Le lobby LGBT puntano al potere per affermare teorie false e distorte


ESIBENDO LA MANINA CON LA SCRITTA DDL ZAN, PRENDENDO PARTE ALL’ENNESIMA BUFFONATA SOCIALE, NON SIGNIFICA AVER COMPRESO IL TESTO, IL VERO SIGNIFICATO E IL FINE DEL DDL ZAN SULLA COSIDDETTA OMOFOBIA

Di Maria Bigazzi

È notizia di qualche giorno fa la calendarizzazione del disegno di legge Zan sull’omofobia da parte della Commissione permanente Giustizia del Senato, trasmesso dalla Camera dei Deputati al Senato della Repubblica lo scorso 5 novembre.

Calendarizzata con 13 voti favorevoli e 11 contrari, la discussione su questa proposta di legge rimane ancora aperta con premesse non buone.

In questi ultimi mesi abbiamo assistito a un risveglio di tante persone, in particolare di personaggi famosi che si sono detti a favore di tale proposta (senza mai giustificare validamente il perché) esibendo la loro manina con la scritta Ddl Zan.

Ma alzare la mano prendendo parte all’ennesima buffonata sociale non significa certo aver compreso il testo della proposta di Legge, né tanto meno quale sia il vero significato e il fine del Ddl.

Oggi però siamo abituati alla cultura di massa, per cui un gruppo di uomini e donne famosi che si fanno fotografare con uno slogan o che insultano chi la pensa diversamente usufruendo della tv di Stato, rappresenta il modello da seguire e imitare, gli eroi della società, quelli che però non sanno fare altro che ripetere a pappagallo ciò che gli viene chiesto, senza mai farsi un’idea personale sulle vicende della vita.

Triste, ma vero. Eppure fino a qualche mese fa non si sentiva parlare di omofobia, di aggressioni o insulti. Tutto è scoppiato quando ci si è avvicinati nuovamente alla riunione per la calendarizzazione di tale proposta. Allora il web è stato invaso da notizie di aggressioni, insulti e odio contro le persone omosessuali, accuse che poi per la maggior parte si sono rivelate infondate o di cui sono state riportate solo parti dell’accaduto.

Un’analisi ben approfondita dei casi e non una veloce lettura sui post degli influencer di turno, dimostrerebbe una versione dei fatti ben diversa.

Ma andiamo oltre tutto ciò. Il vero male è che oggi si accettano ideologie e convinzioni senza conoscere nulla, ma solo perché appartenenti al pensiero unico. È il pensiero del “Tanto lo fanno tutti”, e se è così, allora è giusto.

La veloce e grandissima divulgazione di notizie ha fatto in modo che oggi anche chi non è competente in materia, parla di tutto senza che nessuno lo possa contraddire altrimenti si viene subito considerati come coloro che non rispettano gli altri, che sono medievali e assolutisti.

Ne abbiamo avuto esempio in tempo di Covid, dove ognuno ha sempre detto la propria opinione creando molteplici divisioni di pensiero. Lo stesso lo viviamo anche per quanto riguarda il Ddl Zan.

Infatti, abbiamo scoperto che in realtà dietro a cantanti, influencer, cuochi, presentatori, comici e attori, si nascondono dei veri e propri giuristi, legis doctores, che hanno potuto, grazie ad anni di studio di giurisprudenza, a tecniche interpretative ed esperienza sul campo, spiegare agli italiani cos’è il Ddl Zan.

Un contributo davvero importante per diffondere menzogne e presentare il lupo come un candido agnellino.

E come sempre, chi ha analizzato i fatti in modo oggettivo e chiarificatore è stato bandito e accusato di omofobia. Parola questa che oggi viene usata molto facilmente da chi non vuole aprirsi al dialogo ma si chiude dentro il guscio della propria ideologia.

Innanzitutto, prima di parlare di qualcosa è segno di intelligenza conoscere l’argomento, approfondendolo e studiandolo. Non si diventa cuochi leggendo su internet la ricetta di uno chef stellato, ci vogliono anni di studio e pratica. Allo stesso modo non si può dire di conoscere appieno una legge se non si conoscono i metodi di interpretazione delle norme, gli effettivi cambiamenti che queste porteranno al sistema giuridico e quali saranno le conseguenze.

Leggere il testo di legge non significa avere una piena conoscenza di ciò che indicano le norme.

L’interpretazione è un processo che richiede uno studio non indifferente. Essa infatti, come afferma il giurista Kelsen, deve porsi sia a livello della nomostatica che a livello della nomodinamica, cioè sia per la descrizione di norme che per la creazione di norme, anche se viene definita in generale come “un procedimento intellettuale che accompagna il processo dell’applicazione del diritto nel progressivo passaggio da un piano superiore ad un piano inferiore”.

