Ci sono ancora dei veri pastori che annunciano tutta la volontà di Dio?


Paolo, dopo la sua conversione, ha vissuto tutta la sua vita per Gesù

Di Padre Giuseppe Tagliareni

“Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane” (At 20,7), dice Luca. Erano a Troade con Paolo e altri. Testimonia che i primi cristiani avevano iniziato a celebrare la Messa la domenica: cosa che è diventata norma per tutti.

Paolo fece convenire ad Efeso i capi delle chiese da lui fondate e pronunziò un accorato discorso di addio. Cercò di confermarli nella fede e nell’ufficio affidato; li mise in guardia dai pericoli di scismi ed eresie e profetizzò che lo aspettavano catene a Gerusalemme, dove voleva recarsi per la Pentecoste.

“Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio” (v.24).

È la confessione di uno dei più zelanti apostoli di sempre. Dopo la sua conversione egli era vissuto tutto per Gesù e questo zelo lasciava loro in esempio da imitare.

“Non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio” (v.27). Ecco il dovere dei veri pastori. Ce ne sono ancora?

Uscito dal Padre, Gesù ritorna a Lui, dopo aver compiuto la redenzione degli uomini per dare loro la vita eterna.

“Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.

I suoi discepoli hanno creduto e lo hanno accolto; Gesù li affida al Padre, ma non prega per il mondo, regno del peccato: esso andrà in perdizione.


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