Chi non si converte, con i suoi peccati, continua a crocifiggere Gesù


III Domenica di Pasqua. Anno B

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Gli Apostoli furono gli ultimi a credere alla risurrezione di Gesù.

Prima lo videro le donne corse al sepolcro, poi i due discepoli di Emmaus. Finalmente, la sera dopo il sabato, comparve nel Cenacolo, a porte chiuse. Credevano di vedere un fantasma, ma egli mostrò le sue piaghe, si fece toccare e mangiò davanti a loro. Poi aprì la loro mente alle Scritture che dicono: “Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni” (Lc 24,46-48).

Ripieni di Spirito Santo, essi cominciarono a predicare la salvezza nel nome di Gesù, con coraggio fino al martirio.

La nostra fede in Cristo è fondata sulla loro eroica testimonianza e sui miracoli che l’accompagnavano. In Lui abbiamo un Avvocato presso il Padre: “È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati“ (1Gv 2,2).

Chi dice: “Lo conosco” e poi non osserva la sua parola, è un bugiardo. Davanti a Dio non si può bluffare!

“Convertitevi e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati” dice Pietro ai giudei, colpevoli di aver messo in croce Gesù e liberato un assassino.

Egli, Agnello senza macchia, fu immolato per i nostri peccati. Chi non si converte è come chi continua a crocifiggerlo con i suoi peccati.

Come potrà essere salvato dall’ira divina che incombe su di lui?


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