Shemà. Commento al Vangelo del 18 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 17, 1-11

martedì 18 maggio 2021

Oggi il Vangelo ci fa meditare la preghiera di Gesù, mostrandoci l’amore che Gesù ha per noi e per tutti coloro che hanno creduto in Lui, in ogni tempo e in ogni luogo.
Nel testo emerge tutta la profondità e la forza di questo amore attraverso le parole che Gesù rivolge al Padre, mentre alza gli occhi al cielo. Alzare gli occhi al cielo è un gesto forte nella Bibbia, che è immagine della preghiera che sale a Dio, allegoria di una misteriosa elevazione spirituale, perché i cieli sono considerati la sede della divinità. Ricordiamo, per esempio, il Salmo 123, il salmo delle ascensioni al tempio, attribuito al Re Davide e che ci fa pregare così (versetti 1-2): “A te alzo i miei occhi, a te che siedi nei cieli. Ecco, come gli occhi dei servi alla mano dei loro padroni, come gli occhi di una schiava alla mano della sua padrona, così i nostri occhi al Signore nostro Dio, finché abbia pietà di noi.” Il cielo è, quindi, la direzione unica della preghiera, che fa vivere la speranza, esprimendo il desiderio di quell’oltre che libera lo sguardo interiore dalle situazioni che opprimono l’anima, portandola già al di là delle prigioni che ancora ci possono intrappolare e ci impediscono di procedere. Ecco oggi ci viene annunciato che anche Gesù ha alzato gli occhi al cielo prima di vivere la sua Pasqua, e l’ha fatto per amore nostro.
Quanto è bello, allora, oggi contemplare Gesù che prega, che alza lo sguardo al cielo e parla col Padre! È perfino commovente considerare questo particolare atteggiamento di affidamento di Gesù, che consegna nella preghiera tutta la sua vita, i suoi discepoli, tutti noi al Padre!
La preghiera di Gesù è unita al Padre, tutta protesa al presente, a quel presente, a quell’ora, in cui tutto si compie. Infatti le parole di Gesù ci fanno capire che Lui ha vissuto tutta la sua esistenza terrena per quest’ora, l’ora della sua Pasqua e. lo percepiamo, è come se non vedesse l’ora di arrivare a questo completo affidamento di tutto se stesso al Padre e a ciascuno di noi.
Ecco, amici, anche la nostra preghiera dovrebbe essere così: unione col Padre e con coloro che portiamo nel cuore. Solo se arriviamo a pregare così ci accorgiamo che anche la nostra vita può diventare un dono d’amore, che ci rende felici perché l’amore ci porta a glorificare Dio. Tutto il testo, lo si può notare bene, si articola intorno alla glorificazione: Gesù è glorificato dal Padre, perché il Padre sia glorificato in Lui. Ma non solo! Alla fine del testo, Gesù afferma anche che Lui è glorificato in noi, nella misura in cui noi crediamo in Lui.
La nostra felicità è, quindi, glorificare Dio! E poiché chi glorifica è sempre colui che ama, è necessario amare, perché è l’amore che permette la glorificazione. Il vero dono di cui tutti abbiamo bisogno, allora, e che Gesù oggi, con la sua preghiera, ci ottiene dal Padre è il Suo Amore per noi, un amore che ci unisce tutti al Padre come veri figli nello Spirito del Figlio, in Gesù. Accogliamo allora oggi, nel nostro cuore, questo Vangelo, lasciamo scendere in profondità queste parole sante che il Vangelo ci trasmette e diciamo a Dio, nel corso di questa giornata: Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie. Buona giornata!

Gv 17, 1-11

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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