“Se Carlo Acutis avesse trent’anni”… una lettura delle sue intuizioni spirituali


CHE COSA AVREBBE DETTO AI SUOI COETANEI DI OGGI, AI GIOVANI CHE LO SEGUONO, E, SOPRATTUTTO, A CHI NON LO HA ANCORA SCOPERTO, SE FOSSE RIMASTO TRA NOI?

A cura di Angelica La Rosa

Carlo Acutis è morto a 15 anni nel 2006. Nel 2021 avrebbe compiuto trent’anni, essendo nato il 3 maggio 1991, e si sarebbe trovato a testimoniare la sua fede in maniera più adulta, certamente arricchita dalle esperienze della vita ma, come tutto fa supporre, senza perdere la medesima forza e concretezza che aveva fatto intuire nei brevi ma fecondi anni della sua infanzia e adolescenza.

Che cosa avrebbe detto ai suoi coetanei di oggi, ai giovani che lo seguono, e, soprattutto, a chi non lo ha ancora scoperto, se fosse rimasto tra noi?

Quello che Alessandro Dehò propone in “Se Carlo Acutis avesse trent’anni. Una nuova lettura delle sue intuizioni spirituali” (Edizioni San Paolo 2021, pp. 160, euro 15) non è un esercizio a rincorrere o a ricostruire ciò che non è possibile nemmeno supporre riguardo a Carlo, ma un’intensa meditazione-dialogo con il giovane beato.

Deho’ si mette in gioco, in questo colloquio interiore, portandovi tutto il suo personale cammino spirituale, che a tratti rivela essere stato difficile, complesso, doloroso, e si obbliga a “fare i conti” con la schiettezza cristiana di Carlo.

Il lettore si trova, così, fra le mani, un testo che interroga e si interroga, provoca e si lascia provocare, apre strade di riflessione e non rinuncia ad affrontare le piste più ostiche.


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