Shemà. Commento al Vangelo del 27 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mc 10, 46-52

giovedì 27 maggio 2021

Oggi il Vangelo ci racconta un episodio vissuto da Gesù e i suoi discepoli nella città di Gerico, una città ricordata ben 70 volte nella Bibbia, delle quali solo 7 nel Nuovo Testamento. Il nome della città di Gerico individua il concetto di profumo, odore, “reicha”, in ebraico, che deriva dallo stesso termine radicale di “ruah” che traduciamo come vento, respiro, alito, spirito. Anche se, in effetti, la città è situata in un punto abbastanza ventilato, nel mondo biblico il nome di questa città ha anche una valenza simbolica perché, trattandosi di una città molto antica, divenuta simbolo della vittoria di Dio a favore del suo popolo contro i nemici, secondo il racconto del libro di Giosuè cap 6, 1-21, la città di Gerico porta come chiamata quella di essere manifestazione evidente dello Spirito di Dio. Gesù infatti, secondo il Vangelo di Marco, proprio a Gerico compie ben due guarigioni dalla cecità. Poiché lo Spirito Santo è respiro, ma è anche luce interiore, potremmo affermare che queste guarigioni della cecità siano proprio manifestazione dell’azione interiore dello Spirito che illumina gli occhi del cuore, per suscitare l’adesione della fede in Gesù Messia.
È quello che accade a Bartimèo, cieco e mendicante di Gerico, il quale accoglie Gesù con un grido che nella cultura biblica del tempo suonava come un riconoscimento messianico indirizzato a Gesù: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! Un grido che spinse Gesù a fermasi e a chiedere di far avvicinare a lui quel mendicante, maltrattato da tutti. Bartimèo, allora, è scritto: gettò via il mantello lasciò quindi tutto quello che aveva, perché per un mendicante dell’epoca il mantello era come fosse la sua casa, le sue sicurezze e le sue abitudini, poi balzò in piedi , cioè cambiò posizione perché il suo corpo non si adagiava più sulla terra, ma riprese la posizione eretta, verso il cielo. Infine venne da Gesù rispose al desiderio del Messia, che si era messo in ascolto del desiderio profondo, nascosto nel cuore di Bartimèo: riavere la vista.
Leggere questo racconto del Vangelo, quindi, può indicarci come modello la fede di Bartimèo, il cui nome ha una doppia etimologia, ebraica e greca insieme, che significa figlio rispettato, onorato. Ciascuno di noi può identificarsi, quindi, con il mendicante Bartimèo,  sia che siamo credenti, sia che siamo solo affascinati dalle parole di Gesù e dalle sue azioni, e perfino se fossimo solo incuriositi da Lui e dalla sua persona.
Bartimèo, forse proprio perché è un medicante, è un personaggio talmente unico e libero, da svolgere il ruolo simbolico dell’umanità che grida aiuto, un grido che ha una sorgente più profonda: il desiderio di passare dalla cecità alla vista, un passaggio che rievoca l’effetto della fede ricevuta nel battesimo: la conversione, il cambiamento di vita che, in effetti, la fede ci permette di vivere ogni giorno, camminando nella luce interiore dello Spirito, dietro il Signore.
Ecco perché il testo termina con una frase meravigliosa, che potrebbe diventare il programma di vita di ogni uomo e di ogni donna che vive su questa terra:  E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. Solo quando riusciamo a vedere le cose, le realtà, le persone, noi stessi, in profondità, solo allora riusciamo a camminare nella verità, solo allora avremo davvero la certezza di fare la nostra strada con Dio, perché la strada è la vita di ogni giorno.
Camminare alla luce dello Spirito, in ascolto dello Spirito Santo che è luce dei cuori, è vivere nella fede, è avere la certezza che il Signore è sempre con noi e noi siamo con Lui. Buona giornata!

Mc 10, 46-52

E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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