La vera scuola è a scuola


DELLA DRAMMATICA ESPERIENZA DEGLI ULTIMI DUE ANNI SCOLASTICI DI TIRA E MOLLA NELL’APERTURA/CHIUSURA DELLE SCUOLE ITALIANE “PER CORONAVIRUS”, È NECESSARIO FARE TESORO PER IL FUTURO. HANNO CONTESTATO LA LINEA “CHIUSURISTA” DEI GOVERNI CONTE 2 E (INIZIO) DRAGHI, GLI INSEGNANTI PIÙ ACCORTI, SOPRATTUTTO DI ELEMENTARI E MEDIE, I QUALI HANNO COMUNQUE CERCATO FRA MILLE DIFFICOLTÀ E ASTRUSERIE NORMATIVE DI CONTINUARE A LAVORARE PER IL BENE DI BAMBINI E RAGAZZI

Di Giuseppe Brienza

Nel libro La scuola a scuola – Contro la didattica a distanza (Castelvecchi Editore, Roma 2020, pp. 61, € 9), a parlare è un insegnante che, già dopo la prima fase emergenziale di Dad (il saggio è stato infatti pubblicato ad agosto 2020), conclude plasticamente il suo scritto con un Breve manifesto contro la Dad, in 10 punti, tutti perfettamente condivisibili (v. Appendice 2, alle pp. 57-58). Ma l’Autore contesta anche la formula mista (metà alunni a casa e metà alunni connessi da remoto), denominata Didattica Digitale Integrata (Did), considerata meno “traumatica” ma, nondimeno, spersonalizzante e dequalificante il ruolo del docente. Alternative in caso di picchi epidemici? Implementare modelli di insegnamento all’aperto, aule verdi, outdoor education, ma mai sacrificare i diritti/doveri degli alunni e delle loro famiglie con ripetuti lockdown scolastici…

Pietro De Angelis, con oltre venti anni alle spalle di esperienza come maestro nella scuola primaria, ci spiega infatti che ogni didattica non può che nutrirsi di comunità e di presenze, ovvero di corpi che interagiscono insieme, in uno stesso spazio, in uno stesso tempo. Ogni tentativo di rompere questa unità come avvenuto nel periodo della scuola funestata dal Covid-19 è destinato a produrre effetti distruttivi su qualsiasi processo di insegnamento e apprendimento, rendendolo di fatto impossibile. La scuola, in definitiva, non può esistere altrove che in un luogo fisico, in uno spazio condiviso: la classe. «La scuola si può fare solo a scuola», afferma giustamente (p. 32).

Secondo De Angelis, quando a marzo 2020 la didattica a distanza è stata imposta all’improvviso a tutto il mondo scolastico e delle famiglie italiane, ha avuto «l’effetto di una rivoluzione copernicana» che, «nell’arco di pochi giorni e senza alcuna possibilità di preparazione» (p. 13), ha svelato da subito tutti i suoi limiti, le sue mancanze e le sue contraddizioni. La Dad, in pratica, ha confermato se mai ce ne fosse stato bisogno che non può esistere altra didattica se non quella in presenza e che non si può separare il corpo del docente da quello del discente, senza con ciò creare un vuoto che nessuna tecnologia potrà mai colmare. La Dad è pertanto una non-didattica, ed è diventata per non pochi pericolosi teorici «un’idea di futuro» (p. 53) o, piuttosto, un’ideologia orwelliana di futuro. Parliamo di quella “scuola ibrida permanente” che vorrebbe isolare ed immergere i nostri giovani in una dimensione digitalizzata forzata e pervasiva, diretta a farne dei burattini incapaci di pensare criticamente. Altro che scuola nuova!

Come leggiamo nel libro, piuttosto, occorrerebbe fare tesoro di quest’anno di Dad per ricostruire nei prossimi mesi una scuola comunitaria. Sì, perché senza una relazione non si può avere insegnamento ma, al massimo, trasmissione di nozioni. Senza poi citare il fatto che la Dad ha “lasciato indietro” tutti «gli alunni disabili, con disturbi dell’apprendimento, con bisogni educativi speciali, o che vivono in situazioni di disagio economico, deprivazione culturale o abuso domestico» (p. 57). In definitiva, ha incistato nella nostra scuola, un tempo di eccellenza, il principio della distanza che, come conclude giustamente De Angelis, «è la negazione di ogni didattica perché, la didattica, è la negazione di ogni distanza» (p. 39).

Nel medio-lungo periodo, quindi, occorrerebbe prevedere un massiccio piano di investimenti sulla scuola per risolverne le carenze croniche (logistica, organici, trasporti). I sindacati stimano necessaria una cifra di 10 miliardi; dunque che se ne investano 2 all’anno per i prossimi cinque anni. Se non lo si farà, si starà implicitamente affermando che la scuola (e quindi il futuro del paese) non è al centro dell’agenda politica di questo Governo.


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