I Ferragnez sono sempre nella direzione in cui soffia il vento del mainstream


La “battaglia” LGBTQ+ è imprescindibile per chiunque voglia conquistare – o mantenere – un posto al sole nel magico mondo dello showbiz…

Di Dalila di Dio

Lui è Federico Lucia, in arte – quale arte, non è dato saperlo – Fedez, noto ai più per essere sposato con Chiara. Chiara è una macchina da soldi ed ha insegnato a Federico tutto quello che sa. Insieme, compongono una coppia che fonda la propria esistenza sull’esibire per vendere. Più che una famiglia, sono un brand: i #Ferragnez.

Esistono in quanto vendono, vendono in quanto esibiscono. La loro stessa vita è merce per coloro – tanti, bisogna ammetterlo – che sono disposti ad acquistarla. Orde di giovani e meno giovani pendono dalle labbra di Chiara e, di rimando, da quelle del consorte.

Qualsiasi cosa mostrino o indossino è subito sold out: un concentrato del peggiore capitalismo e del globalismo più sfrenato. Soldi che creano soldi.
Capitale che si moltiplica grazie ai poveretti che provano ad imitare la loro lussuosissima vita sempre in vetrina e che trovano appagamento nell’osservare da un (enorme) buco della serratura il ménage familiare di Federico e Chiara e dei loro figli, messi in mostra sin dall’ecografia nel ventre materno.

Federico e Chiara sono ricchi, potenti ed influenti. Non sbagliano un colpo. Sempre dalla parte giusta, sempre sul cavallo vincente, sempre nella direzione in cui soffia il vento del mainstream.

Ma il quadretto non può dirsi completo senza quella sana spruzzata di #fuffa asteriscata, solidarietà ostentata e lotta per #IDiritti: la battaglia LGBTQ+ (la lobby che non esiste) è imprescindibile per chiunque voglia conquistare – o mantenere – un posto al sole nel magico mondo dello showbiz.

Così, Federico si improvvisa esperto di questioni etiche e di #diritto e abbraccia la battaglia per eccellenza: bisogna approvare il DDL Zan e farlo con urgenza, perché il DDL Zan “riconosce #IDiritti a chi non ce li ha”.

Federico non ha la minima idea di ciò di cui sta parlando. Gli hanno detto di dire così e lui lo dice, perché certe cose non serve capirle, basta sostenerle con convinzione.

Il sistema provvede al tutto il resto, lui deve solo fare la sua parte: d’altronde, Federico sa che, quando attiva la videocamera del suo telefonino e parte con una delle sue dirette, si rivolge ad una massa di adepti che non si pongono domande ma obbediscono ai suoi dettami con fede cieca. La stessa fede che gli fa comprare una bottiglia d’acqua minerale al prezzo di 8 euro “perché è una #limitededition firmata Ferragni”.

Federico è un abile comunicatore, sa che per raggiungere l’obiettivo gli serve un nemico: quel nemico non può che essere #MatteoSalvini, l’uomo più controverso del Paese. Convogliare l’odio dei suoi adepti verso il leader della Lega è un gioco da ragazzi.

Non gli importa degli intellettuali di sinistra, di Arcilesbica, delle femministe, degli omosessuali e dei transessuali che avversano il provvedimento. Il fatto che il fronte contrario al DDL Zan sia ampio e composito per Fedez non fa differenza. Nè per lui né per i suoi seguaci

Farli trasmigrare, per un po’, dal #ferragnismo allo #zanismo richiede solo un paio di dirette in cui Federico spiega che da una parte stanno i buoni che vogliono difendere una minoranza oppressa, dall’altra i cattivi leghisti che vogliono bastonare gli omosessuali per strada.

È un pensiero così sciocco che pure un bambino di 3 anni penserebbe che qualcosa non torna. Ma i ferragnisti no. Loro applaudono convintamente, commossi. E in un attimo, dopo aver passato la vita a pensare a moonboot ed eyeliner si ritrovano attivisti per i dritti civili. #Zanisti ferventi.

Un capitale umano inestimabile al servizio del pensiero unico dominate e della lobby che non esiste. Missione compiuta, nel plauso generale, con la complicità della Lega che – con armi totalmente inadeguate – prova a combattere su un campo che non conosce e non padroneggia, finendo miseramente per legittimare l’avversario privo di contenuti ma ben fornito di tutto quello che seve: soldi, notorietà, seguito.

Ma a Federico non basta. Vuole il martirio per la santità: mi vogliono censurare! C’è il concertone del primo maggio. Vorrà forse parlare dei lavoratori sfruttati da Amazon? Vorrà forse denunciare le mille inadempienze del Governo nei confronti dei lavoratori italiani che aspettano la cassa integrazione da mesi? No. Fedez vuole parlare del DDL delle meraviglie.

E Raitre, la rete sinistra per eccellenza, lottizzata in quota PD – maggiore azionista dell’operazione #Zanismo – vuole impedire al rivoluzionario Fedez di parlare del DDL. Peccato che alle posizioni propagandate dai sostenitori del DDL si sia appecorato praticamente l’intero mondo dell’informazione, la televisione di intrattenimento, il cinema, le serie TV e pure la #SoraConcettina che vuole sentirsi moderna e non ha paura dei diritti, come quei sovranisti cattivoni.

Fedez urla e strepita per riaffermare – alla ex portavoce di Walter Veltroni – il proprio diritto di “#artista” (sic!) di dire “quel cazzo che gli pare” su un palco ed è persino credibile nella sua ostentata incazzatura a favore di telecamera.

Il #Sistema che vuole censurare il sistema: incredibile, sempre che non siate dei ferragnisti zanisti.

Loro sono disposti a credere che il povero Federico sia un coraggioso rivoluzionario pronto a sfidare i poteri forti per il bene degli ultimi e degli oppressi, assumendosi la responsabilità – poffarbacco! – delle sue affermazioni sovversive ed antisistema riassumibili in “lega caccabrutta, Salvini cattivone, io buono”.

La verità è che lo zanismo vacilla, il fronte del no si allarga e, senza la storiella della censura, quello di Fedez col suo cappellino brandizzato al concertone del primo maggio, sarebbe stato uno dei tanti discorsi antisalvinisti, antileghisti, progressisti un tanto al chilo che ormai affollano tutti i media, h24, 7/7.

Ma qualcuno ha tentato di censurarlo e, di colpo, il monologo delle banalità assortite è diventato il caso del giorno. Cavalcato dall’intero fronte antileghista che da ore ci sguazza come sanno fare solo i maiali nel fango. A pensar male si fa peccato…

 


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