Joe Biden vuole mettere le mani sul nostro paese


NIENTE VIENE LASCIATO AL CASO DALL’ AMMINISTRAZIONE BIDEN

Di Gian Piero Bonfanti

Ed ecco pronto un bel boccone per Joe Biden.

Sembra infatti quasi certa la nomina di Jane Dorothy Hartley al ruolo di ambasciatore degli Stati Uniti d’America a Roma.

Come sempre succede, si prepara il campo e poi arriva il fuoriclasse.

Si’, perché questa graziosa settantunenne ha un curriculum da non sottovalutare.

Al contrario dei suoi predecessori, la Hartley infatti non è un personaggio di secondo piano, anzi, tutt’altro.

La sua carriera inizia con un ruolo nell’amministrazione di Jimmy Carter diventando in seguito amministratore delegato dell’Observatory Group, società di consulenza politica ed economica con sede a New York.

L’abbiamo vista durante la campagna elettorale dell’ex presidente Barack Obama e, grazie anche alle sue notevoli capacità nella raccolta fondi, si è guadagnata la nomina di ambasciatrice a Parigi e a Monaco.

Durante il suo mandato in Francia si trovò a gestire gli attentati del 2015, tra cui quello contro il giornale Charlie Hebdo.

A favorire la sua ascesa ha contribuito il matrimonio con Ralph Schlosstein, presidente e amministratore delegato di Evercore, che nel 2019 è stata valutata la seconda banca d’affari più importante negli Stati Uniti.

Schlosstein, di origini ebraiche, è stato socio e fondatore di Blackrock, la più grande società d’investimento del mondo, nella quale è rimasto vent’anni, che ricordiamo essere società azionaria del colosso farmaceutico Pfizer, che tra i numerosissimi farmaci produce anche il vaccino contro il Covid-19.

È chiaro che la scelta del Presidente Joe Biden è di natura politica, e voler nominare ambasciatore in Italia un personaggio di tale caratura ha una valenza precisa.

Il fine di Joe Biden di mettere le mani sul paese più bello del mondo è molto chiaro.

L’Italia, per gli USA, ricopre un ruolo importante in Europa.

Questo non solo per il feeling con il Presidente del Consiglio Dei Ministri Mario Draghi, ma anche per la prossima uscita di Angela Merkel dal ruolo di cancelliere tedesco e per le difficoltà che incontrerà Emmanuel Macron alla prossima tornata elettorale.

Con l’Inghilterra fuori dall’Europa, l’Italia giocherà il ruolo di testa di ponte con la comunità europea.

La necessità per Biden di posizionare le giuste pedine sulla scacchiera mondiale vede le nomine diplomatiche anche in altri paesi. In Cina andrà Nicholas Burns, diplomatico di carriera oggi professore a Harvard. Il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti è diretto verso l’India. L’ex sindaco di Chicago Rahm Emanuel in Giappone. L’ex vice segretario di Stato Tom Nides in Israele. Denise Bauer, già ambasciatrice in Belgio con Obama, è la prima scelta per la Francia. David Cohen, manager di Comcast, apparentemente sembra nominato in Canada. A Bruxelles ci saranno l’avvocato Mark Gitenstein, già membro del consiglio consultivo del Biden-Harris Transition Team, all’Unione europea e Julianne Smith, già viceconsigliere per la sicurezza nazionale di Biden, al quartiere generale della Nato.
Per l’ambasciata di Londra si parla di Bob Iger, presidente della Disney.

Resta un punto interrogativo invece per l’ambasciatore destinato alla Germania, dove il voto di settembre potrebbe sancire non soltanto la fine dell’era Merkel, ma anche quella della Große Koalition e l’inizio di un governo formato da cristiano-democratici e verdi, due formazioni che possono contare su un ottimo rapporto con il Partito democratico statunitense.

In sintesi, nulla lasciato al caso, presto ne vedremo delle belle.


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