Tra il mondo e i discepoli di Cristo non vi può essere sintonia


I PRIMI CHIAMATI FURONO GLI EBREI, MA POICHÉ ESSI NON ACCETTARONO CRISTO, IL REGNO DI DIO PASSÒ AD ALTRI, CHE LO FECERO FRUTTIFICARE, COME AVEVA DETTO GESÙ AI CAPI DEL SINEDRIO

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Il Vangelo prosegue la sua corsa. Paolo, lasciata Atene, si recò a Corinto, città di floridi commerci e molto corrotta. Qui conobbe Aquila e Priscilla, espulsi da Roma dall’imperatore Claudio, perché giudei. Si stabilì da loro, essendo dello stesso mestiere: fabbricatori di tende. Ma quando vennero Timoteo e Sila, si dedicò tutto alla predicazione. Entrava nelle sinagoghe e cercava di persuadere giudei e greci riguardo a Gesù.

Ma, come al solito i giudei si opposero, tanto che Paolo decise di rivolgersi ai greci, dichiarando: “Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani” (At 18,6). Ma alcuni, anche tra i giudei si convertirono e così anche molti Corinzi, che chiesero il Battesimo. Si andò formando una bella e grossa comunità, con cui Paolo avrà un rapporto intenso.

A loro scriverà due importanti lettere. I primi chiamati furono gli ebrei, ma poiché essi non accettarono Cristo, il Regno di Dio passò ad altri, che lo fecero fruttificare, come aveva detto Gesù ai capi del Sinedrio.

Tra il mondo e i discepoli di Cristo non vi può essere sintonia. “Voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”.

La tristezza fu per la Passione; la gioia per la risurrezione. Oggi sarà lo stesso per la Chiesa (vera): come per il Capo, così per il Corpo: apparente fine e nuovo trionfo.


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