Shemà. Commento al Vangelo del 29 aprile della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 25, 1-13

giovedì 29 Aprile 2021

Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa

Oggi il Vangelo è relativo alla festa della santa che ricordiamo: Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa. Una santa giovane, che ha avuto un peso importantissimo nell’Italia medioevale, per il suo coraggio e soprattutto per la sua fede. Oggi la veneriamo anche come dottore della Chiesa perché, anche se si racconta che fosse analfabeta, ha scritto un’opera teologica di grande rilevanza spirituale e radunò intorno a sé tante persone, affascinate non solo dalla sua presenza, ma anche dalla sua predicazione, infatti percorreva villaggi predicando nelle piazze, facendosi vicina ai bisogni delle persone, portando conforto e sollievo nel dolore. Ma non solo, di lei ci sono arrivate anche delle lettere che scrisse per personaggi politici illustri, dai re fino al papa, che alla sua epoca era un vero e proprio capo politico, al pari dei grandi re d’Europa. Quello che ha qualificato Caterina è, in tutte le sue opere e in ogni persona che ha parlato di lei, è stato il suo ardente amore per Cristo, e l’ardore di questo amore la rimandava sempre al sangue di Gesù, versato per amore. Per Caterina Gesù è stato tutto, è stato la sua vita e lei fin da ragazza si è sentita unita a Gesù infatti testimoniava che Gesù le avesse messo l’anello nuziale al dito, un anello che solo lei poteva vedere. Caterina, laica terziaria dell’ordine domenicano, si è sempre sentita sposa di Gesù. Ecco perché la liturgia di oggi ci fa meditare la parabola delle 10 vergini, che preparano le nozze e aspettano lo sposo. Una parabola che Gesù ha proposto per indicare l’attesa del Regno di Dio e l’atteggiamento giusto, necessario a tutti per accogliere il Regno di Dio in mezzo a noi, come una festa, come un banchetto di nozze. Nella parabola che il Vangelo i fa ascoltare, infatti, le 10 ragazze escono di notte per andare incontro allo sposo, con le lampade. Tutta l’esistenza terrena è un’uscita incontro allo sposo: quando nasciamo usciamo dalla madre per venire alla luce della vita; ma poi c’è una seconda uscita, che dura tutta la vita, quella dall’io verso l’altro, finché si esce dalla madre terra per andare incontro al Signore. Ora, per uscire è necessario avere le lampade, che sono associate all’olio, perché è quest’olio che, bruciando, diventa luce.
La parabola, quindi, lo si nota, pur avendo un’ambientazione a tema sponsale, che è propriamente biblica e ricorda le profezie incentrate sulla relazione tra Dio e il uso popolo Israele, in profondità tocca il tema dell’olio che è necessario per produrre la luce, un olio che le ragazze sagge conservano in piccoli vasi. Ed è interessante notare che la parola vaso, nella predicazione cristiana antica, è usata in senso simbolico anche per indicare il corpo. Conservare nel corpo lo Spirito del Signore, che ci è necessario per essere luce in questo mondo, ci rende capaci, come le ragazze sagge, di poter attendere lo sposo in modo luminoso, anche se, come è scritto, tutte le ragazze, anche quelle sagge, si addormentarono. Però alla voce che sveglia e che spezza il buio, le sagge possono illuminare il passaggio dello sposo, mentre le altre si disperdono, in cerca dell’olio, perché non hanno conservato il dono dello Spirito, la fede che fa risplendere la grazia di Dio presente nella nostra vita terrena, quotidiana. Chiediamo allora al Signore, per intercessione di Santa Caterina da Siena, che tutta la nostra vita diventi luminosa per il dono dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto, perché tutta la nostra vita sia davvero un’uscita gioiosa e luminosa, incontro allo sposo. Vi lascio con un racconto su Santa Caterina da Siena, tratto da uno dei numerosi libri che raccontano la sua vita e i suoi fioretti (ROSSANA GUARNIERI Caterina da Siena, Edizioni Messaggero – Padova). “Caterina era circondata da uno stuolo di discepoli fedelissimi, godeva di fama di santità presso il popolo, ma aveva anche acerrimi nemici. Suoi nemici erano i vecchi compagni di quei peccatori che era riuscita a recuperare alla Grazia, suoi nemici erano anche alcuni religiosi la cui limitatezza non permetteva di capire la statura mistica di lei. Le voci, i pettegolezzi, le calunnie aumentavano col passar del tempo. Perciò il superiore dei Terziari, volle porre qualche domanda alla fanciulla per veder di chiarire un poco la ridda di dubbi e di interrogativi che si moltiplicarono intorno alla sua persona. Caterina risponde con calma assoluta e con sicurezza al lungo interrogatorio “È vero, Caterina, che ieri sei stata cacciata dalla chiesa di S. Domenico?” Caterina non si turba. “È vero”. “E perché mai?” “Ero immersa nella preghiera e non mi sono accorta che il tempo passava. Non mi sono accorta neanche che mi chiamavano, mi scuotevano. Ed i sacrestani dovevano chiudere la chiesa, era buio ormai. E allora…” Se i sacrestani avessero saputo cosa significava per Caterina potersi abbandonare alla preghiera, se solo avessero saputo quali estasi, quali visioni essa godeva davanti al tabernacolo, certamente non sarebbero stati così duri, così inflessibili. “Ed è vero che, da qualche tempo a questa parte, ti cibi soltanto di un po’ d’erba cruda e di acqua di fonte?” “Vero anche quello”. “Ma come puoi resistere?” “Oh, benissimo, per grazia divina. Il fatto è che io da piccola ero golosissima di frutta e, per permettermi di purificarmi da questo difetto, il Signore mi ha dato il privilegio di sostentarmi di poco”. “È vero anche che ti comunichi tutti i giorni?” “Certo. L’ostia consacrata è il nutrimento della mia anima, e nessuna anima può vivere senza nutrimento”. “Non ti sembra un atto di presunzione questo di comunicarti tanto spesso?” (Nei suoi tempi era una cosa molto inconsueta). “I cristiani primitivi si comunicavano tutti i giorni.  S. Agostino dice: «io non lodo né biasimo chi si comunica tutti i giorni». E se non mi biasima S. Agostino, perché volete biasimarmi voi, padre reverendissimo?”. Il Padre superiore restò senza parole,   credeva di trovarsi davanti ad un’esaltata, una fanatica, e invece dovette constatare che la giovane donna che gli stava davanti, umile e rispettosa ma decisa e sicura di sé, era animata da una fede profondissima e chiara, e che aveva una straordinaria conoscenza di tutti gli argomenti di fede.  “Un’ultima cosa, Caterina. Sai cosa dice la gente? Che tu digiuni in pubblico e ti nutri di nascosto, per alimentare la fama di santità intorno alla tua persona.” Con grande sicurezza e serenità, sorridendo, la santa rispose: “C’è una frase del Vangelo, padre reverendissimo, che io ricordo sempre: «non giudicate e non sarete giudicati».” Il religioso la congedò, edificato dalla sapienza e dal coraggio della ragazza: Caterina, infatti, aveva vinto una dura battaglia. Buona giornata!

Mt 25, 1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dàteci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compràtevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, àprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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