Sul ddl Zan informazione o distrazione di massa?


SI LASCIA MOLTO SPAZIO ALLA PROPAGANDA DEL DDL ZAN, UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE MIRA A DIVIDERE LA SOCIETÀ IN CATEGORIE, RENDENDOLA ANCORA PIÙ OPPRIMENTE E DISPOTICA, ATTRAVERSO TRASMISSIONI, SPONSOR E PROFILI SUI SOCIAL, ISTIGANDO UN VERO E PROPRIO ODIO VERSO COLORO CHE CONOSCONO REALMENTE IL TESTO DI LEGGE E NE METTONO IN GUARDIA DAI REALI, E NON IMMAGINARI PERICOLI CHE DERIVEREBBERO DALLA SUA APPROVAZIONE

Di Maria Bigazzi

L’informazione riveste un ruolo fondamentale all’interno della nostra società.

Tutto quello che conosciamo infatti, lo apprendiamo dai mezzi di comunicazione, in particolare attraverso la televisione e i social, oggi sempre più diffusi.

Ma occorre fare una distinzione tra la buona informazione, quella che presenta i fatti per come sono nella realtà, e l’informazione che invece viene utilizzata come strumento per colpire chi non vuole conformarsi a un certo modo di pensare.

In particolare, i social oggi sono diventati piattaforme dove viene difficile distinguere il vero dal falso, in quanto i fatti molte volte vengono presentati non in modo oggettivo e fedele alla realtà, ma secondo i dettami di chi vuole affermare nella società determinate idee e molto spesso ideologie.

I mezzi di informazione sono strumenti molto potenti e se non utilizzati secondo il buon senso possono diventare delle vere e proprie armi. I regimi totalitari ne facevano uno strumento di controllo delle masse, per giungere in ogni casa e instillare nelle persone i dettami da loro decisi e i comportamenti da tenere.

In questi giorni abbiamo avuto un esempio lampante di quanto l’informazione nella nostra società abbia un ruolo fondamentale, ma soprattutto come essa sia diretta a fornire notizie su determinati argomenti, sviando molte volte l’attenzione dai problemi reali.

L’Italia si sta trovando a fronteggiare gravi problemi dovuti a un anno e più di chiusure e restrizioni. Una crisi spaventosa minaccia il futuro di tutto il Paese, migliaia di persone hanno perso il lavoro e tante altre stanno cercando un posto sicuro che possa dare certezza a tutta la famiglia; i ragazzi e i bambini hanno sofferto mesi di lockdown e di didattica a distanza che ha reso ancora più incerto il loro futuro, spingendoli ad odiare la vita al punto di non voler più uscire dalla propria stanza o di desiderare la morte; gli anziani si sentono smarriti in un mondo che li vede sempre più come un peso e non una ricchezza, lasciandoli soli e senza la gioia di poter avere accanto i propri cari.

Ma oltre a tutto questo, abbiamo dovuto far fronte a ulteriori restrizioni della libertà che hanno visto la proposta di un nuovo metodo di controllo e di violazione della privacy, il green pass, accettato dai più come un modo sicuro per viaggiare e proteggere se stessi e gli altri, quando invece si dimostra l’ennesima oppressione della libertà personale.

Ma oggi ad avere il primo posto nell’informazione non sono i veri problemi degli italiani. Infatti, ora si lascia spazio a un caso scandaloso di cui dovrebbe occuparsi solo la giustizia; a un personaggio che blatera dal palco senza un minimo di conoscenza di ciò di cui parla, che approfittando della televisione di Stato e dell’assenza voluta delle controparti, a un concerto ha potuto deliberatamente insultare quelli che la pensano diversamente da lui e che combattono per la vera libertà.

Soprattutto oggi si lascia molto spazio alla propaganda del Ddl Zan, una proposta di legge che mira a dividere la società in categorie, rendendola ancora più opprimente e dispotica, attraverso trasmissioni, sponsor e profili sui social, istigando un vero e proprio odio verso coloro che conoscono realmente il testo di legge e ne mettono in guardia dai reali, e non immaginari pericoli che deriverebbero dalla sua approvazione.

Forse ora sono questi i problemi più grandi per una società in cui la maggior parte delle persone si è abituata a sposare passivamente il pensiero unico, senza informarsi sulla realtà dei fatti e senza alzare lo sguardo dal mondo fittizio della televisione.

A lasciare perplessi poi, è il fatto che di Covid non si è sentito più parlare molto in questi ultimi giorni, mentre il numero dei contagiati e dei morti che ci martella da oltre un anno, sembrerebbe essere sostituito dalle notizie che ora hanno maggiore audience.

Queste vicende ci dimostrano come l’informazione sia diventata uno strumento che ha il potere di distrarre la popolazione dai problemi reali, concentrando la propria attenzione su fatti non rilevanti, e tralasciando la necessità di una maggiore tutela dei diritti della personalità e del diritto all’onore, oggi troppo spesso violati e non garantiti.

I mezzi di comunicazione non devono essere condannati in quanto tali, anzi essi rivestono un ruolo fondamentale nella nostra società, ma allo stesso tempo non possono divenire strumenti per controllare la massa, in modo da presentare solo ciò che il pensiero unico vuole affermare, eliminando tutti quelli che vi si oppongono.

La libertà di espressione è un diritto che non deve essere dimenticato, ed è vergognoso dover assistere a un impiego arbitrario della propria posizione di superiorità per denigrare chi si oppone a certe ideologie, combattendo per la difesa della libertà e per dare un futuro migliore al Paese e ai propri figli.

Sentire parlare di uguaglianza da chi per primo si fa beffe degli altri, elevandosi ad una condizione superiore attraverso un’informazione diretta a tale scopo, mette ancora una volta in chiara luce l’ipocrisia di chi vuole eliminare le disuguaglianze creando categorie a parte e disprezzando le altre correnti di pensiero.

Il pluralismo delle notizie e quindi la presenza di più voci anche contrapposte, realizza il diritto all’informazione del cittadino, ma non deve accadere che determinati canali si affermino su altri attraverso strumenti non leali e a discapito delle persone stesse, alle quali viene presentato un solo punto di vista.

Dunque, è necessario che attraverso l’uso della ragione e dell’intelligenza, si scelga la buona informazione, quella che non considera le persone meri individui senza personalità e dignità, ma che tiene conto del rispetto della dignità trascendente della persona umana.

 


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