Liturgia “ostaggio” di chi vuole una chiesa ambulatorio e non luogo di salvezza delle anime


A 14 MESI DALL’INIZIO DELLA CATTIVITA’ SANITARIA CHI SALVERÀ LA CHIESA RIFORMATA DELL’ERA COVID?

Di Pietro Licciardi

A oltre quattordici mesi dall’inizio della nostra “cattività sanitaria” non si vede ancora la fine del tunnel e mentre i nostri amati governanti ancora si dilettano con i gessetti a colorare le regioni d’Italia ripetendo ossessivamente che «niente sarà come prima» – e perché mai dovrebbe essere così? – noi cattolici ci troviamo ancora a subire limitazioni alla liturgia e ingressi contingentati per assistere alle funzioni.

E’ brutto dirlo, ma il sospetto che affiora è che mentre per qualcuno il Covid-19 è stata l’«opportunità» che aspettava per giungere ad un Grande reset economico e sociale, per qualcun altro è invece l’opportunità per portare a compimento l’opera di Riforma e protestantizzazione della Chiesa cattolica.

Col pretesto del contagio nel 2020 le porte delle chiese sono rimaste sbarrate per settimane dicendo che «si può pregare anche da casa», i riti della Settimana Santa non sono stati celebrati e nel 2021 lo sono stati a “scartamento ridotto” e ancora una volta senza processioni e manifestazioni pubbliche. Niente processioni neppure per il Corpus Domini e le feste patronali, quando per inciso l’8 Marzo e il 25 Aprile – festività laiche di parte e con una forte carica ideologica – manifestazioni e processioni sguaiate e urlanti si sono svolte in tutta Italia anche in barba alle norme di sicurezza imposte e decretate. Pure a Natale a Nostro Signore è stata riservata una nascita prematura, come se il virus andasse in letargo durante il giorno per risvegliarsi solo dopo le dieci di sera o si formassero i famigerati assembramenti all’uscita delle funzioni solo a Natale e Pasqua mentre tutte le altre domeniche no.

Ormai ci siamo assuefatti anche a norme insensate e cervellotiche come la scomparsa dell’acqua santa, che evidentemente è un pericolosissimo veicolo di infezioni, anche se contenuta in apposito dispenser. Al suo posto flaconi di “santa Amuchina” collocati nelle ex acquasantiere. Scomparsi o “sigillati” in molte chiese anche gli inginocchiatoi mentre ormai l’abuso della Santa Comunione in piedi e sulle mani, oltretutto preventivamente impiastricciate di sacrilego gel sanificante” è diventata obbligatoria.

Insomma pare che a certo clero non sia parso vero da un lato imporre al proprio gregge, non necessariamente nel senso evangelico del termine, nuovi stili molto più in sintonia con le eresie moderniste – le quali schifano certe manifestazioni di devozione popolare, come l’uso dell’acqua santa, le processioni, l’inginocchiarsi davanti al tabernacolo e davanti alla sacra particola -; dall’altro “normalizzare” gli ultimi nostalgici preconciliari e integralisti.

Tutto questo, sia inteso, in nome del più puro altruismo e rispetto per il prossimo. Sia mai che nella chiesa ospedale da campo qualcuno possa ammalarsi! Del resto non è stato Gesù in persona a raccomandare: «Prima di tutto la salute, che per l’anima c’è sempre tempo»?

Per farci digerire il regime di terrore e di dittatura sanitaria in ambito civile e religioso ci hanno detto e ci stanno ripetendo che senza le drastiche misure adottate i morti sarebbero stati e potrebbero ancora essere molto più numerosi a causa dell’ingolfamento delle strutture ospedaliere, drammaticamente insufficienti. In questo caso c’è da chiedersi: come mai durante tutti questi mesi si sono buttati al vento milioni di euro per comprare dalla Cina attrezzature sanitarie taroccate o banchi di plastica per le scuole già finiti in magazzino anziché potenziare o costruire nuovi ospedali?

E qui torna alla mente la saggia battuta di quel noto politico democristiano secondo il quale a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca.

Vuoi vedere che il Covid-19 per qualcuno è veramente una imperdibile «opportunità»?

Ma per tornare a ciò che ci sta a cuore quello che adesso ci indigna e ci ferisce è costatare che nessuno, o quasi, tra i molti preti e vescovi che hanno conservato il bene della fede e il lume della ragione manifesti un minimo dubbio o cerchi di por rimedio a quanto è avvenuto e sta avvenendo nella Chiesa e nella liturgia, lasciando di fatto ulteriormente degenerare una situazione dalla quale sarà poi impossibile tornare indietro.

Tuttavia se la sponda clericale tace, il malcontento tra alcuni fedeli cresce, anche se sottotraccia. Chi è indignato e angustiato per quello che si osserva quotidianamente nelle nostre chiese trova infatti sempre più rifugio là dove ancora resiste la tradizione e la vera fede, e magari si celebra la Santa Messa nel modo antico e come Dio comanda. Ma anche questo, a nostro modestissimo parere, rischia di non fare il bene di Santa Romana Chiesa, poiché il vetus ordo rischia di diventare il ghetto in cui rinchiudere gli ultimi nostalgici di una Chiesa “vecchia” e non più al passo coi tempi. Anche se probabilmente saranno solo questi “ghetti” frequentati dal piccolo resto a rimanere in piedi quando la chiesa apostata ed eretica sarà crollata sotto il peso del proprio moralismo e delle proprie contraddizioni. Nel frattempo però migliaia di anime si saranno perse, sbranate da pastori che sotto il mantello e l’odore delle pecore celano artigli da lupi famelici.

Grazie a Dio non dovremo essere noi i primi a rendere conto a Nostro Signore di queste anime e dello sfacelo in cui versa la nostra amata Chiesa. Tuttavia anche su di noi grava una pesante responsabilità.

Riportiamo una celebra frase dell’arcivescovo di Newport, stato nordamericano del Rhode Island, Fulton Sheen (1875-1979): «Chi salverà la Chiesa? Non pensate ai sacerdoti. Non pensate ai vescovi. Sta a voi, laici. Sta a voi ricordare ai sacerdoti di essere sacerdoti e ai vescovi di essere vescovi».

 


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