Il vescovo Urso: “dire ‘non voglio più vederti’ è quanto di meno cristiano esista!”


IL VESCOVO EMERITO DI RAGUSA: “IN TUTTI I SETTORI DELLA VITA SEMBRA CHE IL VOCABOLO ‘GRAZIE’ SIA SPARITO”

Di Bruno Volpe

“Bisogna pregare davanti all’ingratitudine altrui”. Lo dice in questa intervista ad Informazione Cattolica Monsignor Paolo Urso, vescovo emerito di Ragusa che riflette sul delicato tema della preghiera.

Nato ad Acireale (Catania) il 17 aprile del 1940, ordinato presbitero il 7 ottobre 1962 ed ordinato vescovo della sede episcopale di Ragusa il 12 aprile 2002, monsignor Urso dal 7 ottobre del 2015 è il vescovo emerito della splendida città siciliana.

Eccellenza, il Papa ha dedicato la sua ultima udienza pubblica alla preghiera. Perché é così importante pregare?

“Nella vita del cristiano direi è fondamentale. Tuttavia, la preghiera non è una serie di formulette mandate a memoria, bensì un dialogo aperto e franco col Padre, come si fa come un papà. Occorre un linguaggio semplice, schietto”.

Che tipo di preghiera esiste?

“Di lode, quando davanti alla bontà di Dio lo ringraziamo e dovremmo farlo spesso, nel male ma anche nel bene. Esiste la tentazione di pregare solo quando le cose non ci accadono come vorremmo. Ma Dio non è un supermercato. C’è poi la preghiera di ringraziamento. In genere ringraziamo poco, e questo è male. In tutti i settori della vita sembra che il vocabolo grazie sia sparito. Quando si prega ci si deve affidare sempre alla volontà del Padre e chiedere che sia fatta la sua volontà. Magari non la capiamo perché le sue vie non sono le nostre. Aggiungo che dobbiamo invocare cose che piacciono a Lui. Questa è la preghiera individuale, poi ci sta quella comunitaria e la Santa Messa, che è l’espressione più eloquente e chiara”.

Il Rosario?
“Col Santo Rosario ci rivolgiamo al Signore con gli occhi della Madre”.

Spesso siamo sconfortati, perché non tutto va come vorremmo. Che cosa ci può dire di uno degli atteggiamenti più tipici del nostro tempo: l’ingratitudine?

“Quante volte sentiamo dire: ma come lo ho aiutato dieci volte e non mi ha ricambiato? E’ umano. Tuttavia la logica del cristiano, che è difficile, ci dice che bisogna pregare anche per gli ingrati. Il Cristianesimo è paradossale, non segue gli schemi. Innegabilmente l’ingrato non si apre all’amore, ma dobbiamo perdonarlo”.

E’ importante invocare lo Spirito Santo?

“Certo, affinché ci assista e indirizzi sempre per il meglio nelle scelte”.

E’ comune l’espressione “non voglio più vederlo, mi ha fatto un torto”…

“Detta da un cristiano non sta bene, anche se comprensibile. Tuttavia da sacerdote, esercitando la sana dote del discernimento, quella che deve impostare la vita, dico che alcune volte è bene tra persone in lite un momento di separazione e allontanamento per evitare situazioni più tese. Certamente la frase non ti calcolo o con me hai chiuso, è quanto di meno cristiano esista. Bisogna pregare”.

 


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