Nel 40° anniversario della morte del primate Stefan Wyszyński la Polonia cattolica gli rende omaggio


IL CARDINALE PERSEGUITATO DAL REGIME COMUNISTA STEFAN WJSZJŃSKI (1901-1981), CHE SARÀ BEATIFICATO IL PROSSIMO 12 SETTEMBRE IN POLONIA, NEL 40° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE È ONORATO DAL SUO GOVERNO E DALL’AMBASCIATORE POLACCO PRESSO LA SANTA SEDE. IL DIPLOMATICO GLI HA INFATTI RESO PUBBLICO OMAGGIO OGGI POMERIGGIO A ROMA, NELLA CHIESA DI SANTA MARIA IN TRASTEVERE, DELLA QUALE IL “PRIMATE DEL MILLENNIO” ERA TITOLARE

Di Giuseppe Brienza

Nel 40° anniversario della morte del primate polacco Stefan Wyszyński (1901-1981), l’ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede Janusz Kotański ha deposto pubblicamente dei fiori presso la lapide che lo ricorda nella basilica di Zatybrze, a Roma. Era la chiesa titolare del Primate di Polonia, ricordato come indomito difensore della Chiesa polacca dalla tirannia comunista e grande amico di San Giovanni Paolo II.

 La visita dell’ambasciatore polacco alla Basilica della Beata Vergine Maria nel quartiere di Trastevere, risalente al IV secolo, è stata annunciata dall’ambasciata presso la Santa Sede (cfr. Ambasador RP złożył kwiaty w bazylice tytularnej prymasa Wyszyńskiego w Rzymie, Wnp.pl, 28 maggio 2021).

Ricordiamo che nel 1953 il cardinale Wyszyński fu arrestato senza motivo dalle autorità della Polonia comunista e internato in una località segreta, sotto il duro controllo della polizia politica. Chiamato a guidare la Chiesa polacca nel 1948, quando era il più giovane vescovo del suo Paese, Wyszyński tenne sempre un atteggiamento di coraggio e fermezza nei confronti del governo comunista.

La sua beatificazione, decisa da Papa Francesco, avrà luogo a Varsavia il prossimo 12 settembre.

Con questo suo importante gesto l’Ambasciatore polacco presso la Santa Sede conferma l’atteggiamento di devozione della Polonia guidata dal Presidente Andrzej Duda nei confronti della fede professata dalla maggioranza dei suoi cittadini e verso le radici cristiane del Paese. Ricordiamo che Kotański, sabato scorso, è intervenuto, a nome del Governo di Varsavia, sul palco della X Marcia nazionale per la Vita. In tale occasione, in particolare, ha colpito un passaggio del suo discorso, che collega il futuro delle nazioni al rispetto del diritto alla vita umana innocente. Ad un certo punto dell’intervento, infatti, il diplomatico si è domandato ed ha chiesto idealmente ai governanti europei «come sia possibile parlare di futuro e quindi di natalità, elemento essenziale ed imprescindibile di tale prospettiva, senza denunciare e rigettare la principale causa del cosiddetto freddo inverno demografico, che stiamo attraversando; la convinzione, cioè, che la vita umana sia da una parte considerata come un bene di consumo o un diritto – quasi un capriccio – da pretendere a piacimento e ad ogni costo, e dall’altra venga offesa, calpestata e soppressa quando, con malvagia e miope attitudine egoistica, disturba l’assurda pretesa di una vita comoda. E noi, come diceva San Giovanni Paolo II, non staremo a guardare, ma ci alzeremo in piedi» (Janusz Kotański, Ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede, palco della Marcia nazionale per la vita, Roma 22 maggio 2021).


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