Shemà. Commento al Vangelo del 30 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 28, 16-20

domenica 30 maggio 2021

Solennità della Santissima Trinità

Oggi celebriamo la festa della Santissima Trinità, nella quale celebriamo l’unità di Dio nella relazione tra le tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Si tratta di una fede specifica dei Cristiani, ed è qualificante della fede cristiana perché è nel Credo che è la professione di fede cristiana. Quello che voglio dire è che le atre religioni, che professano la fede in un solo Dio, non professano la Trinità. Si tratta infatti di un dogma della fede cristiana, cioè una sorta di discriminante: la Trinità, così come altri dogmi della fede cristiana, o si accoglie per fede, o no. Questo non perché si voglia imporre la fede, ma perché la ragione ha bisogno di accogliere altre dimensioni, oltre a quella razionale, per giungere alla conoscenza di Dio.
Già antichi studiosi e filosofi avevano riflettuto a lungo e cercato di spiegare anche invano il mistero di Dio come relazione tra le persone divine, ad esempio una spiegazione molto complessa ma anche affascinante è quella che parte proprio dalla persona come realtà in relazione, facendo notare che la persona umana, ad esempio, è strutturata secondo una dinamica che la rende profondamente relazionale, simile a quella relazione tripartita che vive eternamente in Dio. Intelletto, memoria, volontà, sono infatti la struttura tripartita dell’interiorità umana, così come alcuni filosofi hanno notato che la vita stessa umana si dispiega in forme che permettono una dinamica relazionale diversa dell’essere umano, nel dispiegarsi del tempo, pur restando sempre la stessa persona. Infatti, nella vita, un uomo può essere figlio, sposo, padre oppure figlia, sposa, madre, bambino, giovane, anziano, in base alle dinamiche relazionali che la persona instaura con gli altri, con lo spazio e col tempo.
Ecco perché la filosofia antica del nostro Occidente, che aveva meditato tutti questi aspetti sulla persona umana, nel confronto con la fede in un Dio unico, comprese questa fede in modo complesso, ma originale, rispetto alla fede ebraica, che era l’unica a professare la fede in Dio, in tempi antichi. I Cristiani pensarono subito a un Dio unico, sì, ma non immobile, non statico! Dio è stato da subito compreso come un processo, infatti i cristiani cattolici nel Credo, professano che la persona dello Spirito Santo “procede” dal Padre e dal Figlio.
In epoca più recente, a mio avviso, è stato Hans Urs Von Balthasar, uno dei grandi teologi del’900, a dare una stupenda sintesi di tutta la teologia che nei secoli è stata prodotta sulla Trinità, asserendo che la Trinità non è che una danza pericoretica, parola che potremmo tradurre come “ricorrente in cerchio”. Condivido con voi queste poche parole impegnative, ricavate da una riflessione di Balthasar sulla Trinità, che ci fanno cogliere la vitalità che è Dio Trinità: “Il mistero intratrinitario si rivela come una Dimora oscillante (o mobile), di una unica Coscienza, dove l’oscillazione danzante mostra l’intimo e ricco dinamismo di Vita senza fine donata e ricevuta nella sua molteplicità, in un continuo eterno svuotamento e riempimento, sempre identico e sempre nuovo”. ( Marcello Paradiso, Nell’intimo di Dio, la teologia trinitaria di Hans Urs Von Balthasar ,Città Nuova, Roma, 2009, pag. 269).
È questa realtà di relazione divina che il Vangelo di oggi ci comunica, mostrandoci che la forza di questa dinamica del Dio Trinità Vivente d’amore, coinvolge ciascuno di noi, esiste in noi, e vive per noi, perché ci immerge tutti  nello stesso mandato che Gesù dona ai discepoli che, come leggiamo nel testo, erano increduli. Siamo tutti dentro l’amore di Dio, perché il Signore non guarda i nostri limiti, anche quelli di fede! Dio ci conosce in profondità e guarda sempre oltre le nostre imperfezioni, perché vede il Suo dinamismo vitale presente in noi. Ecco allora che oggi meditiamo come Gesù chiama a sé i discepoli e li manda nel mondo a battezzare i popoli. Se infatti la natura umana relazionale è fatta per corrispondere a Dio, vuol dire che siamo fatti per corrispondere a Lui e che questa corrispondenza può far sorgere nel mondo un nuovo modo di essere vivi.
Allora oggi è anche la nostra festa, perché tutti noi, nell’amore della Trinità Santissima, nella Chiesa nata dallo Spirito, viva nello Spirito, oggi, fino alla fine del mondo, viviamo perché tutti i popoli siano immersi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Che grande gioia sapere che tutta l’umanità è chiamata a questa unità che esiste nella relazione in Dio!
Preghiamo insieme oggi che sia su tutti i popoli della terra questa immensa gioia di essere misteriosamente uniti in Dio, come in una grande famiglia.
Buona festa della Santissima Trinità!

Mt 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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