Shemà. Commento al Vangelo del 26 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mc 10, 32-45

mercoledì  26 maggio 2021

SAN FILIPPO NERI

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che si trova insieme ai suoi discepoli sulla strada per salire a Gerusalemme, dove avrebbe donato la sua vita subendo la condanna a morte in croce, l’abbandono delle persone a Lui care, ma sarebbe anche risorto. Gesù, quindi, dichiara ai suoi discepoli quello che avrebbero vissuto a Gerusalemme. Il testo ci mostra che questo annuncio di Gesù non viene compreso dai suoi discepoli, infatti Giovanni e Giacomo fanno una richiesta che è del tutto fuori dal discorso che il Maestro stava facendo con loro. I due non sanno ancora che l’amore di Gesù può arrivare a dare la vita, partecipando al dolore umano attraverso la croce.
La risposta di Gesù alla loro richiesta infatti è misteriosa e determinata allo stesso tempo. Infatti, mentre da un lato fa riferimento al calice e al battesimo come elementi simbolici per indicare l’offerta della sua vita, dall’altro lato dice apertamente che non gli è possibile soddisfare la loro richiesta di sedere, nella gloria, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. Viene quindi smascherata l’ambizione dei due fratelli, Giacomo e Giovanni, che, appunto, non hanno ancora capito che la gloria di Gesù non è la fama terrena, limitata alla dimensione terrestre, ma la gloria di Gesù è il dono della sua vita, offerta per amore, passando per l’umiliazione della croce, che permette di accedere alla dimensione dell’eternità.
Il testo poi ci fa comprendere come anche gli altri discepoli non fossero esenti dall’ambizione umana di stare ai primi posti, di essere i migliori, permettendo di far nascere nei loro cuori dei risentimenti verso Giacomo e Giovanni. Quante volte anche noi ci perdiamo dietro alle nostre ambizioni e alle gelosie, alle invidie che ci portano a nutrire il male gli uni contro gli altri.
A questo punto interviene Gesù, che chiama tutti introno a sé per ricordare, ai discepoli in quel tempo, e a noi oggi, queste parole che dovremmo davvero stampare nel nostro cuore: chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Mettere in pratica questo insegnamento di Gesù è educare la nostra naturale ambizione, trasformandola da ambizione della gloria umana a ambizione della santità, che passa sempre attraverso l’umiltà di mettersi a servizio di tutti.
Ecco, oggi nella liturgia ci viene dato un esempio concreto di questa santità costruita sull’umiltà e sul servizio del prossimo, ad imitazione di Gesù: San Filippo Neri. Sacerdote, totalmente dedicato ai poveri orfani, bambini e giovani, che abitavano le strade della Roma cinquecentesca, fondò l’oratorio, un luogo dove i ragazzi  potevano vivere insieme, praticando letture spirituali, canti e opere di carità. Filippo Neri praticò l’amore verso il prossimo, con semplicità e  gioia, mostrandosi  umile e sempre disponibile per gli altri. Di lui si custodiscono numerosi aneddoti, ma ho scelto di condividere con voi questo aneddoto, proprio perché ci aiuta a capire meglio il Vangelo di oggi: Si dice che a san Filippo Neri, amico non solo dei ragazzi di strada e della povera gente, ma anche di pontefici e cardinali (in particolare il cardinale di Milano Carlo Borromeo) che spesso ricorrevano ai suoi consigli, fosse stato proposto di diventare a sua volta cardinale, per la sua popolarità e per la sua dedizione verso tutti, nonché per la sua particolare amabilità e simpatia. Ma Filippo, che tralasciò sempre nella sua vita le ricchezze materiali e qualsiasi privilegio, rispose con grande semplicità e con un grande sorriso: “Cardinale?…Non me ne voglia, eccellenza, ma io…preferisco il Paradiso!”. Preghiamo il Signore oggi, perché, come San Filippo Neri, anche noi possiamo trovare così tanta gioia nel servire gli altri, da preferire il Paradiso a tutti gli onori, legittimi e dovuti, che potremmo raggiungere su questa terra. Buona giornata!

Mc 10, 32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà». Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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