Shemà. Commento al Vangelo del 2 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 15, 1-8

V DOMENICA DEL TEMPO DI PASQUA

Nella Quinta domenica del Tempo di Pasqua, la liturgia ci fa meditare un passo del Vangelo secondo Giovanni, tratto da quelli che gli studiosi hanno chiamato i “discorsi di addio” di Gesù (Gv 13,31-16,33). Ecco allora che oggi ci sentiamo dire da Gesù: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore, il vignaiolo”. A noi forse questa frase può incoraggiare, ma al tempo di Gesù poteva anche scandalizzare perché, nonostante la vite fosse una pianta familiare per gli ascoltatori di Gesù, di fatto, la vite è anche una pianta molto citata nella Sacra Scrittura, tanto da diventare l’immagine del popolo di Israele, vite scelta, strappata all’Egitto e trapiantata (Sal 80,9-12), coltivata con cura e amore dal Signore, che da essa attende frutti (Is 5,4). Ora, Gesù, usando queste parole, impiegando l’immagine biblica della vite, rivela di essere lui la vite vera, in greco alethiné, un’espressione che aveva già utilizzato il profeta Geremia (Ger 2,21), nel riferire l’oracolo in cui Dio dice a Israele: “Ti ho piantato come vite vera”. È evidente quindi che qui Gesù quindi si identifichi col suo popolo. Ecco allora il senso di questo testo inserito nel tempo pasquale del ciclo liturgico: la Chiesa annuncia che Gesù Risorto è il Messia, l’inviato dal Padre che vive la sua Pasqua perché tutta l’umanità partecipi all’elezione del popolo eletto, tanto che, chiunque creda in Lui, che sia ebreo o pagano, passando attraverso di Lui possa entrare nel popolo santo di Dio e partecipare delle promesse di Dio, della sua benedizione. Abbiamo infatti meditato, in questo tempo di Pasqua, diverse immagini: il pastore delle pecore, la porta, la via. E oggi contempliamo l’immagine della vite, che, mentre conferma tutte le altre, esprime anche un elemento in più, perché passare attraverso Gesù non è solo camminare dietro il pastore, attraversare  una porta o procedere su una via, ma passare attraverso Gesù è anche rimanere in Lui. Il testo infatti si articola intorno alla ripetizione del verbo rimanere, in greco méno, che viene ripetuto sette volte e coniugato in modo molto vivace, come per dare un ritmo. Per tre volte, infatti, questo verbo lo troviamo alla seconda persona plurale, per due volte alla terza singolare e per una volta alla terza plurale. Questa vivacità nell’impiego di un unico verbo ci dice qualcosa: “rimanere” non è un’azione statica, ma dinamica, perché modella l’esistenza, plasma la vita del credente, fino a unificarla, fino a  far sì che si possa essere tutti una cosa sola in Dio. E se il verbo méno in greco significa restare, dimorare, in questo “restare” articolato e dinamico, di fatto, si esprime l’appartenenza reciproca tra il Signore Gesù Risorto, glorioso, e noi, che, accogliendo il dono della sua vita e del suo Spirito, rimaniamo nello Spirito, in comunione con Dio. Passare attraverso Gesù è, quindi, ricevere la vita, anzi, è entrare nella vita! È vero allora che siamo come i tralci che dimorano nella vite, che vivono della stessa linfa che scorre dentro la vite, che ricevono fecondità dalla stessa vite, perché questa è la vita di chi crede in Gesù. Affidiamoci, allora, oggi, allo Spirito Santo che crea la comunione, perché in questa quinta domenica di Pasqua, ci faccia comprendere sempre meglio che vivere in Dio è rimanere nella comunione, è immergersi nella dinamica dell’amore di Dio, per portare molto frutto. Buona domenica!

Gv 15, 1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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