi economica, sociale e sanitaria, con diverse categorie produttive che sono allo stremo e milioni di nuovi poveri che necessitano di essere aiutati, ci sia ancora chi ha come priorità proposte di legge come la legalizzazione dell’utero in affitto – in alcuni casi comodato d’uso gratuito, per i più precisi – o il ddl Zan. La priorità per l’Italia e per gli italiani, che vogliono tornare a vivere e lavorare, non può essere una proposta di legge divisiva e ideologica che ha l’obiettivo di rendere legale lo scambio di esseri umani, come fossero oggetti, e la reificazione della donna. Mi auguro che questa proposta, così come il ddl Zan, venga rimandata alla prossima legislatura. Lo scopo di questo governo e di questo Parlamento, infatti, prima di tornare a votare, deve essere solo ed esclusivamente l’uscita da questa crisi e il rilancio del nostro paese, per il bene di tutti”, ha concluso l’on. Basso.

 


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