A Venezia “due pesi e due misure”: Liberazione sì, identità e radici no!


NONOSTANTE LE RESTRIZIONI IMPOSTE DAL MODO DI GESTIRE LA “PANDEMIA” ANCHE QUEST’ANNO SI SONO TENUTE A VENEZIA LE INIZIATIVE DI RITO PER LA “FESTA DELLA “LIBERAZIONE”. IN MANIERA CONTINGENTATA, CERTO, MA ALLA PRESENZA COMUNQUE DEI RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI. SILENZIATO INVECE IL RECENTE ANNIVERSARIO DELLA “SERENISSIMA REPUBBLICA”… TANTI VENEZIANI SI SAREBBERO ASPETTATI MAGGIORE ATTENZIONE PER LE RADICI DELLA CITTÀ E ALTRETTANTA CONSIDERAZIONE DA PARTE DELLE AUTORITÀ PUBBLICHE

Di Giuseppe Brienza

La fondazione della città di Venezia è tradizionalmente fissata alla data del 25 marzo 421, festa dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria.

La fonte è il Chronicon Altinate dell’XI secolo, una raccolta di documenti e leggende sull’emergere della città storica e sull’origine dei veneziani.

1600 anni fa, quindi, nasceva all’insegna della Fede la “città dell’incontro” che, un mese fa, il patriarca Francesco Moraglia ha voluto onorare facendo suonare a festa, contemporaneamente, tutte le campane delle chiese di Venezia, dal campanile di San Marco a quello di Santa Maria della Salute.

«Venezia ha voluto legare i suoi inizi e la sua storia all’evento che fonda la fede cristiana e così la città si è unita alla Madre di Gesù, a Maria, con la quale manterrà sempre un “filo diretto” ed ininterrotto», ha ricordato il patriarca nell’omelia per la Messa celebrata nella cattedrale di San Marco alla presenza delle principali autorità civili e militari ma che, per evitare assembramenti, è stata interdetta al popolo e trasmessa in diretta televisiva e in streaming sui social network.

Nessuna manifestazione civile pubblica e solenne, oltretutto, a differenza di quanto accaduto per la “Festa della Liberazione” di quest’anno, che ha visto il 25 aprile i consueti (o quasi) riti e miti celebrati, sia pure nel rispetto del “contingentamento”, alla presenza e all’attenzione di tutti i veneziani, non solo dei fedeli cattolici.

Tra le iniziative “istituzionali” per ricordare un anniversario importante come quello sancito da un millennio e seicento anni di storia, le autorità locali si sono accontentate di un documentario, di un concerto con l’orchestra e il coro del teatro La Fenice e di un francobollo celebrativo del ministero dello Sviluppo economico che riproduce la xilografia “Veduta di Venezia a volo d’uccello” di Iacopo de’ Barbar (1450-1516), opera priva quindi di qualsivoglia richiamo religioso.

Anche da parte del Ministero della Cultura, oltre alle mostre, convegni, eventi digitali e pubblicazioni di rito, non ci pare si sia fatto molto per valorizzare i 1600 anni della fondazione della città di Venezia.

Nelle celebrazioni che, fino al marzo 2022, il Comitato ufficiale presieduto dal Comune di Venezia ha previsto per onorare l’anniversario, l’impronta cristiana della “Serenissima Repubblica” è bellamente ignorata, focalizzando piuttosto l’attenzione sulla «cultura, l’artigianato, l’arte e l’architettura, il ruolo diplomatico e politico giocato da Venezia nel corso della sua lunga esistenza».

Sul ruolo diplomatico-politico, poi, qualcuno ha ricamato per rievocare rapporti che, in tutt’altra cornice rispetto a oggi, legavano Venezia alla Cina…Celebrare quindi i suoi primi 1600 anni all’insegna di un così irragionevole “indifferentismo” religioso, in tono minore e al più soltanto per commemorare un passato culturale e artistico senza attribuirgli alcuna prospettiva per il futuro, ha scritto nell’occasione dell’anniversario il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, «significa scegliere di relegare la nostra identità veneta in una sorta di “riserva indiana”».

Ma questo vale, e ci permettiamo di farlo presenta anche al “governatore”, anche per l’identità religiosa. Quella civile e quella cristiana, infatti, sono strettamente unite nella storia della Serenissima: “Simul stabunt vel simul cadent” (insieme staranno oppure insieme cadranno).


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