Dopo il delitto… arriva l’inevitabile castigo


NOI TUTTI NELL’ALDILA’ DOVREMO ESPIARE I NOSTRI PECCATI. COSI’ PURE LE NAZIONI E LE SOCIETA’ CHE ABBANDONANO DIO. MA PER LORO IL GIUDIZIO E’ IN QUESTO MONDO E NELLA STORIA, SOTTO FORMA DI CALAMITA’ GUERRE E PANDEMIE, LE QUALI PERO’ HANNO SEMPRE UN INTENTO DI REDENZIONE

A cura di Pietro Licciardi

Molti sacerdoti e di conseguenza moltissimi cattolici negano che Nostro Signore possa punire le società e le nazioni che si ribellano a Dio e all’ordine da Egli costituito. Eppure se gli uomini che hanno commesso errori non riparati su questa terra dovranno necessariamente espiare dopo la morte con un soggiorno temporaneo in Purgatorio o permanente all’Inferno, per quale motivo le nazioni e le società non dovrebbero seguire analogo castigo ed espiazione?

«Assurdità da beghini fanatici!» Ci pare già di sentirli certi buonisti, che nel loro “misericordismo” intransigente pensano di saperne più della Madre Celeste, la quale apparendo nel 1917 ai pastorelli a Fatima definì – parole Sue – la Guerra mondiale allora in corso un «castigo di Dio» avvertendo che un altro castigo altrettanto terribile, la Seconda Guerra Mondiale, si sarebbe abbattuto sulle nazioni se non fossero tornate al Padre.

Poiché Dio è sì amore e misericordia, ma anche perfetta giustizia, come Egli giudica ciascun uomo non si vede perché non debba farlo anche con le società che si ribellano alla Sua potestà. E tutto ciò senza niente togliere alla premura di Padre. Anche il castigo è un atto di amore se inferto come ultima chance per far comprendere al figlio duro di comprendonio e recalcitrante l’errore e indurlo a porvi rimedio.

Siccome le società come tali non entrano nell’eternità i paesi che hanno abbandonato il Signore devono necessariamente espiare e riparare nell’arco della loro storia terrena, e appartiene alla Saggezza di Dio infliggere ai popoli dei castighi conformi ai Suoi disegni eterni, i quali mirano sempre al ravvedimento e alla salvezza delle anime. Pertanto, come ci dice il belga padre Auguste Philippe (1874-1935) nel suo Catechismo dei diritti divini sull’ordine sociale, da cui abbiamo tratto queste considerazioni: «In un castigo sociale preparato, voluto e compiuto da Lui, troviamo sempre la volontà santifica di Dio. Attraverso il castigo sociale, Dio vuole raggiungere gli animi e riportarli a Lui. È per quello che non è facile sondare i disegni eterni nei castighi coi quali Dio colpisce i paesi. Quello che dobbiamo considerare, è che Dio può castigare, che lo fa effettivamente, e che per evitare i suoi castighi, bisogna che l’ordine sociale sia interamente sottomesso a Lui».

Parole e concetti confermate anche dai Papi, che sull’argomento hanno parlato molto chiaramente.

Lo ha fatto Benedetto XV dichiarando solennemente nella sua allocuzione del 24 dicembre 1917: «Come la sregolatezza dei sensi precipitò un giorno delle città celebri in un mare di fuoco, così l’empietà della vita pubblica dei nostri giorni, l’ateismo eretto a sistema di pretesa civilizzazione hanno precipitato il mondo in un mare di sangue…».

Anche Pio XI, nella sua prima enciclica Quas primas è stato altrettanto chiaro: «Molto prima che la guerra mettesse a ferro e fuoco l’Europa, la causa di questi grandi problemi aveva già una forza crescente a causa dell’errore degli individui come delle nazioni, causa che l’orrore stesso della guerra non avrebbe mancato di allontanare e sopprimere, se tutti avessero colto la portata di questi formidabili avvenimenti. A causa del loro essere separati da Dio e da Gesù Cristo che dalla loro felicità di tempi passati sono finiti in questo abisso del male; è per la stessa ragione che sono colpiti da una sterilità quasi completa, tutti i programmi che costruiscono in vista di riparare le perdite e di salvare ciò che resta delle tante rovine. Avendo escluso Dio e Gesù Cristo dalla legislazione e dagli affari pubblici, le leggi hanno perduto la garanzia di sanzioni reali ed efficaci... »

