Shemà. Commento al Vangelo del 10 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 15, 26 – 16,4

lunedì 10 maggio 2021

Oggi il Vangelo comincia a presentare la persona dello Spirito Santo come Paraclito, che in greco significa “colui che viene chiamato accanto” e veniva usato soprattutto nel linguaggio giuridico, per dire anche “colui che difende” una persona accusata, che prova la sua innocenza.
Le parole di Gesù ci fanno capire che il Padre invierà in nostro aiuto lo Spirito Santo perché sia il testimone della santità di Gesù e anche noi, lo dice proprio Gesù, siamo testimoni di questa santità, di questa integrità luminosa della realtà di Dio che ci abita, e che sempre lascia emergere il contrasto con le tenebre intorno a noi e dentro di noi. La cosa importante, sembra ricordarci oggi il Vangelo, è permettere che quest’opera di luce si compia e per questo è necessario che noi non ci scandalizziamo di fronte al male che potrebbe emergere a causa di questo tipo di testimonianza. Ed è importate quindi capire bene che qui Gesù non ci sta dicendo di accogliere la persecuzione, ma di non scandalizzarci della persecuzione, cioè, letteralmente, di non permettere che le prove e le persecuzioni ci “siano di inciampo”, cioè che ci facciano cadere e restare a terra, e restare a terra! facendoci perdere tempo! Se invece ci ricordassimo quello che oggi il Vangelo ci annuncia, la persecuzione ovviamente ci sarebbe, ma noi avremmo sempre la forza per rialzarci e andare avanti, perché abbiamo un Paraclito, un Difensore che ci dona la forza per dare testimonianza della santità di Gesù. Non la nostra, ma quella di Gesù, al quale noi apparteniamo per fede.
Quindi, qualsiasi sia l’accusa che potrebbe esserci fatta in ambito di fede e quindi anche di vita, perché la nostra fede ha sempre a che fare con la vita, ricordiamocelo sempre, se invochiamo lo Spirito Santo, potremmo essere uniti a Gesù e quindi resi innocenti, immacolati, giustificati e anche rispettati, perché la nostra chiamata di cristiani è quella di portare nel mondo la santità di Gesù.
A questo proposito mi viene in mente un aneddoto su don Bosco che ho letto tempo fa e che vorrei condividere con voi, perché ci aiuta a vivere nel quotidiano l’insegnamento di questo Vangelo: “Un giorno, a Roma, Don Bosco si trovò la strada sbarrata da un gruppo di ragazzacci che volevano divertirsi alle spalle di un prete. Non sapevano che quel prete era Don Bosco. Avevano fatto una barriera come per chiuderlo in trappola e ridacchiavano beffardi. Don Bosco tranquillo avanzò sino a loro; poi ebbe un gesto improvviso di cortesia: si tolse il cappello e chiese: “Mi potete permettere di passare?”. Lo disse con estrema gentilezza e sorrise. Quei ragazzacci di colpo zittirono; rimasero affascinati dal suo volto mite e sorridente. “S’immagini, reverendo, passi pure”. Avevano capito che Don Bosco li amava. Diceva Pascal: “Il primo effetto dell’amore è di ispirare un gran rispetto”.   Buona giornata!

Gv 15, 26 – 16,4

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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