Shemà. Commento al Vangelo del 9 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: domenica 9 maggio 2021

VI DOMENICA DI PASQUA

In questa sesta domenica del Tempo di Pasqua la liturgia ci fa meditare l’amore di Dio e ci comunica che l’amore di Dio è lo stesso amore che viene comunicato a noi perché sia donato a ciascuno di noi e diventi “l’ambiente naturale” della vita di tutti. L’amore di Dio, infatti, ci unisce in un unico sentimento puro, che Gesù stesso definisce col termine di amicizia: Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. L’amicizia è, quindi, comunione totale di tutto ciò che c’è di più profondo in noi, è fiducia piena nell’altro, affidamento di sé. Oggi dunque il Vangelo ci annuncia che siamo scelti da Dio perché questo amore di stima e di fiducia diventi vita, si faccia concreto. Dio ci ha scelto e ci ha costituito per vivere insieme la comunione e l’amicizia. S. Agostino ci fa riflettere proprio su questo amore di amicizia. Condivido con voi le sue riflessioni: “Anzitutto vi invito, carissimi, a considerare come sia essenziale dell’amore di amicizia la gratuità: non si deve avere un amico, amare un amico, in vista di un utile che ne venga. Se si ama un amico per averne denaro o altro vantaggio temporale, l’amore non è volto all’amico, ma al bene che da lui ci proviene. Un amico dev’essere amato per se stesso, non per altro. Se la regola dell’amicizia richiede che sia gratuito l’amore per l’amico, a maggior ragione dev’essere gratuito il nostro amore di Dio, dal quale ci viene il comandamento di amare l’uomo. Da Dio il piacere maggiore. Nell’uomo troviamo cose che ci urtano, anche se per amicizia ci sforziamo di sopportarle senza rompere l’amicizia; a maggior ragione nell’amore di Dio niente ci può spingere a rompere da parte nostra l’amicizia. Da Dio il piacere maggiore. Nulla ci può offendere da parte di Dio, se non siamo noi a offenderlo: in lui la bellezza e la dolcezza più alte. Ma poiché Dio non lo vediamo, qualcuno di voi mi può chiedere come possiamo amarlo senza vederlo. Proprio per aiutarvi ad amare Colui che non vedete, vi mostro come riuscire a vedere qualcosa che i nostri occhi non sanno vedere. Consideriamo un amico che ci è caro, che amiamo disinteressatamente, e chiediamoci che cosa amiamo in lui. Facciamo l’esempio di un amico vecchio: può capitare che sia nostro amico una persona anziana. Non amiamo in lui il suo corpo curvato, la testa bianca, le rughe sulla fronte, la mascella contratta: il corpo che vediamo è diventato quanto mai brutto a causa della vecchiaia. Non amiamo il corpo brutto che vediamo, ma troviamo in lui qualcosa che ce lo fa amare. Che cosa ci fa vedere quello che amiamo? Se ci viene chiesto perché lo amiamo, rispondiamo perché è persona fedele. Dunque amiamo la sua fedeltà. Ecco, gli stessi occhi che ti fanno vedere la fedeltà dell’amico, ti fanno vedere Dio. Comincia ad amare Dio, e per l’amore di Dio amerai l’uomo.” Queste parole così profonde e vere di Sant’Agostino ci siano di aiuto per mettere in pratica il Vangelo che oggi ci viene annunciato. Preghiamo allora oggi, in questa domenica, gli uni per gli altri, intercediamo presso il Signore perché ogni cristiano conosca l’amicizia di Dio, perché, come il Signore ci ha chiamati amici, anche ciascuno di noi possa davvero sperimentare questa amicizia nella vita gli uni attraverso gli altri, vivendo tra noi l’amore fraterno, puro e disinteressato che  ci è stato donato. Buona domenica!

Gv 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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