Tra l’altro sempre Benedetto XV nella allocuzione sopra citata afferma che: «Le calamità presenti non finiranno sino a quando il genere umano non sarà ritornato a Dio». E siccome a Dio non siamo tornati dopo una prima vi è stata una seconda guerra mondiale e perfino una terza, “fredda” solo per i manuali di storia avendo causato centinaia di conflitti in ogni angolo del Mondo con milioni di vittime. Nel secolo scorso abbiamo avuto anche una travolgente espansione del comunismo il quale dopo la dissoluzione dell’Urss sta ancora avanzando attraverso la Cina che fu di Mao Tze-tung e oggi di Xi Jinping, la quale ha allungato i suoi tentacoli sull’indifeso Occidente. E poiché tutte le calamità che possono portare i popoli alla riflessione servono a compiere i disegni di Dio aggiungiamo alla lista pure l’Islam, che ovunque arriva – almeno nella sua versione maggioritaria e più fanatica –  porta terrorismo, persecuzione, violenza e guerra.

Tuttavia nessuna punizione inflitta o auto inflitta – dal momento che Nostro Signore non è il vecchio iroso che scaglia fulmini sulla Terra ribelle, come forse immaginano certuni ma ci lascia anche liberi di portare alle inevitabili conseguenze i nostri tradimenti e infedeltà – è esente da amorevoli intenti pedagogici. Perfino i rovesci di ordine economico possono contribuire a far comprendere che «se dei disastri colpiscono un paese, è per staccare i suoi abitanti dai beni di questo mondo e per insegnar loro che tutte le ricchezze dipendono da Dio e non devono servire che al Suo amore. Le ricchezze devono contribuire a mantenere Dio e Gesù Cristo in tutte le società e, di conseguenza, devono servire a stabilire e a sviluppare la Regalità sociale di Gesù Cristo nell’universo intero».

Ha un valore pedagogico pure la pandemia che stiamo attraversando? A parer nostro si.

Essa probabilmente non è proprio una punizione vera e propria ma quantomeno una salutare sberla ammonitrice. Il Covid-19 infatti avrà conseguenze terribili, che ancora non siamo in grado neppure di comprendere e certamente la nostra vita cambierà in peggio. Se non altro perché abbiamo perso parecchie delle libertà conquistate a caro prezzo. Inoltre ci sono “poteri forti” che con la complicità dei governi, compreso il nostro, stanno usando l’epidemia cinese come «opportunità» per creare un “mondo nuovo” che come tutte le creazioni utopiche immaginate a tavolino si tramuterà presto in un inferno.

Eppure in questa sciagura non mancano le occasioni di redenzione. C’è una ripresa del buon senso dopo l’ondata di paura indotta che sta portando le persone a manifestare contro gli insensati lockdown e le restrizioni ingiustificate e anticostituzionali. Molti giovani privati delle Messe e impediti di pregare nelle chiese si avvicinano alla Chiesa tradizionale e chiedono la Messa in latino. Aumentano coloro che desiderano conoscere e difendere un passato segnato dalla civiltà cristiana – odiata dalla sinistra, disprezzata dal clero cosiddetto “progressista” e sistematicamente attaccata dai media – e per questo partecipano ai dibattiti sui social network e alla formazione di gruppi di discussione su temi religiosi. Anche le stupide e insensate azioni di politici e comitati “scientifici” stanno facendo aprire gli occhi a molti sui limiti e i pericoli di una politica e una scienza che non perseguono più il bene comune ma ossequiano interessi particolari e ideologie.

A differenza delle generazioni precedenti – che nelle parole del pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira «erano amici di Dio, ma non nemici dei nemici di Dio» i cattolici di oggi «vogliono essere militanti in una crociata per i principi cristiani, dichiarandosi apertamente nemici dei nemici di Dio».

E dunque prepariamoci di buon grado ad abbracciare la Croce che Dio vorrà ancora mettere sulle spalle delle nostre società prostrate davanti all’Anticristo perché dopo la Croce vi è la resurrezione e dopo l’apparente vittoria del peccato vi è il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e il ritorno di Cristo Re.


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