DALLA TRAGEDIA DI UN CAMPO DI CALCIO IL RICHIAMO AI VERI VALORI


DINANZI ALL’IMPREVISTO DIO È, E RIMANE, LA GRANDE SOLUZIONE A CUI GLI UOMINI ISTINTIVAMENTE GUARDANO…

Di Diego Torre

Christian Eriksen, 29 anni, è un uomo a cui non sembrava certo che mancasse la salute. Ha sempre superato i controlli clinici di rito, ed era sceso in campo deciso a dare il meglio di sè agli Europei 2021, per la Danimarca contro la squadra finlandese.

Poi improvvisamente, senza ragioni esterne, al 42° del primo tempo, è crollato al suolo con gli occhi sbarrati. Tutto lasciava prevedere il peggio. La partita si ferma, lo stadio ammutolisce, la moglie si precipita in campo piangendo, l’esito della partita è rimosso dalla mente dei presenti dinnanzi alla tragedia umana che pare si stia consumando. Non è un semplice svenimento.

Immediato il soccorso dei compagni di squadra che accorrono. Chi lo ha salvato? L’intervento subitaneo del suo capitano Simon Kjaer, autentico capo carismatico, che mantenendo il sangue freddo, ha impedito che Christian ingoiasse la lingua? Il medico col massaggio cardiaco? O qualcun’altro?

La tragedia sfiorata ci ha mostrato due realtà bellissime. Il cameratismo dei compagni di squadra, addolorati e confusi, che, piangendo e in preghiera, hanno fatto quadrato intorno a lui. Poi fermi negli spogliatoi in attesa delle decisioni della UEFA, ma anche …. di un suo cenno; che è puntualmente arrivato.

Eriksen infatti li ha rassicurati e spinti a tornare in campo. La gara sospesa è così ripartita nel vero spirito sportivo: la squadra avversaria che applaude e l’intero stadio che tifa per… Eriksen, dopo essere stato silenzioso e riguardoso spettatore della scampata tragedia.

La seconda realtà sono state le lacrime e le mani giunte in preghiera di tanti; di giocatori e di spettatori.

Le prime testimoniano del rapporto meraviglioso che lo sport di squadra riesce a creare fra gli uomini. Le seconde che dinanzi all’imprevisto Dio è e rimane la grande soluzione a cui gli uomini istintivamente guardano.

Il Corriere della Sera ha intervistato Gaetano Thiene, professore emerito a Padova, esperto proprio di morte cardiaca improvvisa: “Eriksen era già alle porte dell’aldilà. La fibrillazione ventricolare è l’anticamera della morte. E invece il miracolo questa volta è avvenuto, gli hanno salvato la vita, la sua è stata una morte improvvisa abortita. È stato un grande successo”.

Forse questa è la giusta sintesi: amore, solidarietà, tecnologia. Ma quello che è avvenuto, se non un miracolo, è qualcosa che gli somiglia. Che c’entri anche la preghiera?

Speriamo che un’altra considerazione si sia imposta alla riflessione di tutti dinanzi al dramma della morte. Ovvero che è meglio essere sempre pronti, perché dell’ultimo viaggio non sappiamo né il giorno, né l’ora … e nemmeno la modalità.

 


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Casualmente Eriksen si era vaccinato con Pfizer 12 giorni prima, come ha confermato il suo allenatore. Altro capolavoro del vaccino. Ma non si può dire.