Sul divorzio l’Italia riceve una lezione dalla Cina


NELL’ULTIMO ANNO IN ITALIA, CAUSA PANDEMIA, SI È ARRIVATI A CONCEDERE IL “DIVORZIO BREVE” ANCHE VIA MAIL. IN CINA, INVECE, NAZIONE CHE NON HA CERTO VISSUTO UN PERIODO DI EMERGENZA SANITARIA MENO GRAVE DEL NOSTRO, UNA NUOVA LEGGE HA INTRODOTTO, PRIMA DELLO SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO FAMILIARE, UN PERIODO OBBLIGATORIO DI “RIFLESSIONE” DI 30 GIORNI. CONSIDERIAMO CHE NEL NOSTRO PAESE, TRA IL 2015 (ANNO D’INTRODUZIONE DEL “DIVORZIO BREVE”) E IL 2016, I DIVORZI SONO PASSATI DA 50MILA A 80MILA E, SECONDO GLI ULTIMI DATI, SI SONO ORMAI ATTESTATI AD OLTRE GLI 85MILA CASI

Di Giuseppe Brienza

Stretta tra un pesante tasso di denatalità (-14,9% secondo gli ultimi rapporti demografici) e una vertiginosa crescita dei divorzi (nel 2020 un milione di cinesi ha chiesto il divorzio, segnando un +13% rispetto all’anno precedente, con punte del +36% a Pechino e +53% a Shanghai), il governo comunista cinese ha recentemente deciso di stabilire un periodo di riflessione di 30 giorni per tutte le coppie che chiedono il divorzio, per evitare decisioni “impulsive”.

In Italia, invece, alcuni tribunali, con la scusa del Covid (situazione peraltro analoga a quella cinese), stanno procedendo nella direzione opposta, riducendo ulteriormente il divorzio ad una pratica amministrativa come tutte le altre. Nello stesso momento in cui un Governo che non crede certo alla famiglia ma che, per motivi di sopravvivenza sociale, sta operando un passo indietro nel precesso di liquidazione del matrimonio e della famiglia, alcuni giudici italiani approfittano dell’emergenza sanitaria per operare una “fuga in avanti”. Per arrivare alla sentenza di scioglimento del matrimonio, infatti, diversi giudici hanno consentito e stanno consentendo di evitare l’udienza finale in presenza cavandosela con una semplice comunicazione sottoscritta in via telematica. Un’altra forma di Dad, in pratica, il “Divorzio a distanza”…

Può essere che, quando l’emergenza coronavirus sarà superata, non tutto torni come prima anche nei tribunali. Sulla base dei precedenti di Torino, Vercelli, Verona, Monza e altre sedi giudiziarie, quindi, il divorzio via mail potrebbe essere conservato a tempo indeterminato.  Ma un’udienza virtuale, così come ogni forma di relazione/interscambio sociale “a distanza”, non può dare garanzia di una seria trattazione di atti che hanno un contenuto esistenziale e impattano con conseguenze di rilievo pubblico e sociale. Sarebbe in effetti come se lo Stato, «nel momento in cui due persone decidono pubblicamente di porre la parola fine alla propria relazione, manifestasse il suo disinteresse e ammettesse che quella decisione è così irrilevante da poter essere chiusa, senza formalità, senza neppure una firma apposta di fronte all’autorità di un giudice» (Luciano Moia, Divorzio possibile via mail. Un rischio da scongiurare, Avvenire, 12 maggio 2020).


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