Shemà. Commento al Vangelo del 1° maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: sabato 1 Maggio 2021

FESTA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE

Oggi il Vangelo fa riferimento alla festa che celebriamo, quella in onore di San Giuseppe lavoratore. Il testo ci permette di riflettere sul modo di entrare in relazione con Gesù e sul modo di vivere le relazioni tra noi, un modo che San Giuseppe oggi può aiutarci a vivere, perché lo stesso Gesù ha imparato da lui e da Maria a relazionarsi con gli abitanti del suo villaggio. Infatti il testo, tratto dal Vangelo secondo Matteo, ci presenta proprio l’ambiente familiare che esisteva a Nazareth per cui si comprende l’approccio verso Gesù da parte dei suoi conoscenti. Gli abitanti di Nazareth, lo sappiamo bene, erano le persone del villaggio di Gesù, e si capisce bene che queste persone conoscevano la sua famiglia, la sua quotidianità. Ai tempi di Gesù, infatti, le persone che abitavano nel villaggio, i vicini di casa,  erano, praticamente, “di casa”, passavano il tempo nelle case dell’uno o dell’altro e perciò si conoscevano bene, come fossero una grande famiglia. Almeno sembra che ci fosse questo clima, perché in riferimento a Gesù, lo vediamo nel testo, vengono peste cinque domande che vertono tutte sul fatto che queste persone non capiscono da dove viene la sapienza e i prodigi che si raccontano di Gesù.
Ma non solo, viene posta questione sul padre, sulla madre, sui fratelli. Domande che hanno incuriosito anche gli studiosi, perché i nomi di questi quattro “fratelli di Gesù” quì indicati sono stati conservati dalla tradizione per il ruolo che hanno avuto nella prima Chiesa di Gerusalemme, ricordiamo, ad esempio Giacomo, detto, appunto, dalla tradizione cristiana antica il “fratello del Signore“. Gli studi di indirizzo cattolico hanno fatto riferimento a Mt 27,56, in cui è citata la madre di Giacomo e di suo fratello Giuseppe, Maria, per dar prova, secondo alcuni studi, che questa Maria potrebbe essere identificata con la moglie di Cleofa, sorella di Maria, madre di Gesù. Se questa ipotesi fosse vera, quindi, i due “fratelli” di Gesù sarebbero in realtà suoi cugini (cfr Gv 19,25), così come gli altri due fratelli e le “sorelle” qui nominati. In ogni caso, come si può capire, gli interrogativi posti dagli abitanti di Nazareth nei riguardi di Gesù, sono stati preziosi per noi, perché ci hanno dato modo di ricercare e studiare sulle origini familiari di Gesù e c’è da specificare anche che questo è uno dei pochi passi, forse l’unico, in tutto il Vangelo cui compare Gesù adulto, dove è menzionato il padre di Gesù come “il falegname”.
Ecco allora che in quel giorno, a Nazareth, Gesù trova nella sinagoga i suoi conoscenti, i suoi parenti e familiari, che erano giunti lì, davanti a lui, non per ascoltare le sue parole, ma per vedere quello che avrebbe fatto per loro. Non è negativo che si facciano delle domande, ma è negativo il fatto che pretendessero di conoscere già le risposte, partendo da una conoscenza limitata, perché umana di Gesù. Ecco allora che la conclusione del testo è la risposta di Gesù a questa pretesa di conoscenza: a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Gesù non risponde, non agisce nello Spirito, perché in questo tipo di conoscenza non c’è ascolto dello Spirito. L’incredulità, che viene quì indicata, è, di fatto, la mancanza di ascolto dello Spirito per accedere a una sapienza nello Spirito, che il Signore desidera donarci perché la sapienza nello Spirito ci fa vivere bene le relazioni con Dio e con gli altri, perché ogni persona è un mistero e nel suo intimo ha una parte di spiritualità che và sempre custodita e rispettata.
Chiediamo allora oggi che il Signore, per intercessione di San Giuseppe, ci apra all’ascolto dello Spirito e ci guarisca dalle pretese che abbiamo sulle persone che crediamo di conoscere, per non scadere nel giudizio, come accade a quelle persone che credevano di conoscere Gesù, quel giorno, a Nazareth. Signore, per intercessione di San Giuseppe, aprici all’ascolto del tuo Spirito, sorprendici col tuo amore in questo giorno, donaci di lavorare per il tuo Regno, come ha fatto San Giuseppe, per tutta la sua vita, dona lavoro a chi non riesce più a trovarlo e compi ancora prodigi per noi, che ci affidiamo a Te. Buona giornata!

Mt 13, 54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”. Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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