Un decimo degli italiani si occupa di ogni tipo di bisogno, povertà ed emergenza


I VOLONTARI IN ITALIA SONO CIRCA 6 MILIONI

Di Angelica La Rosa

I volontari in Italia sono circa 6 milioni. Si occupano di ogni tipo di bisogno, povertà ed emergenza.

Dal 2018, Tiziana Di Masi (attrice) e Andrea Guolo (autore) portano in scena in tutto il Paese lo spettacolo teatrale #IOSIAMO: dal debutto al Teatro Elfo Puccini (Milano) ai teatri di oltre 30 città.

Parti dello spettacolo sono state rappresentate anche al Senato della Repubblica (9 novembre 2019) e a Padova per la presentazione della città come Capitale europea del volontariato, con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (7 febbraio 2020). Ora lo spettacolo continua, in altre città italiane.

Intanto IoSiamo diventa un testo. Di cosa parla il libro “#IoSiamo.Storie di volontari che hanno cambiato l’Italia (prima, durante e dopo la pandemia)” (Edizioni San Paolo 2021, pp. 224, euro 19)?

Gli autori Tiziana Di Masi e Andrea Guolo raccontano storie vere di personaggi, associazioni, sportelli, centri di accoglienza, centri di ascolto… in tutto il Paese.

Dodici capitoli, dodici aspetti diversi dell’aiuto a chi è più debole, a chi si vede negare i propri diritti, a chi deve ricostruire la propria vita, a chi ha bisogno di sostegno nella malattia e nelle calamità naturali, ai bambini, al patrimonio artistico del nostro Paese. Dodici appelli a ciascuno di noi, per unirci, nei limiti delle nostre possibilità, a questo meraviglioso “esercito del bene”.

Tiziana Di Masi, attrice di “teatro sociale”, come si definisce, è una delle voci di riferimento del teatro civile in Italia. I suoi spettacoli di punta sono Mafie in pentola. Libera Terra, il sapore di una sfida (2010), Tutto quello che sto per dirvi è falso (2013) e #IOSIAMO. Dall’io al noi (2018).

Andrea Guolo, giornalista professionista specializzato in economia, scrittore e autore teatrale, ha pubblicato libri per le edizioni Franco Angeli, Marsilio, Morellini, tra cui La borsa racconta (2007, Franco Angeli), Uomini e carne. Un viaggio dove nasce il cibo (2009, Franco Angeli) e Costruttori di bellezza (2014, Marsilio). Attualmente scrive per gli editori Class, Pambianco e per altre testate italiane ed estere.

Il libro entra “più a fondo nella vita delle persone che hanno accettato di raccontarcele. Ciascuna storia riguarda un ambito diverso del volontariato, formando un panorama certamente non completo ma, speriamo, almeno significativo del fenomeno”, scrivono gli autori nell’introduzione.

“Abbiamo deciso di aprire con la vicenda di una donna straordinaria come Norina Ventre, ultranovantenne all’anagrafe ma ancora adolescente in un cuore che batte per i suoi ‘ragazzi’ immigrati, ai quali presta aiuto e ascolto, e di chiudere con i volontari impegnati nel recupero sociale dei detenuti, perché anche quest’ordine ci sembrava potesse rappresentare una chiusura del cerchio costruito attorno al desiderio di iniziare una vita migliore: lontano da guerre e miseria nel primo caso, lontano dagli errori commessi (e da un ambiente che non aiuta a comprenderli) nell’ultimo caso. Un giornalista ci ha chiesto, durante un’intervista, perché secondo noi in Italia c’è questa forte cultura del volontariato. Stando alla nostra esperienza, perché l’Italia è un Paese profondamente ingiusto, nel quale però ci sono persone che credono alla giustizia e non si sono rassegnate a subire l’ingiustizia. Queste persone si mettono personalmente in gioco. Ci sono parti dello Stato che dovrebbero occuparsi delle disuguaglianze sociali e non lo fanno, per assenza di fondi o per disinteresse politico, perciò devono intervenire le associazioni create dalle persone per rimediare ‘dal basso’ a questa inadempienza. Certamente un contributo importante arriva dalle associazioni religiose, in particolare quelle legate alla Chiesa cattolica, e dalla cooperazione”, continuano gli autori.

“Certamente non si tratta solo di un fenomeno italiano, perché le ingiustizie e le disuguaglianze ci sono ovunque, ma questo fatto non ci consola, perché l’assenza dello Stato non può essere compensata dal volontariato e perché il volontario non può rappresentare la soluzione a una mancanza strutturale di forze e risorse, nel qual caso finisce per diventare un modo per non creare occupazione nell’ambito sociale. Il volontariato è un valore aggiunto di cui non si può fare a meno; perché è l’aiuto umano, la mano tesa verso gli altri. Il volontariato è fonte di benefico contagio, perché, citando un insegnamento buddista, tutte le volte che accendi un lume per illuminare la strada di un altro, la tua stessa strada ne sarà illuminata. Il volontariato funziona perché fa star bene chi lo fa. C’è però una minaccia evidente al futuro del volontariato, perché l’età migliore per impegnarsi è quella tra i 55 e i 70 anni, l’età in cui un tempo si andava in pensione. Con l’allungamento dell’età pensionabile, rischiamo di consegnare le persone ‘dal mondo del lavoro alle Asl’, troppo vecchi e troppo stanchi per mettersi a disposizione del prossimo. È quindi fondamentale diffondere la cultura del volontariato tra i giovani, ed è per questo che la vera sfida per formare nuovi volontari passa attraverso la scuola: i benefici riguardano tutti, a cominciare da chi tra i più giovani sceglierà di diventare volontario, perché è davvero difficile imbattersi in un volontario cinico, triste o depresso. Anzi: come racconta Mario, il volontariato può essere la più efficace medicina contro la depressione, senza neanche un effetto collaterale. Forse però uno ne ha: il volontariato crea dipendenza e, una volta che inizi, difficilmente te ne puoi staccare, nemmeno se gli impegni aumentano, se le situazioni cambiano o se gli ostacoli più grandi li trovi proprio all’interno della tua associazione, come se fosse un fuoco amico che tenta di colpirti in guerra. Il volontario va avanti, comunque: perché qualcuno ha bisogno di lui, e allora tutto il resto diventa secondario”.

 


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