Lo Stato «PARALLELO» di Mario Draghi


Il governo ha creato una «struttura parallela» da cui il Parlamento è tagliato fuori

Di Daniele Trabucco* e Gloria Callarelli**

Il decreto-legge c.d. «semplificazioni» ha istituito una «Cabina di regia», presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, alla quale partecipano i Ministri ed i sottosegretari in ragione delle tematiche di volta in volta affrontate.

Il suo compito è quello di esercitare poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull’attuazione del Piano di ripartenza e resilienza, o meglio sulla gestione degli oltre 200 miliardi di euro destinati all’Italia.

Non mancano dubbi circa la conformità a Costituzione di questo modello. La sua composizione a «geometria variabile», infatti, pare porsi in contrasto con la struttura «policentrica» del Governo quale organo costituzionale complesso.

In particolare, se da un lato il Presidente del Consiglio dei Ministri ha la «rappresentanza generale» dell’intero Esecutivo, dall’altro l’avvicendamento dei Ministri, a seconda dell’ambito di riferimento del proprio Dicastero trattato nella Cabina di regia, comporta una supremazia e preminenza del Presidente, finendo in questo modo per ridimensionare la stessa responsabilità collegiale del Governo nella determinazione della politica generale.

Mediante, dunque, l’edificazione di una vera e propria «struttura parallela», da cui il Parlamento è tagliato fuori, si corre il fondato rischio di esautorare il Paese dalla progettazione del proprio futuro.

La Cabina di regia, la cui attività viene supportata da una Segreteria tecnica operativa fino al 31 dicembre 2026, si limita solo ad assicurare relazioni periodiche alle Camere e ad aggiornare il Consiglio dei Ministri.

In occasione, entro il termine perentorio di 60 giorni, della conversione in legge formale, è necessario che le Camere, che condividono con il Governo la titolarità dell’indirizzo politico attraverso il rapporto fiduciario tra loro intercorrente, intervengano con opportuni emendamenti per ritagliarsi un ruolo attivo e per recuperare quella dialettica politica che la gestione dell’emergenza sanitaria ha completamente obnubilato.

Scriveva il costituzionalista Giuseppe Maranini (1902-1969) nella sua opera «Il tiranno senza volto. Lo spirito della Costituzione e i centri occulti del potere»: a che cosa servono tutti i progressi conseguiti sulla via faticosa dell’attuazione costituzionale… «se poi tutto il potere effettivo emigra fuori delle sue sedi legittime e controllabili?».

*Costituzionalista presso INDEF di Bellinzona (Svizzera)/UNIB

**Unidolomiti


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