Ecco chi è San Domenico de la Calzada


“I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Di Mariella Lentini*

Ci sono santi che, seppure disabili, hanno fatto molto per l’umanità. Domenico Garcìa nasce deforme, in Spagna, a Viloria de Rioja, intorno al 1019. Povero pastorello, non va a scuola. Vorrebbe diventare monaco, ma in convento non lo accolgono perché deforme e non istruito. Così diventa eremita. Vive solo, con poco cibo e tanto freddo. Prega e loda il Signore. Il vescovo Gregorio, però, intuisce la sua santità, lo ordina sacerdote e lo nomina suo assistente.

Alla morte di Gregorio, Domenico è di nuovo eremita presso il fiume Oja e si prodiga per aiutare i pellegrini diretti a Santiago de Compostela (Galizia) per devozione all’apostolo San Giacomo il Maggiore. Aiutato dagli abitanti del luogo e dal re Alfonso VI di Castiglia, Domenico fa erigere ponti e disbosca foreste per costruire una carreggiata di 30 km, da qui il suo nome Domenico de la Calzada (“della strada”). Costruisce anche un ospedale e un ostello per offrire cure, riparo e ristoro e una chiesa. Intorno alla capanna di Domenico spuntano le case e fiorisce un paese che oggi conta quasi settemila abitanti: Santo Domingo de la Calzada.

Il povero pastorello, diventato architetto e ingegnere, muore anziano, nel 1109, nel villaggio da lui creato. Nei secoli diventa famoso per i suoi prodigi. Si narra che, davanti alla sua tomba, un cavaliere sia stato liberato da uno spirito del Male e che un pellegrino sia guarito da un’infezione agli occhi. La gallina asada (“la gallina arrostita”) è il miracolo più pittoresco. Secondo la leggenda, una coppia tedesca con il loro bellissimo figlio Hugonell, partiti da Colonia in cammino verso Santiago de Compostela, sostano in una locanda a Santo Domingo de la Calzada. La figlia dell’oste si invaghisce del ragazzo che però la respinge. La ragazza, per vendetta, nasconde una tazza d’argento nella borsa del giovane e lo fa condannare a morte per furto.

San Domenico compie il prodigio e il ragazzo, appeso alla corda, si salva. Gli anziani coniugi si recano dal magistrato per raccontare il fatto, ma questi, davanti al tavolo imbandito, risponde sprezzante: «Vostro figlio è vivo come i due polli arrosto che sto per mangiare». Miracolosamente il gallo e la gallina si alzano cantando e il ragazzo viene liberato. A ricordo dell’evento, nella cattedrale della città si può ammirare il gallinero (“il pollaio”) con una gallina e un gallo, bianchi e vivi.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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