Shemà. Commento al Vangelo del 17 aprile della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 6,16-21 

sabato 17 Aprile 2021

Oggi il Vangelo ci fa meditare quanto sia necessario per noi accogliere Gesù Risorto, perché Lui ci dona la forza per affrontare le paure che minacciano la nostra via e ci porta la pace  che desideriamo nel profondo del cuore in modo che possiamo dare testimonianza della fede in  Cristo Risorto, lì dove viviamo. Il testo della liturgia di oggi è tratto dal Vangelo secondo Giovanni al capitolo 6, il capitolo in cui Gesù espone il discorso sul pane di vita in seguito al miracolo della moltiplicazione dei pani che abbiamo meditato ieri. I discepoli si trovano sul lago di Galilea per imbarcarsi, ma è già venuta la sera e Gesù non arriva perché era rimasto solo a pregare. Accade allora che si trovano a navigare il lago di notte, minacciati da un forte vento, in acque agitate. Ed è in questa situazione che vedono gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, una situazione descritta in modo simbolico, come proprio di Giovanni: innanzi tutto è notte, e la notte quella del cuore, quella in cui non si vede nessuna via d’uscita; poi le acque agitate, anzi, il testo indica il mare agitato, che è l’elemento che simboleggia la vita nella sua dimensione di imprevedibilità e di precarietà. Ed ecco che vedono Gesù che cammina sul mare, perché Lui è il Signore della vita e vince su ogni insicurezza, su ogni incertezza, e vinca con la pace, con la fiducia, infatti vince la paura dei discepoli con una frase che è la sintesi della Rivelazione divina: “Sono io” il nome che Dio rivelò a Mosè quando lo chiamò dal roveto ardente (Es 3,14), e poi aggiunge “non abbiate paura” che è l’invito che Dio fa a tutti i chiamati nella Sacra Scrittura e che oggi ripete anche a noi. La fiducia vince la paura e questo testo ce lo mostra, perché i dicespoli vengono attratti da questa fiducia, da questo incoraggiamento a non lasciarsi vincere dall’agitazione, dall’ansia e dalla paura. Gesù si avvicina alla barca, ma anche loro, è scritto, prendono Gesù nella barca. Far salire il Risorto sulla barca è riconoscere che da soli non superiamo le tempeste, no0n riusciamo a trovare la pace. Se però accogliamo Gesù, il Risorto, tutto può essere affrontato e ogni tempesta superata, perché saremo nella pace e nella fiducia che nulla ci potrà fermare, se il Signore è con noi. Allora la conclusione del testo è anche la nostra speranza, una speranza certa, che non verrà delusa, perché sarà il segno della vittoria di Gesù Risorto sulle nostre paure: subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti. E’ il frutto del nostro affidamento al Risorto. Colpisce infatti subito, che, pur essendo un avverbio di tempo, quì il vangelo non lo usa dal punto di vista temporale, ma dal punto di vista del cuore. Questo subito è lo stato interiore di colui che ha attraversato grandi contrarietrà ed è riuscito ad uscirne con dignità e nella pace. Si tratta di un subito soggettivo, il subito della fiducia, di chi si affida e si sente portato per mano, accompagnato con amore. Oggi allora accogliamo anche noi questa fiducia in Gesù e lasciamoci guidare da Lui, così che la nostra testimonianza di fede nel mondo sia autentica e arrivi lì dove deve arrivare. A questo proposito desidero ricordare le parole del santo papa Giovanni Paolo II, pronunciate a tutto il popolo cristiano il 22 aprile 1978, nel discorso di inaugurazione del suo pontificato: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”. Che queste parole ci aiutino a vivere la pace del Risorto che oggi il vangelo ci annuncia. Buona giornata! 

Gv 6, 16-21

Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avvicinarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafarnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti, il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Sono io, non abbiate paura!”. Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti. 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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