Shemà. Commento al Vangelo del 6 giugno della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mc 14, 12-16. 22-26

domenica 6 Giugno 2021

Corpus Domini                                                  

Oggi è la Solennità del Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Il Vangelo racconta gli eventi immediatamente precedenti alla Pasqua ebraica, che determinarono la nostra salvezza, quindi gli eventi della Passione Morte e Risurrezione di Gesù. La Pasqua di Gesù è stata preceduta da quella che passò alla tradizione come l’ultima cena del Signore con i suoi discepoli, preparata dagli stessi discepoli:I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua, è scritto nel testo. 
Ora, in questa disposizione rituale, che necessita di una grande e lunga preparazione, fedele alla tradizione giudaica, i discepoli preparano ciò che è necessario affinché Gesù possa inserire la novità della Sua Presenza. Mentre mangiavano, è scritto, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, una prassi tipica di ogni cena festiva, che è anche rituale nel mondo ebraico, perché in essa si benedicono il pane, che viene poi spezzato e il calice pieno di vino, che viene bevuto nell’unico calice, condiviso, secondo la benedizione rituale ebraica che si chiama Kiddush, cioè santificazione del giorno santo. Se conosciamo il rituale ebraico delle festività, sappiamo bene anche che, questa prassi del Kiddush è sempre preceduta, secondo il rituale, dalla benedizione della luce che era compiuta dalla donna di casa, in genere la madre della famiglia. Ecco, questa ritualità familiare viene in qualche modo completata da Gesù, perché in questa ritualità Gesù introduce la sua novità, aggiungendo queste parole: Prendete, questo è il mio corpo e poi, nel benedire il calice, dopo le parole di benedizione, aggiunge: Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.
Questa forte connotazione ebraica del rito di santificazione, di Kiddush, non possiamo eliminarlo nella nostra meditazione, ne dobbiamo tener conto, perché è questa ritualità che permette ai discepoli di sperimentare una modalità rituale, e quindi profondamente legata alla memoria di quella Pasqua, con la novità della stessa Presenza di Gesù, in corpo e sangue, e non solo in Spirito. Gesù quindi nel suo corpo e nel suo sangue è presente in questa ritualità e così si rende vivo, nella fede di tutti i suoi discepoli presenti a questa ritualità, di tutti i tempi, di tutti i luoghi.
E oggi, come quei discepoli invitati all’ultima cena vissuta da Lui sulla terra, anche noi ci riuniamo, in ogni tempo e in ogni luogo, nel nome del Signore, per vivere la cena dell’agnello, quella che viviamo oggi, ma che ci fa vivere già la gioia che ci attende in cielo.
Tutto questo la Chiesa Cattolica, nella sua lunga tradizione, contempla e celebra nel sacramento dell’Eucaristia e nell’adorazione del Santissimo Sacramento, segno efficace della Presenza di Gesù, vivo per la fede dei credenti, in mezzo a noi. Allora oggi rallegriamoci perché ci è dato di vivere questo giorno, in cui poterci riunire insieme come corpo vivente di Cristo e celebrare la Sua presenza viva in noi e in mezzo a noi. Meditiamo questo mistero con le parole di San Tommaso D’Aquino (Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4): “O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà é più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti. Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia é il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.

Mc 14, 12-16. 22-26

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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