Sul lavoro la società ignora l’ordine voluto da Dio


Il lavoro più nobile è costruire il regno di Dio

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Primo Maggio, Festa del lavoro.

Nata in ambito comunista, ha una connotazione atea e conflittuale. Dove non c’è Dio, come ci può essere giustizia e libertà?

La Chiesa ha cercato di “battezzare” questa festa, ponendola nella luce cristiana. Il lavoro è voluto dal Creatore, che pose l’uomo “nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15).

Gli diede l’esempio di se stesso, che in sei giorni formò il mondo e poi si riposò: “Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò” (v.3), insegnando all’uomo il ritmo settimanale tra lavoro feriale e riposo festivo.

La società contemporanea ignora l’ordine voluto da Dio e così il lavoro è diventato sempre più una schiavitù, che produce frutti di morte: sfruttamento, disoccupazione, lavoro nero, lavori superpagati, prostituzione, turismo sessuale, miseria.

Dio fatto uomo, Gesù, lavorò nella bottega di S. Giuseppe falegname, guadagnandosi il pane col sudore della fronte, come tutti e imparando a sostenere la famiglia ed essere utile alla società. Ma il lavoro più nobile è un altro: costruire il regno di Dio.

“Il Padre mio opera sempre e anch’io opero” (Gv 5,17), disse Gesù. Ma si riferiva al lavoro di evangelizzare, di far entrare il regno di Dio nei cuori mediante la verità della sua parola e la carità.

Ecco il lavoro più bello! Oggi si dimentica che “Non di solo pane vivrà l’uomo”; si profana la domenica, si toglie il crocifisso e si sta uccidendo pure il lavoro. Dove stiamo andando?


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