È necessario togliere ai liberal-progressisti l’ideologia “green”


LE IDEE ECOLOGISTE DI GRETA TINTIN ELEONORA ERNMAN THUNBERG, RELATIVE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, AFFONDANO LE RADICI NEL COSIDDETTO PANTEISMO

Di Matteo Castagna

La figura di Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg sembrerebbe un po’ appannata, certamente in ombra almeno da quando è iniziata la pandemia. Le sue idee ecologiste, relative ai cambiamenti climatici, affondano le radici nel cosiddetto panteismo.

Il sistema progressista o liberal, che dir si voglia, si è servito di una bambina svedese con la sindrome di Asperger per impietosire il mondo e colpirlo nel suo più irrazionale sentimentalismo per far passare l’ “ideologia green”, che è solo un modo più elegante e mediaticamente carino, rispetto al più brutale panteismo pagano, che i Verdi non sono mai riusciti a far passare, nonostante decenni di propaganda.

In realtà il messaggio ecologista di Greta non necessita più di lei, perché grazie a chi se n’è servito, è divenuto un nuovo dogma della post-modernità, che fa parte della rimodulazione dell’economia, della politica, della società e della religione che sarà la conseguenza più evidente del periodo che seguirà il Covid. Se ne parla poco, perché viene venduto e percepito da tutti come una cosa buona.

L’uomo d’oggi, perso nel suo assurdo nichilismo, non vede differenze di rilievo tra il disquisire della vita sessuale delle foche e della liceità dell’utilizzo delle staminali umane per produrre farmaci sperimentali. Alle volte, sembrerebbe addolorato fino al pianto per la morte di un cane ed indifferente di fronte alla difesa dell’aborto volontario come diritto umano. Anzi, chi si adopera di fronte alla presunta estinzione del panda viene considerato un eroe, mentre chi lotta perché l’utero in affitto sia riconosciuto come una indegna mercificazione dei bambini è preso per Conan il barbaro.

Sono riusciti nell’intento di impossessarsi della tematica ecologica, trasformandola in ideologia panteista, che identifica Dio nel mondo, a coronamento dell’ illuminismo filosofico e del socialismo politico che identificano Dio nell’uomo. Con la conseguenza che Dio sarebbe nel “tutto” e nel “niente”, annullando, così, ogni riferimento metafisico proprio della nostra identità classico-cristiana.

In realtà, sganciando la tematica relativa al creato dall’ideologia globalista, scopriamo che esiste un vero amore per animali e piante, che è insito nella cultura tramandata da Aristotele e da San Tommaso d’Aquino, che permea la nostra identità e non ha nulla a che vedere con le questioni new age che ci vengono continuamente propinate. Parliamo del dominio che l’uomo ha per natura sugli animali e sulle altre cose prive di ragione.

Il primo tipo di dominio è quello comune a tutti che compete all’uomo secondo natura, come insegna S. Agostino nel diciottesimo libro del De Civitate Dei concordando con quanto scrive Aristotele nel primo libro della Politica. Lo conferma anche la Sacra Scrittura, quando, nel racconto della creazione dell’uomo, quasi riferendosi alla sua intrinseca natura, comanda: “Signoreggiate i pesci del mare e i volatili del cielo, e tutti gli animali che si muovono sulla terra” (Genesi, 1,28).

Ne deriva che il potere dell’uomo su tutte le creature viene dato da Dio ed è, quindi, naturale. Già Aristotele era giunto con la ragione a che la caccia e l’uccellagione derivano dalla natura. “E quantunque questo dominio – dice S. Tommaso nel De Regimine Principum – sia diminuito a causa del peccato, poiché ci sono alcuni animali che hanno potere su di noi e sono diventati nocivi per noi, tanto maggiormente siamo partecipi di questo dominio, quanto più ci avviciniamo allo stato di innocenza, e questo ce lo permette anche la parola del Vangelo, se saremo stati imitatori di Cristo nella giustizia e nella santità”.

E dunque, laddove vi sia un abuso di tale dominio, occorre intervenire. Laddove vi sia un reale problema dell’ecosistema dovuto ad utilizzo erroneo della potestà da parte dell’uomo è giusto riportare ordine. Non è consentito inventare abusi per altri fini, fingendoli nobili, che poi siano meramente di profitto e neppure strambe teorie mai avallate dalla scienza e dalla retta ragione, col solo scopo di condizionare le coscienze verso una forma di materialismo che allontani dalla trascendenza.

E’ sempre l’equilibrio, dato dal buon senso comune, che ci chiede di amare le creature per amore del Creatore, che è la più grande e bella eredità “aris-tomista” propria della nostra identità a contrapporsi a quanto possiamo osservare quotidianamente con lo scrittore francese Pascal Bruckner, che ci mette in guardia dal “regime green”, avvertendoci che “nel kit di base della critica verde, il cataclisma è d’obbligo e abbondano i profeti della decomposizione, che abusano dell’espediente allarmistico del panico”.


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