Insomma, non basta dire è giusto o è sbagliato senza avere le basi conoscitive per affermare tale conclusione, né tanto meno analizzarne il testo senza averne le competenze.

È possibile e anzi, doveroso, conoscere quali sono gli obiettivi di una legge che andrà a cambiare in modo decisivo la nostra vita.

Chi sostiene il Ddl Zan continuando a ripetere che è necessario per arginare le aggressioni specificandone l’aggravante, non vuole capire che tale tutela esiste già, indipendentemente dal cosiddetto “orientamento sessuale”. Il codice penale, infatti, tutela già tutti i casi previsti dalla Legge.

È incredibile che coloro che da sempre hanno parlato di uguaglianza e combattuto contro le discriminazioni, sono i primi a sostenere la creazione di categorie a parte, con leggi speciali e giornate internazionali dedicate. La più grande discriminazione se si pensa a tutte le altre “categorie” di persone che andrebbero tutelate maggiormente, ma che fanno affidamento sulle leggi già esistenti senza chiedere nulla di più.

Ma il fine del Ddl non è quello di proteggere gli omosessuali che nessuno etichetta o discrimina. Vi è differenza tra il non accettare determinati atti, come l’adozione di figli a coppie omosessuali, in quanto ciò costituisce una grave privazione nei confronti del bambino di avere un padre e una madre, soggetti di cui ha bisogno e da cui inevitabilmente è nato; dal permettere una legge che vada a limitare la libertà della persona nell’esprimere il suo pensiero verso certi comportamenti, senza mai giudicare il soggetto che lo compie.

Lo scopo è un altro e vede gli stessi omosessuali oggetto per raggiungere fini ben specifici delle lobby LGBT, che puntano al potere per arrivare ad affermare nella società teorie false e distorte. Con la legge Zan, la teoria gender giungerebbe in tutte le scuole, senza possibilità di opposizione, in quanto prevista dall’articolo 8 della proposta di legge.

Non solo. Tale proposta vuole determinare il superamento del sesso biologico, non riconoscendo più il sesso maschile e il sesso femminile, ma quello che ciascuno, in base alle proprie sensibilità, si sente di essere, aprendo la strada anche a cure per il cambio di sesso a giovani, come già accade in America e altri Paesi del mondo, e che ha portato alla rovina fisica e psichica di molti ragazzi e ragazze.

Con l’approvazione di tale testo inoltre, nelle scuole verranno insegnate ai nostri figli teorie contro la libertà della persona e intrise di ideologia, proprio come al tempo dei regimi totalitari, e questo senza che i genitori possano rifiutare, perché lo Stato si sostituirà a loro nell’educazione (cosa che già fa con l’educazione sessuale), indottrinando i bambini e punendo chi vi si oppone.

Si apriranno le porte a drag queen, che con discorsi e immagini a cui non dovrebbe mai essere sottoposto un minorenne, insegneranno le proprie teorie opprimendo la libertà di espressione, ferendo la sensibilità dei bambini a cui però nessuno pensa.

Non si potrà più parlare di matrimonio tra uomo e donna su cui si fonda lo Stato, e lo stesso articolo 29 della Costituzione che lo afferma, dovrebbe per coerenza essere cambiato.

Gli stessi cristiani e sacerdoti verranno discriminati e fatti tacere, perché il Vangelo e la Bibbia mettono ben in chiaro il male dell’atto contro natura, e ciò non significa condannare qualcuno, ma il comportamento che la natura stessa non accetta.

Verranno a crearsi nuove categorie di discriminati che a loro volta richiederanno leggi e tutele specifiche, creando un circolo vizioso che sfocerà nella creazione di una società opprimente e dispotica.

Con tale proposta dunque, la libertà verrà completamente limitata e i bambini diventeranno oggetti da modellare secondo l’ideologia.

Rifiutare tutto questo non significa essere omofobi, ma essere difensori della libertà di pensiero e di espressione. La violenza non può mai essere accettata e questo è già punito dalla legge, ma la libertà personale non può essere limitata per nessun motivo.

Continuare a fare propaganda peccando di fallacia ad misericordiam, e cioè cercando di fare accettare un certo ragionamento persuadendo l’uditorio dell’accettabilità morale dell’argomento su base empatiche e quindi sui sentimenti che ne derivano, è il più grande errore nonché la più grande presa in giro nei confronti delle persone.

Se vogliamo l’uguaglianza e la libertà, la soluzione non è far diventare legge un’ideologia, colpendo gli innocenti come i bambini e punendo chi vuole la vera libertà, ma creare una società senza categorie con una legge giusta, realizzata soltanto nel rispetto della dignità trascendente della persona umana.

Quest’ultima, infatti, rappresenta il fine ultimo della società, che ad essa è ordinata. Per cui l’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, e tale bene non consiste nel farle tacere e nel privarle della libertà di parola.

 


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