Morti nel Mediterraneo e ipocrisia immigrazionista: è sempre colpa degli italiani


Un epilogo nefasto di un appuntamento mancato tra scafisti e ONG?

Di Dalila di Dio

«Un altro naufragio al largo della Libia. Probabilmente i morti sono più di 100. Far la guerra alle Ong, criminalizzare i salvataggi, affidarsi ai libici porta solo questo: una strage silenziosa e continua. Di cui il nostro paese è totalmente responsabile»

Non ha dubbi Matteo Orfini. Il nostro Paese (maiuscolo, a noi piace scriverlo maiuscolo), noi, gli Italiani, siamo i responsabili dell’ennesima tragedia del mare, verificatasi al largo delle coste libiche nella notte tra il 21 ed il 22 aprile.

La colpa è di chi fa la guerra alle ONG e di quella magistratura che avrebbe come «suo unico interesse…indagare e perseguire chi salva vite, e intercettare illegalmente chi racconta ciò che accade in #Libia e nel Mediterraneo» sentenzia, polemico, Roberto Saviano.

Sì, quella stessa magistratura che meno di una settimana fa ha regalato al bardo cosmopolita il sogno di un Matteo Salvini rinviato a giudizio per la (assurda) accusa di sequestro di persona, oggi è sul banco degli imputati, rea di avere come unico interesse la guerra ai salvatori di vite e ai coraggiosi reporter del giornale unico dell’immigrazione.

Strano che Saviano & Co. si indignino per i giornalisti intercettati solo ora che la cosa tocca i paladini delle ONG. Ma questa è un’altra storia.

È un j’accuse, quello delle due eccellenze progressiste, privo di qualunque riflessione autocritica: loro sono indiscutibilmente, ineluttabilmente nel giusto.

Orfini, Saviano ed i loro seguaci non nutrono il minimo dubbio di avere qualche responsabilità per l’accaduto.

Gli italiani, quelli che ogni giorno perdono il lavoro a centinaia, quelli che fanno la fila alla Caritas, quelli che quotidianamente combattono contro le follie di questo Governo – e di quello precedente – di cui il partito di Matteo Orfini fa – e faceva – parte, devono vergognarsi per quello che è successo al largo delle coste della Libia.

Devono vergognarsi perché – privati della libertà, costretti ad autocertificare pure le soste alla toilette e multati perché fuori di casa alle 22.01 – si indignano per i porti aperti, spalancati, a chiunque voglia entrare nel loro Paese clandestinamente. È tutta colpa loro.

È colpa di chi fa la guerra alle ONG ed è colpa dei magistrati, se degli esseri umani hanno deciso di salire a bordo di un’imbarcazione di fortuna e di sfidare il mare in tempesta, in condizioni meteo spaventose, per provare ad approdare clandestinamente sulle coste del nostro Paese: è colpa degli Italiani se quelle 130 persone (il numero non è ancora certo e mai lo sarà) si sono avventurate in un’impresa impossibile, dalla certa fine tragica, dall’epilogo annunciato.

In questa tragedia non c’è nessuna responsabilità di chi continua a propagandare l’idea che l’Italia sia terra di nessuno, in cui chiunque può entrare senza bussare e fare un po’ quello che gli pare.

Non c’è alcuna responsabilità di chi, di concerto con gli scafisti – come ormai numerose inchieste hanno messo in luce – si presta al traffico di esseri umani per poi brindare con pregiato champagne, dopo aver incassato il prezzo del trasbordo.

Non c’è alcuna responsabilità dei progressisti immigrazionisti che, con le loro politiche scellerate, pretendono di “importare” – sì, non c’è altra parola – esseri umani destinati alla schiavitù nel nostro Paese.

Servono a raccogliere i pomodori, come ci ha ricordato in tempi non sospetti – quando non si era ancora dato alla delazione a tempo pieno – il prode Alessandro Gassman.

Servono alle cooperative, se no gli operatori, che sul business dell’immigrazione hanno costruito le loro piccole carriere, rimangono disoccupati (sì, l’hanno detto davvero https://www.tpi.it/cronaca/decreto-salvini-cas-disoccupati-migranti-20190409281032/).

Servono alla narrazione di un Paese spaccato con i buoni – loro, sempre loro, solo loro – da un lato e tutti gli altri dall’altro.

Loro non hanno nulla di cui vergognarsi.

Non hanno alcuna responsabilità in questa tragedia: quei gommoni stracarichi di esseri umani non hanno lasciato le coste della Libia, nonostante il mare in tempesta, con l’aspettativa – questa volta tradita – che ad attenderli, a poche miglia dalla costa, ci fossero i buoni con le loro navi arcobalenate.

È un caso che – come riporta Maurizio Tortorella su La Verità di ieri (https://www.laverita.info/incontro-mancato-con-la-ong-strage-nel-mare-in-burrasca-2652759303.html )– la Ocean Viking, poco prima del naufragio, fosse da ore a poche miglia sulla verticale del porto di Khoms, lo stesso da cui i gommoni dei trafficanti di uomini salpavano alle 22 di martedì 20 aprile, in condizioni meteo proibitive.

Scrive Tortorella «il problema è che, mentre la flottiglia dei due gommoni e del barchino lascia Khoms e avanza nella notte, sbattendo la prua contro onde sempre più alte, la Ocean Viking non è più dove gli scafisti credono che sia, perché la nave di Sos Mèditerranée sta navigando a tutta forza verso Ovest» per soccorrere, a largo di Zuara, un gommone che a un certo punto, viste le avverse condizioni del mare, tornerà a terra.

Informazioni, queste, che fanno sospettare che la tragedia che si è consumata due giorni fa e per cui oggi gli eroi dei porti aperti si struggono, non sia altro che l’epilogo nefasto di un appuntamento mancato tra scafisti e ONG.

«Non è stata una “disgrazia”. Non è stata una “tragica fatalità”. È stata una strage annunciata, l’ennesima.» tuonano le 6000 sardine, che, per una volta, hanno ragione ma per le ragioni sbagliate.

«Fino a quando il Mediterraneo sarà la tomba degli esseri umani, delle leggi e dei diritti? Basta, basta, basta.» chiedono Sartori e soci.

E Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, si domanda «Quanti morti dovremo avere sulla coscienza prima che si metta fine a questa infima speculazione sulla vita di persone disperate e si affronti davvero questa drammatica situazione?»

Strano. È proprio quello che tutti noi ci domandiamo: quando smetterete di speculare sulla vita dei migranti?


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Vengono a loro rischio. Wojtila diceva di aiutarli a casa loro. Fosse per me tutti quelli che sono arrivati li rispedirei al mittente. Un bel siluro ad una nave ONG una volta per tutte e poi non tornano più. Salvini ha difeso la patria, reato gravissimo per i magistrati di sinistra.